Alla mail della redazione è arrivato il racconto di un insolito ritrovamento fatto da sei amici, impegnati nei lavori di pulizia in forma volontaria dei sentieri escursionistici nelle zone di San Colombano Certenoli, che riceviamo e pubblichiamo.
"Lo scorso anno tre amici avevano ripulito e reso nuovamente transitabili alcuni sentieri che, collegati fra loro, hanno consentito di realizzare l’Anello di Camposasco e dell’antica Abbazia, inaugurato il 9 aprile di quest’anno. Ora al trio se ne sono aggiunti altri tre decisi ad affrontare una nuova impresa: pulire rendere nuovamente percorribile l’antico sentiero che sale da Cian de Dria, nei dintorni di Villa Oneto, fino al Passo della Colla, dove si congiunge alla bella pedonale che porta a Montallegro.
I sei sono i fratelli Giorgio e Carlo Alluzzi, Beppino Peirano, Cesare Ferrando, Claudio Monteverde e Franco Vasami. La scorsa settimana, approfittando del bel tempo, hanno sistemato la metà di questo percorso raggiungendo la località Groppo, il nucleo più antico dell’abitato di Villa Oneto. Di buona lena hanno lavorato mezza giornata e dopo le festività, con un’altra mezza giornata, ritengono di poter fare il resto.
Non fanno parte di alcuna associazione, sono soltanto degli amici affiatati che intendono rendere nuovamente agibile, per escursionisti e semplici camminatori, un percorso che fino a sessanta-settant’anni fa era frequentato soprattutto da chi voleva andare, dalla bassa Fontanabuona, ma anche da Carasco, al santuario di Montallegro. L’incremento dei mezzi motorizzati è stata la causa dell’abbandono e la natura se ne è appropriata coprendolo di arbusti e di rovi.
Giorgio Alluzzi, che è il promotore dell’iniziativa, ricorda ancora che la prima domenica di maggio per andare in pellegrinaggio a Montallegro si partiva all’alba, procedendo quasi in processione, per essere puntuali alla “messa prima”. Ma poco prima di Pianalunga, terminata la salita e giunti in vista del santuario, ci si inginocchiava su un grande lastrone di roccia per “prendere perdono” (pe pigià perdùn).
La dimostrazione che fosse un percorso “dei pellegrini” i sei l’hanno avuta durante i lavori ritrovando, nella terra smossa, una scatoletta di metallo tutta arrugginita ma chiusa, persa evidentemente da qualche pia donna non meno di sessant’anni fa. All’interno c’era infatti, ancora ben conservata, una coroncina da rosario con un piccolo Crocifisso e un simbolo mariano.
Ma l’attenzione rivolta a tener conto delle memorie del passato ha portato ad un altro singolare ritrovamento: una piccola lastra di calcare sulla quale, dopo la pulitura, è apparsa l’enigmatica scritta “DUCCI - Per Sempre !”, con lettere ben curate, incise in maiuscolo e in corsivo, segno che chi l’ha fatta conosceva bene l’arte dell’incisione e disponeva di attrezzi adatti.
Quali ne possano essere il significato e lo scopo per ora sfugge. “Ducci” potrebbe essere un diminutivo, una sorta di vezzeggiativo femminile; e il “Per Sempre”, con tanto di esclamativo, potrebbe essere una promessa, fatta in modo insolito ma…lapidario, ad una ragazza che si dimostrava insensibile alle lusinghe di uno spasimante. Ben vengano, in proposito, altre ipotesi interpretative.
Dal tipo dei caratteri si direbbe che la lastra risalga anch’essa alla metà del secolo scorso o a qualche decennio prima.
Non ha certo l’importanza della “pria scritta” di Cichero ma è tuttavia un reperto che, assieme alla scatoletta con la coroncina, merita di essere conservato. Proprio per questo negli scorsi giorni sono stati consegnati al Centro culturale del Lascito Cuneo di Calvari per essere collocati nel Museo delle memorie locali".
















