Nel 2025 in Liguria hanno cessato la loro attività cinquecento negozi al dettaglio, un dato molto negativo di per sé e anche peggiore rispetto alle dinamiche nazionali. “È come se il tessuto commerciale di un intero quartiere fosse sparito nel nulla”, commenta Marco Benedetti, presidente di Confesercenti Liguria: è infatti quest’associazione di categoria ad aver redatto un dossier con cifre sempre più inquietanti per le piccole imprese.
Nel giro di quindici anni, ovvero dal 2011 al 2025, la Liguria ha perso il 15,4 per cento dei punti vendita (sono oltre settemila insegne), e in maniera inversamente proporzionale sono aumentate le superfici commerciali totali: più 9,4 per cento. Significa che i piccoli negozi hanno abbassato la saracinesca e, contemporaneamente, hanno aperto sempre più supermercati, e sempre più concentrati nelle zone con maggiore densità abitativa.
La diretta conseguenza è che sempre più comuni in Liguria, specialmente quelli delle aree interne, non hanno più neanche un punto vendita: gli ultimi ad arrendersi sono gli alimentari e le farmacie, estremi baluardi perché si possa vivere in una zona. “Tutto questo - osserva Benedetti - deve far riflettere sulla situazione, ma soprattutto sul futuro della nostra rete commerciale. In primis bisogna dire basta alle varianti urbanistiche per aperture di nuove medie e grandi superfici. Occorre poi una tassazione più equa per l’online con utilizzo delle entrate per la rigenerazione urbana delle nostre città e il sostegno dell’entroterra. Dette misure sono divenute indispensabili per la tenuta del sistema. Va ricordato che il problema non è meramente economico, ma di tenuta sociale, di sicurezza e di vivibilità del territorio”.
Ma mentre si discute, ci sono comuni dove, per fare la spesa - anche solo per un panino o un litro di latte - occorre percorrere chilometri, arrivare nei paesi vicini e sperare che la crisi non abbia colpito anche qui. È la realtà vissuta, ad esempio, dalle duecentocinquanta anime di Coreglia Ligure: “Noi ormai ci abbiamo fatto l’abitudine - racconta il sindaco, Ermano Noce - Non solo i negozi non ci sono più, ma non esiste neppure la remota possibilità che qualcuno venga ad aprire. Ci rendiamo conto che non ci sono le condizioni. Ci restano le possibilità nelle vicinanze: Cicagna e San Colombano”.
Stessa situazione a Tribogna (entrambi i comuni sono a Levante, nella Val Fontanabuona): qui gli abitanti sono quasi seicento, “ma i negozi hanno chiuso tutti, compresi i bar e i ristoranti - testimonia la sindaca, Marina Garbarino - Chi può si sposta con il mezzo privato, mentre chi utilizza l’autobus deve sperare che, alla fine, non taglino pure quello perché i tempi non sembrano proprio buoni. A completare il quadro disastroso, anche il fatto che siamo stati esclusi dai comuni classificati come aree montane”.
Il che significa, ad esempio, non poter usufruire di determinati contributi, tra cui quelli destinati al trasporto pubblico locale (utilizzati ad esempio dal Comune di Rondanina), proprio nell’ottica di dare un servizio ai cittadini per andare a fare la spesa. “La strategia nazionale delle aree interne - spiegano da Anci Liguria - prevede fondi anche per dotare i comuni, privi di negozi, di mezzi per accompagnare le persone a fare la spesa. È una misura importante, insieme al bando emesso dalla Regione Liguria a sostegno di chi voglia avviare attività commerciali negli entroterra”.
La misura prevede l’erogazione di un bonus sino a trecento euro al mese, ma secondo il consigliere regionale del Partito Democratico, Armando Sanna, “è un punto di partenza che va ampliato. Trecento euro sono una goccia nel mare: se vogliamo evitare che questa morìa continui e, di conseguenza, vogliamo frenare lo spopolamento, le sovvenzioni devono passare da sperimentali a strutturali. Ogni serranda abbassata è un problema sociale enorme, e questo non lo si deve trascurare”.
Intanto, per frenare lo spopolamento delle aree interne e garantire un minimo di copertura dal punto di vista commerciale, la Regione Liguria non si arrende e, accanto alle varie opportunità recenti rivolte a chi voglia investire sui piccoli comuni, arriva anche un’altra possibilità, come racconta l’assessore regionale alle Attività Produttive, Alessio Piana. È pronto “un nuovo bando regionale in favore dell’entroterra ligure: Regione Liguria ha approvato una misura, con una dotazione iniziale di 912mila euro, a sostegno degli investimenti e delle spese di gestione delle botteghe”.
Uno strumento che sarà attivo a partire dal 10 febbraio, accedendo al sistema ‘Bandi On Line’ di Filse, e che consentirà alle imprese del commercio residenti in comuni non costieri con popolazione non superiore ai cinquemila abitanti di accedere a contributi a fondo perduto che possono raggiungere fino a undicimila euro.
In particolare, l’agevolazione regionale coprirà il 40% delle spese sostenute (per essere ritenuti ammissibili gli investimenti devono essere compresi tra i cinquemila e i ventimila euro). Tale importo è elevato al 50% se l’impresa rientra in uno dei comuni con meno di mille abitanti, al 55% se l’attività è under 35 (sono consentite spese per interventi edilizi, beni strumentali, tecnologie e acquisto merci). “È soltanto l’ultima azione - spiega Piana - che, come Regione Liguria, stiamo portando avanti a tutela delle attività dell’entroterra. I dati, recentemente elaborati da Confesercenti Liguria, confermano la necessità di sostenere quanto più possibile le aree interne da una possibile desertificazione commerciale. Noi lo stiamo facendo, con una strategia dedicata, in linea con le indicazioni della legge regionale approvata con la Giunta Bucci, che intende valorizzare le nostre aree interne. Non solo opportunità per chi già oggi ha un’attività nei settori del commercio, dell’artigianato e della ristorazione, ma anche sostegno a chi alza una saracinesca in uno dei piccoli comuni regionali dell’entroterra”.
Inoltre, facendo richiesta a ‘Garanzia Artigianato Liguria’ e ‘Cassa Commercio Liguria’, si può essere accompagnati da un supporto regionale che può coprire anche il 100% degli investimenti effettuati per ammodernare i locali o acquistare i macchinari.














