È stato un grande balzo quello di Franco Malerba, astronauta nostrano e primo ‘made in Italy’ ad avere guardato la terra da un’ottica tutta particolare: dalla ferrovia al cielo. Malerba infatti è uno di noi, di casa nostra, un quasi genovese essendo comunque nato nell’hinterland del capoluogo ligure, in località Busalla, provincia di Genova, dove suo padre era appunto capostazione e dov’è nato l’uomo dello spazio italiano.
Perché, spiega nel suo storico libro, ‘Professione astronauta’ con sottotitolo indicativo ‘La lunga strada per arrivare allo spazio’, edizioni Sagep, nel dopoguerra del secolo scorso, i bebè si facevano in casa e così accadde a sua madre. Ma la stazione, visto che all’epoca il treno era il mezzo che si usava maggiormente e andava più lontano, pareva un segnale del destino per Franco Malerba, che nella sua vita sarebbe andato lontanissimo e avrebbe girato il mondo prima di partire per lo spazio.
Nel suo libro narra se stesso, la lunga strada per diventare icona italiana quale primo uomo dell’Italia nello spazio. Ci andò a bordo dello Space Shuttle Atlantis, con equipaggio quanto mai vario quanto a nazionalità, e che volò a luglio 1992, anno 500esimo dalla scoperta dell’America da parte di un altro illustre ‘viaggiatore’ genovese, anche se per mare: Cristoforo Colombo.
Nelle circa 180 pagine del libro rievoca tanto studio, tanta preparazione, molti sacrifici per raggiungere la meta. Malerba parla rispondendo alle domande di quella che è una mega intervista firmata da Antonio Lo Campo, giornalista scientifico, esperto di aerospazio, collaboratore di molte testate di carta stampata, televisive, scrittore, organizzatore di eventi e convegni su spazio e scienza, coautore del libro, scritto praticamente a quattro mani.
Il libro percorre l’intensa attività di Malerba, ufficiale di complemento della Marina Militare, ingegnere elettronico con specializzazione nelle telecomunicazioni. Molti i fatti, tante le foto ma anche parecchie curiosità. Da citare quando venne convocato a presentarsi alle visite mediche a Roma dal Ministero della Ricerca con telegramma per intraprendere l’attività di astronauta, superando prove anche pesanti e avversari che avevano analoghe aspirazioni. Un documento prezioso quel telegramma, che gli è stato rubato nella capitale, in zona Trastevere, mentre era al ristorante e lo aveva lasciato in una valigetta, a bordo dell’auto presa a noleggio. I carabinieri cui denunciò l’accaduto lo redarguirono pure e gli dissero che non si doveva lasciare mai, né a Roma, né altrove, cose importanti a bordo di un’auto incustodita, Malerba ricorda le dure selezioni, i molti luoghi di addestramento sparsi per il mondo e la simpatica e cara moglie francese, compagna della vita.
Descritta anche l’attività politica seguita all’esperienza spaziale, diventando parlamentare europeo per Partito Popolare, sotto il simbolo di Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi. Di Malerba astronauta, scienziato, politico, si è scritto e detto moltissimo per la grande impresa compiuta, che ha dato onore in Italia e poco c’è da aggiungere, ma il suo libro resta un punto di riferimento senza tempo, tutto da leggere per ricordare il primo italiano nello spazio, diventato ormai quasi leggenda.















