Tra episodi di microcriminalità, degrado e tensioni sociali, chi abita in Valpolcevera non sempre si sente sicuro. La repressione, però, da sola non basta: occorre lavorare sul delicato intreccio tra disagio, rispetto delle regole e voglia di rivitalizzare gli spazi pubblici per trovare la chiave. A confermarlo è Michele Versace, presidente del Municipio, che conferma: “La percezione di sicurezza in Valpolcevera è molto bassa: non si può negare che esista un intreccio tra piccola e media criminalità che, pur regolando spesso i propri conti al proprio interno, ha ricadute pesanti sulla vita quotidiana delle persone. Se due persone si prendono a bottigliate la sera, chi esce di casa per prendere un caffè la mattina non si sente tranquillo”.
Versace sottolinea come degrado, disagio sociale e sicurezza siano temi diversi ma intrecciati: “C’è molto disagio che va affrontato con strumenti sociali, non solo con le forze dell’ordine. La militarizzazione “a caso” non serve. Però è fondamentale una presenza costante e coordinata di polizia e carabinieri sul territorio”. Il presidente richiama anche la necessità di far rispettare le regole: “Abbiamo visto ordinanze che non hanno prodotto risultati. Servono controlli veri e, se necessario, sanzioni. Non possiamo avere attività aperte fino alle sei del mattino che vendono alcolici quando non dovrebbero. E non possiamo tollerare comportamenti incivili in spazi pubblici. Senza regole, diventa un ‘liberi tutti’ che non va bene a nessuno”.
Uno dei nodi è, per esempio, il proliferare di minimarket aperti h24. “Non ha senso avere tanti negozi che vendono tutti la stessa cosa, birra compresa, a poco prezzo: così si alimentano problemi di degrado e disturbo. Le ordinanze devono essere applicate davvero”.
Per Versace, però, la risposta non può essere solo repressiva: “Dobbiamo riportare le persone per bene, che sono la grande maggioranza della popolazione, in piazza e nelle strade. Più gente c’è, meno spazio ha chi vuole creare problemi. A volte bastano iniziative semplici: concerti, musica dal vivo, eventi di quartiere. Non servono milioni di euro, ma idee e volontà”.
Il presidente cita l’esperienza di un festival di artisti di strada a Pontedecimo: “Sono venuti in tanti, con costi minimi, e l’atmosfera è cambiata. L’anno prossimo voglio provare a organizzare iniziative simili: magari saremo in cinque all’inizio, ma se funziona, altri seguiranno. È così che si riprendono piazze e strade”.














