Diciotto anni e sei mesi di carcere. È questa la pena richiesta dai pubblici ministeri per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, imputato nel processo per il crollo del ponte Morandi di Genova, che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone.
La richiesta è arrivata oggi, al termine di un’udienza chiave nel maxi processo che coinvolge 57 persone tra ex manager e dirigenti di Aspi e Spea, accusati a vario titolo di omicidio e disastro colposi, omicidio stradale, violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e falso, quest’ultimo reato vicino alla prescrizione.
Castellucci, che ha seguito l’udienza in collegamento dal carcere di Opera a Milano, dove sta scontando una condanna definitiva a sei anni per la strage del bus di Avellino, è stato al centro di una requisitoria di oltre quattro ore, in cui il pm Marco Airoldi ha ripercorso la sua carriera e le scelte strategiche alla guida di Autostrade.
Secondo l’accusa, l’ex ad avrebbe mantenuto un sistema gestionale orientato alla massimizzazione dei profitti, riducendo al minimo gli investimenti sulla manutenzione e sulla sicurezza.
I pubblici ministeri hanno ricordato come già nel 2010, durante una riunione interna, fossero emerse criticità sulla sicurezza strutturale del viadotto Polcevera. Nonostante ciò, da parte di Spea, società controllata da Aspi, fu redatta una relazione che autocertificava un “monitoraggio costante”, negando la presenza di pericoli strutturali.
Per l’accusa, Castellucci era pienamente consapevole dei rischi catastrofali, tanto che nel 2013 il ponte venne inserito nel “catalogo dei rischi crollo”. Nonostante ciò, nessun intervento concreto di consolidamento o rifacimento venne avviato fino al disastro del 2018.
Egle Possetti, del comitato parenti vittime del Ponte Morandi, era in aula al momento della richiesta: “Mi è piaciuto il discorso del Pm che ha fatto un ragionamento lineare sulle enormi responsabilità che ci sono state, sulla continua cecità di fronte alle problematiche di questo ponte. Questa pena elevata per noi è molto importante. Sappiamo tutti, come ha ricordato il Pm in finale che, data l’età dell’imputato, ci saranno delle agevolazioni legate agli arresti domiciliari. Per noi è essenziale che ci sia una condanna. La legge tutela ciascuno noi ma la condanna sarà essenziale, stante anche tutti gli elementi che tutti abbiamo conosciuto in questa fase processuale e che sono oggi stati riassunti, per cui direi che per quanto si possa dire c'è soddisfazione in questa prima richiesta”.
LE RICHIESTE DEI PM
Per ora le richieste di pena formulate sono le seguenti:
Michele Donferri: richiesta pena complessiva 15 anni e 6 mesi
Mauro Malgarini: 13 anni e 6 mesi.
Emanuele De Angelis, Complessiva 13 anni di reclusione
Maurizio Ceneri: Complessiva: 13 anni di reclusione
Riccardo Mollo. Complessiva 12 e 8 mesi di reclusione
Paolo Berti: 12 anni e 6 mesi, assolto 432 e 437
Fulvio Di Taddeo Complessiva: 12 anni reclusione
Marco Vezil: complessiva 12 anni














