È un discorso di visione, metodo e passione quello con cui Jesper Fredberg si è presentato ai tifosi della Sampdoria attraverso i canali ufficiali del club. Il nuovo CEO dell’area sportiva dei blucerchiati non ha usato mezzi termini: per tornare in alto serviranno “lavoro quotidiano, identità e fame”.
"Prima di tutto, sono molto onorato di unirmi a questo club con la sua storia", ha dichiarato, sottolineando come la scelta di accettare la Samp non sia stata solo razionale: "Più ascoltavo, più è iniziata a crescere nel mio stomaco una sensazione. Si possono prendere decisioni con la testa e con il cuore, e per me questa è stata una decisione di cuore".
L’ex dirigente dell’Anderlecht ha subito evidenziato quanto la storia e la cultura del club genovese abbiano rappresentato un richiamo forte, elementi che “non si possono comprare con i soldi”.
Fredberg si descrive come una persona "positiva", determinata a trasmettere energia all’ambiente: "Non possiamo permetterci il lusso di essere tristi se perdiamo, dobbiamo rimetterci subito in carreggiata". Ha parlato di una filosofia di lavoro basata su chiarezza e collaborazione, insistendo sull’importanza di avere “una strategia in cui tutti sappiano quello che ci si aspetta da loro”.
Il dirigente danese non ha nascosto la sua fiducia nell'uso dei dati: "Nel calcio sono un alleato forte da avere", ma ha anche chiarito che non sostituiranno mai l’intuito o la valutazione personale: "Non potranno mai rimpiazzare gli occhi, l’atmosfera e quella sensazione di pancia".
Il dialogo con il neoallenatore Donati è già iniziato: “Era la seconda persona con cui parlare”, ha spiegato Fredberg. Fondamentale, secondo il dirigente, sarà dare continuità allo stile di gioco: "Dev’essere nel Dna del club, non importa chi sia in carica".
Il danese ha riconosciuto le difficoltà della Serie B: "Non ci sono grandi differenze tra molti dei club, è una sorta di ‘o tutto o niente’". Proprio per questo ha ribadito la necessità di un processo paziente: “Non possiamo prendere l’ascensore per l’attico ma dobbiamo prendere le scale, un piano alla volta”.
"Quel che è più importante per me - ha ribadito il dirigente - è portare dentro giocatori che abbiano fame, giocatori che vengano qui perché vedono il potenziale che anch’io ho visto in questa società".
Infine, un passaggio dedicato alla piazza blucerchiata: “Quello che chiedo è di non giudicarci ora quando arriviamo, ma di giudicarci quando andiamo via”. Nessuna promessa avventata, ma un impegno netto: "Il duro lavoro comincia ora e continuerà".





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