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Attualità | 24 giugno 2025, 20:15

Genova, voci contro la guerra nella giornata di San Giovanni: “Fermiamo l’escalation, no al riarmo”

Mentre la città celebra il suo patrono, collettivi, lavoratori e comunità si ritrovano in piazza De Ferrari per denunciare il coinvolgimento italiano nei conflitti in Medio Oriente. Dal coordinamento Disarmiamoli alla comunità palestinese: “La guerra non si subisce in silenzio”

Genova, voci contro la guerra nella giornata di San Giovanni: “Fermiamo l’escalation, no al riarmo”

Nel giorno della festa di San Giovanni Battista, patrono di Genova, in piazza De Ferrari centinaia di persone si sono radunate per prendere parte alla manifestazione promossa dal coordinamento Disarmiamoli, con l’adesione di movimenti, sindacati, studenti e rappresentanti della comunità palestinese. 

L’iniziativa si è inserita nel solco delle mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno contestato il riarmo europeo, il ruolo della NATO e l’invio di armi italiane verso aree di conflitto.

Marta Collot, di Potere al Popolo, ha sottolineato come il contesto internazionale stia precipitando in una nuova fase di pericolosa instabilità: "Siamo di fronte a un’escalation che coinvolge non solo Israele, che agisce nella totale impunità coperto dalle potenze occidentali, ma anche gli Stati Uniti con il ritorno sulla scena di Trump. Chiediamo al governo italiano una presa di posizione netta, mentre invece assistiamo a una corsa al riarmo giustificata come difesa. Anche il Partito Democratico ha votato l’utilizzo dei fondi del PNRR per spese militari”.

Collot ha poi aggiunto: “Oggi gli unici da cui bisogna difendersi sono la NATO, gli Stati Uniti e Israele, che ci stanno trascinando verso un conflitto globale. Il sentimento popolare è contrario alla guerra, come dimostrano le mobilitazioni portuali e studentesche che da due anni si ripetono in tutta Italia”.

A rappresentare il punto di vista dei lavoratori è intervenuto Jose Nivoi, referente nazionale USB Porti e portavoce del CALP: “Sono anni che denunciamo il traffico di armi dai porti. Ora vediamo concretamente i risultati di quelle forniture. L’aumento delle tensioni in Medio Oriente ci preoccupa anche per le ricadute economiche e di sicurezza. Domani saremo a Brescia per bloccare un aereo carico di missili diretto in Qatar, mentre proprio ieri l’Iran ha colpito basi americane lì. Questo rende l’Italia un obiettivo militare. Chiediamo lo stop a ogni guerra e la riconversione delle industrie belliche: la produzione di armi è automatizzata e non crea occupazione. È una falsa promessa”.

Anche dal mondo studentesco è arrivata una presa di posizione netta. Veronica, attivista di Cambiare Rotta e Opposizione Studentesca Alternativa, si è fatta portavoce dei movimenti e ha parlato di una militarizzazione progressiva della scuola e dell’università: “Siamo coinvolti direttamente in un genocidio. Nei nostri istituti vediamo crescere le collaborazioni con aziende come Leonardo, sia nei PCTO che nei tirocini universitari. L’opposizione deve partire da noi, dai giovani e dalle classi popolari, che pagano il prezzo delle politiche di guerra. Non possiamo festeggiare mentre è in corso un genocidio: il nostro dovere è manifestare dissenso”.

Infine, Zayed, rappresentante della comunità palestinese attiva a Genova, ha denunciato il collasso del diritto internazionale e il ruolo dell’Occidente nelle dinamiche del conflitto:
"Vediamo una narrativa a senso unico, che individua un nemico di turno e giustifica le aggressioni. Gaza oggi è simbolo dell’annientamento di un popolo. Hanno colpito la sanità, l’istruzione, la natalità stessa. L’attacco recente all’Iran, senza alcuna legittimazione internazionale, dimostra che la legge non esiste più. Ma noi continuiamo a resistere, da settantasette anni. La nostra è autodifesa. E chiediamo alla comunità internazionale di agire, come fece contro l’Apartheid in Sudafrica".


 

Isabella Rizzitano

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