Per molti l’Acquario di Genova rappresenta il simbolo della trasformazione urbana avviata con l’Expo del 1992, il progetto visionario firmato da Renzo Piano e celebrato come rinascita del Porto Antico. Eppure, l’origine dell’idea risale a molto prima, ben sessant’anni prima. A sostenerlo, con documenti alla mano, è il professor Francesco Gastaldi, docente di Urbanistica presso l’Università IUAV di Venezia.
“Non è vero che l’Acquario nacque con le Colombiadi. L’idea era già presente nel dibattito cittadino nel 1932, all’interno di un contesto culturale e urbanistico molto vivace”, afferma Gastaldi. Il professore ha ricostruito le tracce di un primo acquario funzionante, attivo tra il 1932 e il 1934, inserito nel cosiddetto Villaggio Balneare alla Foce. Si trattava di una struttura modernissima per l’epoca, parte di un progetto di intrattenimento e turismo. L’intero complesso fu poi demolito per far posto alla copertura del torrente Bisagno e alla nascita di piazza Rossetti.
“Una fotografia dell’epoca mostra chiaramente l’acquario, inserito nel perimetro del villaggio. Non era un progetto teorico: era già stato realizzato e funzionava”, sottolinea Gastaldi.
Ma la visione di un acquario permanente non si fermò lì. In una conferenza pubblica dal titolo “Genova nel Turismo”, tenuta nel 1936 all’Istituto Fascista di Cultura, l’allora segretario generale del Comune, Silvio Ardy, lanciò una serie di proposte per valorizzare la città, tra cui proprio un acquario stabile.
“Ardy parlava di un acquario permanente come parte di un più ampio piano di rilancio turistico, che includeva le spiagge, i parchi storici e persino un Palazzo delle Esposizioni in piazza della Vittoria. Era un’idea organica e moderna”, racconta il professore.
Quasi novant’anni dopo, molti dei problemi citati da Ardy restano di grande attualità.
“È incredibile leggere in quel testo lamentele sulla ‘vita serale della città particolarmente limitata’. Sembra scritto oggi”, ironizza Gastaldi, che invita a rivedere la storia urbana con maggiore profondità.
L’attuale Acquario, progettato da Renzo Piano e inaugurato il 15 aprile 1992, fu senz’altro un’opera strategica dell’Expo e un motore del rilancio turistico. Ma anche questo progetto ha un antefatto poco noto.
“Nel 1988, durante un convegno all’Istituto Gramsci, si parlò esplicitamente di realizzare un acquario ispirato a quello di Baltimora. Fu allora che l’idea prese corpo e venne affidata a Piano”, spiega Gastaldi, aggiungendo: “È importante sapere che anche il disegno della legge speciale che ne permise la realizzazione venne varato nello stesso anno”.
Quel convegno, secondo il professore, vide coinvolti urbanisti, amministratori e tecnici del Comune, tra cui probabilmente anche Claudio Burlando, allora assessore, a conferma che l’Expo fu semmai l’occasione per concretizzare una proposta già matura.
“Molte delle grandi trasformazioni urbane non nascono dal nulla. Hanno una genealogia, una storia sotterranea fatta di proposte, disegni e visioni rimaste per anni inascoltate”, osserva Gastaldi - Riscoprirle è fondamentale, anche per evitare di reinventare ogni volta da zero ciò che è già stato pensato”.
E così, l’Acquario di Genova è il frutto lungo e stratificato di un’idea che ha attraversato decenni, mutando forma ma rimanendo fedele a un'intuizione: fare della città una capitale del mare e dell'attrazione turistica.
“Genova – conclude Gastaldi – ha sempre avuto un’anima divisa tra industria e turismo. L’acquario rappresenta il momento in cui quella vocazione marittima e culturale ha trovato finalmente un corpo visibile. Ma non dimentichiamoci di chi l’ha immaginato molto prima di noi”.


















