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Sport | 30 aprile 2022, 20:42

Samp-Genoa, che pathos! Audero è l'eroe, Criscito novello Icaro si scioglie a 11 metri dal sole

Il derby di Genova rimane unico: lo confermano le istantanee di un pomeriggio più consono ad una tragedia greca che ad una partita di calcio

Foto di Gabriele Siri

Foto di Gabriele Siri

Gioia e dolore, amore e odio, semplicemente passione. Sampdoria e Genoa non vivono certo il massimo del loro splendore, nonostante ciò il fascino dello scontro diretto sul prato del "Ferraris" vestito a festa rimane uno spettacolo unico. Lo confermano le istantanee di un pomeriggio di vero e proprio pathos, più consono ad una tragedia greca che ad una partita di calcio. Ma si sa: il derby non è e non potrà mai essere una partita qualunque, soprattutto a Genova.

"Questa lunga leggenda è rossa, è blu" da una parte; "Passione e orgoglio di questa città" dall'altra. Lo spettacolo dei tifosi esalta la contesa ancora prima del fischio d'inizio. La cornice è quella dei grandi eventi, sul campo è subito battaglia. Che sia roba da duri lo si capisce sin da subito, non si lesinano gli affondi: si va di spada, non è giornata da fioretto. Poi un lampo squarcia l'equilibrio, al minuto 25 Sabiri fa 1-0 Samp. Non mancano le proteste, sponda Genoa c'è chi si alza dalla panchina e viene redarguito, ma non c'è Var che tenga. 

Il Grifone ferito prova a rialzare la testa, si arrabatta dalle parti di Audero anche se più con i nervi che con altro. Il Doria tiene botta e sul finire del primo tempo prova a colpire di nuovo: Sabiri ancora lui, ma stavolta Sirigu strozza l'urlo della sud. Ekuban caparbio tenta di raddrizzare la barca rossoblu entro l'intervallo: prima sfonda il muro della difesa ma senza trovare la porta, poi offre a Destro una buona occasione seppur da posizione defilata che il 23 genoano manda sull'esterno della rete. Ci sarebbe il tocco decisivo di Audero, ma l'arbitro non vede e così il sampdoriano non duole. Riposo.

Secondo tempo, poche le occasioni da una parte e dall'altra. Blessin attinge a piene mani dalla panchina per ribaltare il passivo, Giampaolo si limita allo stretto necessario forte del vantaggio. La gradinata nord prova a riaccendere (forse nemmeno troppo in senso figurato) l'entusiasmo della partita lanciando due fumogeni in campo, ma l'unico effetto sortito è la doppia interruzione del gioco. Più si avvicina il fischio finale e più gli spettri avvolgono i rossoblu, la palla scotta e la Samp gioca col cronometro. Nel tiraccio di Badelj a circa dieci dalla fine c'è tutta la desolazione del momento che affligge il pianeta Genoa.

L'ovazione del popolo doriano all'uscita di Sabiri, man of the match sostituito da Quagliarella, sarebbe il preludio perfetto all'atto conclusivo tra una nuova pioggia di fumogeni e l'entusiasmo della Genova di fede doriana. Ma i migliori copioni si distinguono da quelli mediocri per il colpo di scena quando meno ce lo si aspetta, ed è così che in pieno recupero dal cilindro del Var esce un rigore per il Genoa. Criscito si ritrova sui piedi il pallone che vale una stagione, lo spreca malamente regalando ad Audero una parata che vale una carriera. 

Per rimanere in tema di tragedie greche, l'eroe del derby diventa così il ragazzone dalle origini indonesiane (ci perdonerà Sabiri, autore del gol). L'esperto difensore, invece, come un novello Icaro, si è sciolto ad 11 metri dal sole.

Vince la Samp: a tre giornate dalla fine quasi un sospiro di sollievo per il vecchio marinaio blucerchiato. In casa Genoa una sconfitta che fa più male di quanto dicano risultato e prestazione, con quattro gare da disputare le speranze di salvezza sono ridotte ad una esile fiammella: per il Grifone la B non è mai stata così vicina.

Roberto Vassallo


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