Genova prova a far cambiare passo alla sua mobilità pubblica. La città si è lanciata in una delle sfide infrastrutturali più complesse della sua storia recente: ridisegnare il trasporto pubblico di superficie lungo quattro direttrici principali. Il progetto dei Quattro Assi di Forza è, almeno sulla carta, un’operazione di sistema: tracciati dedicati, mezzi elettrici, semafori intelligenti, fermate con display e videosorveglianza. Un trasporto moderno, capillare, green, che dovrebbe ridurre traffico e inquinamento. Ma tra gli annunci e i cantieri, tra le promesse e i disagi quotidiani, la distanza si fa sentire.
La nuova geografia della mobilità
I quattro assi ricalcano direttrici già oggi molto trafficate: il Levante, il Ponente, il Centro e la Valbisagno. Quasi cento chilometri complessivi, con mezzi elettrici da 18 metri capaci di trasportare fino a 133 passeggeri. Per la Valbisagno sono previsti bus a batteria con ricarica flash ai capolinea. Per gli altri tre assi, filobus con tecnologia IMC (bifilare + batterie). L’idea è collegare i quartieri in modo rapido ed efficiente, tagliando i tempi di percorrenza e garantendo corsie protette in grado di “liberare” i mezzi dal traffico.
Cantieri aperti, città rallentata
È il prezzo di ogni grande trasformazione: i cantieri. Quelli dei Quattro Assi si sono moltiplicati negli ultimi mesi, soprattutto in Valbisagno. A Molassana, a Resasco, in via Pedullà, le modifiche alla viabilità hanno cambiato la quotidianità di migliaia di residenti. Limiti di velocità, divieti di fermata, transiti pedonali deviati. Lavori che dureranno mesi e che si sommano a quelli di altre grandi opere, in un mosaico che fa della Valbisagno il cuore nevralgico della città-cantiere.
I primi mezzi in strada
A inizio estate 2025 è entrato in servizio il primo dei nuovi filobus da 18 metri sulla linea 20, tra via Rimassa e piazza Vittorio Veneto. Si tratta del modello Solaris Trollino nT18, elettrico, silenzioso, dotato di prese USB, videosorveglianza e contapasseggeri. Un anticipo di futuro. I mezzi già consegnati sono 39 su 112. Tutti alimentati con sistema IMC, pronti a operare su linee in via di potenziamento e riorganizzazione.
Fermate smart, rimesse nuove, sottoservizi da spostare
Il progetto non si ferma ai mezzi. Sono previste 300 fermate intelligenti (165 solo in Valbisagno) con pensiline, display e telecamere. A Staglieno e alle Gavette, invece, si stanno realizzando nuove rimesse e parcheggi d’interscambio. Ma proprio le interferenze con sottoservizi (reti idriche, elettriche, telefoniche) stanno rallentando i lavori. La rimessa di Gavette, per esempio, è in forte ritardo: la consegna, prevista inizialmente entro il 2024, è slittata al 2026. Un segnale di quanto sia difficile lavorare nei sotterranei della città.
Obiettivi ambiziosi, cronoprogrammi mobili
La roadmap ufficiale prevede l’entrata in funzione completa del sistema entro il 2026. Ma i cronoprogrammi, inevitabilmente, si adattano ai ritardi, alle scoperte di cantiere, alle tensioni tra enti. L’asse Valbisagno, sulla carta il primo a entrare in funzione, è già slittato. E mentre i cittadini fanno i conti con le deviazioni e le promesse, la politica locale (entusiastica quella del centrodestra che ha portato avanti il progetto, meno trionfalistica quella della neo-amministrazione) difende il progetto come un investimento sul futuro. Resta da capire se i tempi saranno rispettati, se il nuovo modello di mobilità riuscirà davvero a imporsi e, soprattutto, se la città saprà adattarsi a un sistema più moderno di muoversi.














