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Sport | 17 marzo 2026, 17:54

I ventisette anni di Martina Carpi, orgoglio pegliese: “Il futuro è sempre più donna, anche nello sport”

Per tanti anni portiere di calcio, è diventata la più giovane allenatrice in una società professionistica, il Genoa. “Avevo tre sogni nella vita: giocare per la squadra del cuore, andare in Nazionale e diventare poi un’allenatrice. I primi due li ho raggiunti”

Martina Carpi mentre allena le sue giocatrici dell'Under 12

Martina Carpi mentre allena le sue giocatrici dell'Under 12

(a.b.) Ha iniziato a giocare quando l’insopportabile refrain era sempre immancabile: “Oggi in porta c’è una femmina, si vince facile”. Sono passati anni, e oggi il calcio femminile ha un’importanza infinitamente superiore rispetto a un tempo, ci sono giocatrici simbolo, e tutto il movimento è in rapida crescita. E c’è una ragazza pegliese che di questo movimento può agevolmente raccontare ieri, oggi e domani, dal momento che ha vissuto - e sta vivendo brillantemente - tutte le stagioni. 

Compie esattamente oggi ventisette anni, essendo nata il 17 marzo del 1999, Martina Carpi, l’ex portiere di diverse squadre genovesi che già quando ne aveva ventitré è diventata l’allenatrice di calcio femminile in una squadra professionistica più giovane d’Italia, dal momento in cui ha preso la guida, che mantiene tutt’ora dell’Under 12 femminile del Genoa

Ha insegnato a giocare a tantissime ragazzine, le ha prese per mano, le ha fatte appassionare, le ha accompagnate campionato dopo campionato: lei, Martina, che è l’orgoglio di papà Franco e di mamma Sabrina e che allo sport ha dedicato e continua a dedicare tutta la sua vita. 

Avendo anche, cosa non da poco, la fortuna di allenare nella società che ha sempre amato, con quei colori rossoblù che scaldano il suo cuore sin da quando era piccola. Tanta strada ha fatto Martina, altrettanta ne ha fatto tutto il calcio femminile, specialmente negli ultimi anni, specialmente negli ultimi campionati professionistici (e non solo) e nelle competizioni internazionali. In un suo scritto voluto e pensato per uno spettacolo a Multedo, Martina Carpi lo ha raccontato in prima persona. Ci fa piacere riproporlo, per il compleanno di una pegliese che rende orgogliosa tutta la delegazione, una pegliese che ha sempre saputo farsi voler bene, come la sua bella famiglia.  

“Il calcio è uno sport solo per maschi”, mi hanno sempre detto. “Se sei femmina, non andrai mai da nessuna parte…”.

Come sia nata questa mia passione, in realtà, è molto semplice. Lo sport è da sempre uno degli argomenti del giorno in casa, mamma e papà sono tifosissimi rossoblù e a me basta aprire le finestre al mattino per osservare il campo “Signorini”.

Ricordo gli anni di Milito e Thiago Motta e di quando non volevo mai schiodarmi da quella finestra, ricordo i miei rientri dopo scuola, merenda e via subito a giocare a pallone; ricordo la sera del 9 luglio 2006 dove mamma, papà, Tatti ed io eravamo seduti sul divano di casa, incollati alla tv come milioni di italiani. Era la sera della finale mondiale tra Italia e Francia: tutti noi sappiamo come andò a finire. 

Ho iniziato a giocare con i maschi, perché le squadre femminili erano poche ed essere una femmina in una squadra di soli maschi non è mai stato facile, per di più se sei portiere. Non si cerca di parare solo quel pallone, ma inizia una vera e propria lotta contro pregiudizi e stereotipi, che già a sette anni ero abituata a farmi scivolare di dosso.

“Oggi si vince facile, tanto il portiere è femmina” e “Non è un gioco per femmine…”: queste sono le frasi che a ogni partita sentivo provenire dagli spalti. Per non parlare dell’uso dello spogliatoio. 

Io cercavo sempre di andare già vestita e di andarmene dritta a casa una volta finito l’allenamento o la partita, soprattutto quando lo spogliatoio era uno solo e da condividere con i compagni maschi. Ricordo che una volta, durante una partita, si mise a piovere forte, tanto che i genitori di alcuni miei compagni chiesero al mister di sostituirmi per farmi andare a fare la doccia ed evitare di far attendere i loro figli dopo la partita. O addirittura quella volta in un campo alla Foce che mi dovetti cambiare dietro lo spogliatoio appoggiandomi a un palo dell’illuminazione. 

A scuola giocavo sempre con i compagni maschi. Nelle ricreazioni si faceva una pallina di carta e via di partita tra i banchi e le sedie. A volte venivo chiamata “maschiaccio”, ma questo per me non aveva alcun peso. Ero semplicemente una bambina con la passione per il calcio. In un tema sui sogni, in terza elementare, scrissi che ne avevo tre: giocare per la squadra del cuore, andare in Nazionale e diventare poi un’allenatrice. 

I primi due punti li ho raggiunti: a quattordici anni giocavo già in Serie B e sono stata convocata più volte in Nazionale tra under 17 e under 19 giocando partite importanti contro Portogallo, Norvegia e Belgio. Solo tre anni fa ho risposto presente alla chiamata del Genoa, non potevo crederci. Sono ripartita dal gradino più basso con lo scopo di portare in alto i colori del mio cuore. Ora alleno l’under 12 femminile del Genoa, con cui abbiamo vinto il campionato, studio Scienze Motorie ma due cose sono certe: la passione per il calcio e la voglia di andare oltre quell’ignota prateria chiamata futuro.

A chi crede nella bellezza dei propri sogni, a chi costantemente ha a che fare con pregiudizi e stereotipi, dico questo: andate avanti, a testa alta e spalle larghe. Prima o poi si è vincitori e mai vinti. Il futuro sarà anche donna, anche nello sport.

Martina Carpi

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