Nel giorno della festa di San Giovanni Battista, patrono della città e dell’arcidiocesi, l’arcivescovo Marco Tasca ha rivolto il suo tradizionale discorso alla città, mettendo al centro tre criticità che, a suo dire, stanno segnando in profondità la realtà genovese: povertà, lavoro e solitudine.
“Il criterio di fondo è garantire che tutti possano avere una vita dignitosa, con le stesse opportunità”, ha detto in apertura, rivolgendosi ai cittadini, alle istituzioni, ma anche “a tutti gli uomini di buona volontà”.
Il primo punto affrontato è quello della povertà. Tasca ha riportato i dati della Caritas diocesana, secondo cui a Genova vivono circa trentamila persone in povertà assoluta, con un “forte aumento della povertà minorile” e una “particolare pressione su famiglie con figli anche molto piccoli”. Ha parlato anche di una crescente fascia di “poveri silenziosi”, famiglie che lavorano ma che non riescono a far fronte alle spese quotidiane, escluse dalle misure di sostegno perché non “abbastanza povere”. “Sono famiglie che vivono una povertà ‘silenziosa’, che genera problematiche psicologiche e relazionali”, ha spiegato.
Ha poi denunciato una grave emergenza abitativa, con “circa duemila richieste di sfratto, in gran parte per morosità”, e un crescente numero di persone, in particolare donne anziane sole con pensioni minime, che si trovano a scegliere “o pagano le bollette e il cibo, o l'affitto e l’amministrazione condominiale”.
Il secondo punto ha riguardato il mondo del lavoro. Pur registrando un tasso di occupazione più alto della media nazionale, l’arcivescovo ha messo in guardia da una lettura superficiale. “L’aumento dell’occupazione nel nostro territorio riguarda principalmente maschi di età maggiore ai quarantacinque anni. Sono, invece, relativamente più svantaggiati i giovani e le donne”. Ha citato anche l’alto tasso di part-time femminile non scelto (30%) e le disuguaglianze educative e territoriali. “Quasi un terzo dei giovani in alcuni quartieri risulta NEET”, ha osservato. E ha lanciato un avvertimento sullo squilibrio tra settori: “Il turismo… occupa molti lavoratori precari e sottopagati” mentre l’industria si è ridimensionata. "Solo con l'aumento della produttività possono aumentare salari e stipendi”.
Sul tema pace e industria bellica, ha espresso forte preoccupazione: “La crescita sproporzionata dell'industria militare… alimenta anche questioni etiche e morali nei propri lavoratori”, ha detto citando l’art. 11 della Costituzione e l’appello del Tavolo Giustizia e Pace “Il coraggio della pace”.
Terzo e ultimo tema affrontato è la solitudine, in particolare quella che colpisce gli anziani citando il quarantasette percento dei genovesi che vive solo, ma anche quella giovanile, “accompagnata da un livello bassissimo di speranza nel futuro” e da “disturbi di umore, ansia e assenza di comunità”.
Nonostante le ombre, Tasca ha voluto indicare anche motivi di speranza. “Esiste a Genova una rete sociale che opera quotidianamente nel silenzio e con instancabile operosità, nella logica del Vangelo”, ha detto, ricordando il lavoro delle parrocchie, delle associazioni, delle scuole e di tanti cittadini che si mettono a disposizione per aiutare chi è ai margini.
Nel passaggio conclusivo ha rinnovato l’appello all’unità: “Dobbiamo imparare a lavorare in squadra con tutte le componenti della nostra società. [...] Insieme siamo chiamati a portare il nostro contributo per il bene comune, mettendo in gioco la parte migliore che ciascuno di noi custodisce nel cuore”.














