"Negli anni, a partire dal 1994, era già stato completato l'iter per lo spostamento, tutto poi si bloccò, nonostante fosse già stata fatta anche la procedura di Via. Sono trent'anni di attesa".
Nelle parole di Gian Piero Cellerino, Portavoce del Comitato 'Multedo per l’Ambiente', c'è tutto il clima sospeso destinato a proseguire, a Multedo, sul fronte del trasferimento dei depositi chimici, lontano dal cuore del quartiere del ponente di Genova ma con l'iter ancora una volta è fermo per aspettare l'arrivo di una nuova pronuncia. Un freno che potrà durare ancora mesi prima di una parola definitiva su un percorso che era ripartito ancora una volta, l'ennesima nella storia di Multedo e della città, sette lunghi anni fa.
L'attesa ulteriore è quella delle decisioni da parte del Consiglio di Stato, che aveva rinviato lo scorso novembre la pronuncia sul ricorso nato dallo stop del Tar allo spostamento a Ponte Somalia di Superba e Carmagnani. Una storia infinita, con i depositi andati vicini, vicinissimi a spostarsi, diverse volte negli anni. Ma senza mai veder finalizzato una volta per tutte il trasferimento.
"La pronuncia del Consiglio di Stato doveva essere il 14 novembre - spiega Cellerino - poi hanno detto che prima della pronuncia serviva un nuovo studio con la nomina di un perito". Ora dopo un mese c'è il perito ma per completare lo studio potrebbero essere necessari altri quattro mesi. Non è la prima volta in cui si arriva ad un passo da una decisione che poi si inabissa nuovamente.
"Già alla fine del 1994, una soluzione era realizzabile - racconta Cellerino - Le istituzioni avevano sviluppato il progetto Tankimica. Tuttavia, per motivi elettorali, lo stesso progetto che aveva già ottenuto il benestare Ministeriale con VIA positiva, veniva affossato. Tornando ad oggi, dal 2018 le istituzioni hanno fatto tutti i passi di competenza per realizzare la delocalizzazione a Ponte Somalia. Ancora una volta la politica si è messa di traverso utilizzando l’opposizione pretestuosa del Municipio di Sampierdarena, che invece di richiedere l’allontanamento dei serbatoi di Silomar e similari che insistono sul territorio di loro interesse, hanno presentato ricorsi contro il progetto di Ponte Somalia".
L'iter attualmente fermo era stato iniziato nel 2017. "Ci siamo resi conto che c'era volontà delle aziende di spostarsi, facemmo un'assemblea pubblica con tutti i player e le istituzioni, dove si avviò l'impegno a spostare depositi", dice il portavoce del comitato.
Tornando all'oggi e agli sviluppi dei ricorsi, "la cosa stupefacente è che a novembre il Consiglio di Stato ha rinviato la propria pronuncia in attesa di una risposta sulla tipologia dei prodotti oggetto di movimentazione. La cosa che lascia profondamente perplessi - ricorda Cellerino - è l’incarico ad un perito del Politecnico di Torino, con un ulteriore ritardo di parecchi mesi. Ciò che lascia amareggiati e fa pensare ad una deliberata strategia dilazionatoria, è che quelle risposte sono già contenute nei progetti presentati da lungo tempo su ponte Somalia, consultabili online da chiunque".
La domanda che si fa il comitato è perché si sia scelta questa strada. Nel frattempo i fatti di Calenzano nel Fiorentino, diversi ma simili per motivi legati alla classificazione degli impianti ad alto rischio di incidente rilevante, hanno riacceso i riflettori sulla vicenda, e l'attenzione e i timori dei residenti.
"In mezzo - conclude Cellerino - ci siamo noi, sperando che non succeda nulla. Si prega per non diventare oggetto di cronaca per disastri dove quegli impianti non sono vicini alle nostre abitazioni: sono o confinanti o a cinque metri dalle abitazioni, alla distanza indicata dalla Prefettura come a rischio di esito letale in caso di incidente".














