Vincere era l'unica cosa che contava. Restare in scia, aggrappati a quel lembo di speranza chiamato matematica, al gruppo di squadre ancora incerte del proprio destino.
Non importava forse molto come, nonostante si siano viste cose buone alternate a un latente senso di difficoltà negli ultimi 16 metri. Eppure il Genoa sapeva che contava solo l'intera posta in palio e ce l'ha fatta, in un classico copione da Vecchio Balordo, salendo a quota 25, nuovamente a 3 lunghezze dal quartultimo posto occupato dal Cagliari.
Una formazione iniziale di sorprese e scelte votate ad attaccare il Cagliari con lo spazio quella scelta da Alexander Blessin, mettendo il concetto davanti agli uomini. Ed Ekuban riesce a interpretare con discreta efficacia nei primi minuti le richieste del tecnico, con un Amiri ispirato e Galdames volenteroso alle sue spalle. Il problema però resta sempre quello di far sentire la presenza di un uomo ferale nell'area avversaria al cospetto di un'avversaria guardinga e con due frecce davanti (come da protocollo "Mazzarriano").
E dopo una partenza col Grifone pronto ad aggredire i sardi spaventandoli con l'italo ghanese, è proprio Joao Pedro al 21' a chiamare Sirigu alla parata. Una rapidità di manovra che i rossoblu genovesi trovano al 30' anche grazie al tourbillon di piazzamento dei trequartisti col coinvolgimento di Portanova spostato a destra e la staffilata di Amiri fuori di un nulla a Cragno praticamente immobile.
Passano i minuti, la prima frazione si spenge in un diminuendo di intensità per i ragazzi di Blessin che a inizio ripresa lascia sotto la doccia Amiri, forse non in una delle sue migliori giornate, per cercare sostanza davanti con Destro, anche se è cagliaritana la vera prima occasione col palo a frapporsi tra Joao Pedro e un vantaggio immeritato dopo 3' di gioco. Cerca progressivamente di sbilanciarsi coi cambi il tecnico tedesco senza modificare la struttura di gioco ma tutto cambia per non cambiare quasi nulla sul fronte incisività e al 63' ancora Cagliari vicino alla rete con Keita.
Sembra votarsi tutto all'ennesimo pareggino, tra le mosse conservative del tecnico livornese e il Vecchio Balordo in difficoltà nel creare occasioni per andare al tiro ma ne basta di fatto uno a Badelj a tempo regolamentare quasi scaduto per far uscire i tra il tripudio del Ferraris e con tre punti in saccoccia vitali nella corsa salvezza per tenere il passo di Salernitana e company e presentarsi al derby, parola scandita più volte dalla festante Gradinata Nord al termine della sfida, con qualche convinzione in più.















