Fotografie che sembrano dipinti, unite dal soggetto immortalato: i fiori. Fiori rubati, per l’esattezza, come recita il titolo della mostra che a partire da oggi, giovedì 10 ottobre, sarà visitabile gratuitamente a Primo Piano di Palazzo Grillo. In esposizione ci sono circa cinquanta scatti di Matteo Carassale, fotografo ligure di nascita e milanese d’adozione, che ha recentemente aperto il suo spazio espositivo a Bordighera dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti a livello internazionale.
Lo stesso artista ha condiviso l’origine e lo sviluppo di questo progetto, spiegando che l’idea è nata da un profondo desiderio di esprimere la sua visione personale dopo molti anni di lavoro commerciale: “Dopo venticinque anni di lavoro ho voluto finalmente raccontare i fiori a modo mio: durante il lockdown, quando non si potevano comprare, ne ho rubato uno al giorno dai giardini dei vicini," racconta il fotografo, rivelando il contesto unico in cui le opere hanno preso forma. "Giravo con le cesoie e ogni giorno prendevo un fiore, poi andavo nel mio studio e lo fotografavo alla vecchia maniera, senza usare post produzione."
Carassale ha spiegato che la sua passione per la fotografia è nata durante gli studi universitari a Genova, che poi ha lasciato per studiare fotografia a Milano. Inoltre, l'influenza di suo padre, fotografo di giardini, ha giocato un ruolo determinante nella sua crescita artistica e ha determinato la sua passione per il verde.

Un elemento centrale del lavoro di Carassale è l’ambiguità tra fotografia e pittura. "Le persone, quando guardano le foto, mi chiedono subito se si tratta di foto o di quadri. Mi piace molto essere riuscito a rendere questo effetto, in maniera analogica." Il fotografo ha inoltre evidenziato l’uso della carta cotone per le sue stampe, che conferisce un effetto simile agli acquerelli, aggiungendo una qualità tattile e artigianale alle sue opere.
"Odio dare titoli alle fotografie, perché adoro lasciare il dubbio. Non voglio condizionare le persone, preferisco lasciare interpretare ognuno a modo suo." Questa libertà di interpretazione sottolinea il desiderio dell'artista di creare un dialogo aperto tra l’opera e il pubblico, dove ognuno può trovare un significato personale.
Foglie, papaveri, calle, rose, strelitzie e viburni sono protagonisti di un racconto inaspettato e profondo, in cui viene catturata l’essenza e la fragilità dei fiori. Le immagini si concentrano sul ciclo vitale: dallo sbocciare alla sfioritura, momenti che diventano metafora dell’esistenza umana.
La mostra è visitabile fino al 10 novembre nelle seguenti giornate: giovedì e venerdì dalle 16 alle 20; sabato e domenica dalle 14 alle 20.





















