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Attualità | 21 agosto 2022, 09:30

Sempre più giovani lasciano l'Italia, ma i motivi sono solo economici?

"Qui sono prima di tutto un cittadino e fino a che non infrango la legge, la mia sfera privata rimane tale: privata"

Sempre più giovani lasciano l'Italia, ma i motivi sono solo economici?

”Sì, sono un emigrato economico. Ci sono molte definizioni per chi, come me, ha lasciato lo stivale per vivere e lavorare in un altro paese: cervelli in fuga, emigrati economici o, addirittura, traditori della patria che se sono andati dopo aver sfruttato il Paese.
Io sono decisamente nella definizione numero 2, un bel giorno di qualche anno fa ho deciso di lasciare l’Italia e trasferirmi in un altro paese per progredire nella mia carriera, ma non solo.

Ho sempre saputo che non sarei rimasto in Italia per sempre: fin dall’adolescenza mi è stato chiaro come l’Italia non fosse “un paese per gay”. Deriso a scuola, con commenti poco edificanti in famiglia “va bene tutto, basta non sia un fiocco giallo” e con un paese che ha sempre mostrato i gay come macchiette per far ridere, ho represso questa parte di me fino a dopo l’Università. Troppa era la paura di non essere capito e accettato dalle persone a me più care e dare loro un profondo dolore. E il mio “coming out” è stato in linea con tutto questo: fatto in fasi (una persona alla volta) e ogni volta con pianti e sensi di colpa come fossi sbagliato, come se mi dovessi scusare con il mondo di una caratteristica estremamente privata. I fidanzati fatti passare come migliori amici, nessuna manifestazione pubblica di affetto, delusioni e problemi di cuore tenuti sotto silenzio. Questa era la mia vita fino al 2015, l’anno della svolta. Ennesima storia finita, in quell’anno non vivevo a Genova quando ho deciso che sarebbe forse stata l'ultima occasione di dare un cambio a tutto questo. Troppi sogni da realizzare, troppo tempo perso a non essere me per una società che ancora faticava a crescere. A settembre 2015 ho iniziato ad organizzare il mio espatrio. Nessuna mossa azzardata o colpo di testa, volevo andarmene, ma alle mie condizioni. Ho iniziato con il decidere possibili mete dove la mia professione mi garantisse facile accesso al mondo del lavoro fin da subito. Le scelte erano tra Londra e Ginevra. È stata una scelta dura, ma alla fine l’idea di un tea with Queen Betty ha vinto e dal 2016 posso dire di essere un Londoner. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi? Non ancora, ma qui so di poterlo fare ed è per questo che, per quanto ami il mio Paese, di rientrare non se ne parla. Sono cresciuto in una famiglia tradizionale: papà, mamma, sorelle. La domenica a pranzo dai nonni, il Natale tutti insieme, la telefonata a mamma per raccontarle la mia giornata ogni sera. Ma quello che voglio realizzare per me, nel mio paese non è ancora possibile. Io voglio un marito, un paio di figli e un golden retriever. La domenica mattina voglio dire ai bambini di accendere il tablet perché’ dobbiamo chiamare i nonni in Italia, voglio organizzare feste di compleanno con gli amichetti della scuola, voglio prendere permesso dal lavoro per il saggio di danza o la recita scolastica, voglio andare al ricevimento genitori e sentirmi dire “Sa c’è un grande talento nelle materie umanistiche, ma la matematica...” e pensare “ecco proprio come suo padre!”.

E non importa se questo avverrà con l’adozione o la gestazione per altri. Questo paese che mi ha accolto e che presto mi riconoscerà il passaporto, mi offre questa opportunità e tanto mi basta per restare. Qui sono prima di tutto un cittadino e fino a che non infrango la legge, la mia sfera privata rimane tale: privata”.

Questa era la testimonianza di un giovane ragazzo che, come molti altri cittadini italiani, ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle per cercare una vita migliore fuori dalla madrepatria. Come già sappiamo, il fenomeno dell’emigrazione nei giovani italiani non è per niente raro, anzi. I dati del Sole24ore ci mostrano che in 10 anni l’Italia ha perso circa 250mila giovani. I motivi sono molti e soggettivi, ma tra i più comuni ritroviamo sicuramente la voglia di cercare fortuna all’estero, la sensazione di non sentirsi parte del proprio Paese e, purtroppo, l’arretratezza dell’Italia sotto certi punti di vista.

Ci vuole ovviamente del coraggio per capire di volersene andare da casa propria e lasciarsi tutto alle spalle, ma è ciò che deve essere fatto per arrivare finalmente ad essere felici e riuscire a vivere una vita degna di essere vissuta, senza rimpianti.

Gaia Uccheddu

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