In un tratto di appena poche decine di metri nella zona di Via Militare di Borzoli, a Genova, si concentra da decenni un problema tanto noto quanto irrisolto: la cosiddetta “curva blindata”, un gomito stradale che da anni è teatro di passaggi continui di mezzi pesanti, blocchi, danni e disagi per le famiglie che vi abitano. È qui che, raccontano i residenti, i tir diretti a Scarpino transitano giorno e notte, a volte anche sbagliando strada, restano incastrati nella curva per ore e “picchiano” contro muri, pali, cancelli, compromettendo la normale vita delle abitazioni a ridosso.

“È una storia che va avanti da quarant’anni”, racconta Gianni, uno dei residenti della via. “Prima venivano su i comparatori per la discarica, poi hanno chiuso la strada per due anni e l’hanno riaperta nel 2019. Dopo hanno iniziato a portare la spazzatura già compattata, ma erano camion molto più grandi, che arrivavano da tutte le parti. A volte esplodono i pneumatici, fanno botti forti. Doveva esserci una strada alternativa che saltava questa curva, ma per qualche motivo non è mai stata completata”.
Le conseguenze, spiegano i residenti, sono tangibili a ridosso dell'ingresso delle case, nei terreni adiacenti, nella qualità della vita. C’è anche la testimonianza di Stefania, che vive lì da circa vent’anni: “Avevamo appena comprato casa e ci dissero che rischiava di essere buttata giù, perché volevano allargare la strada. Siamo rimasti tre anni nel limbo del ‘la buttano giù o no’. Poi hanno fatto la strada nuova, ma abbiamo dovuto cedere parte del nostro terreno perché potessero realizzarla". Strada 'nuova' ad uso, in teoria, privato dei mezzi, ma che di fatto è frequentata da chiunque e che sovente, come denunciano i residenti, trafficano persone con moto da cross. E proprio su questo tasto, Gianluca, chiarisce: "Per sei mesi abbiamo avuto un permesso così che potessimo passarci, ma ad oggi è scaduto".

Poi c’è la dichiarazione più dura, quella di Ilenia, che mostra come il disagio abbia assunto connotati quotidiani e personali: “Avevano parlato anche a noi di esproprio, perché il mio pianerottolo rompeva le scatole. La strada qua sotto costeggia i nostri terreni. L’ultima fascia è del Comune, quella sopra è stata acquistata da Amiu per tirare su il muro, ma oggi non ci sono più nemmeno le transenne: sta venendo giù tutto. E l’ultima volta hanno dato la colpa a noi, ma se cade un masso e non c’è una protezione, noi non c’entriamo”.


Le criticità infrastrutturali, però, sono molteplici: “Non abbiamo la fogna, l’acquedotto arriva fin sotto e lo abbiamo fatto noi in autonomia. Sono sette anni che abito qua e non è cambiato niente”, aggiunge Ilenia. E l’assenza di segnaletica adeguata, orari regolamentati e controlli si traduce in rischi per la mobilità e la sicurezza: “Non dovrebbero passare la notte, ma passano eccome… Dovrebbero andare su solo a scaricare, ma tanti sbagliano strada perché non ci sono segnaletiche chiare. A volte restano bloccati in mezzo alla curva, e tocca chiamare i vigili. Lo specchio l’abbiamo dovuto girare noi a rovescio, perché se no non si vede chi arriva su. Quello precedente mi è caduto in giardino”.

E ancora Stefania: “Passano ore a volte che stanno bloccati. Molti camionisti sono stranieri e non conoscono la zona. Servono segnaletiche chiare”.
Tra i danni materiali, che sono parecchi, i più evidenti raccolti dalle testimonianze li segnala Ilenia: “Mi hanno distrutto due macchine, una alle due di notte. Mi hanno rotto le colonnine del cancelletto, abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco. Io tocco i camion con la mano, se si incastrano non riusciamo a uscire di casa. Ho due figlie piccole, non è gestibile. I tir vanno contromano, prima o poi qualcuno si fa male. Non posso tenere nemmeno il citofono perché me lo hanno sfasciato. Prima del crollo del Morandi c’erano orari da rispettare, ora passano a tutte le ore del giorno e della notte”. “Più di una volta il mio compagno Gianluca ha dovuto accompagnare i camionisti fino all’autostrada, perché non sanno come muoversi. A volte sono stranieri, non conoscono le strade. I pali li hanno piegati, e una volta mi è caduto in casa anche un vaso di ceramica”.

Nel quartiere si conosce bene l’origine del soprannome: “curva blindata”. Come raccontano Vito e Renato: “Anni fa picchiavano sempre con i camion contro il muro e tremava il caseggiato. Abbiamo ottenuto delle piastre d’acciaio, per questo la chiamano curva blindata”.
Sono oggi circa cinque gli appartamenti direttamente esposti, Gianluca e Ilenia, Vito, Stefania, Gianni, Grazia, Renato, Gianna, Angela, Annalisa e Aurora, cioè una decina di persone che convivono ogni giorno con rumori, vibrazioni, camion incastrati, danni materiali e sensazione di abbandono.

“Non ci sono neanche attraversamenti pedonali”, denuncia Ilenia. “La strada nuova ha uno stop in salita e i camion non riescono a fermarsi. Se sto andando in giù e ne incontro uno, rischio di essere presa in pieno. Ogni volta che ci sono stati incidenti mi hanno detto che servirebbero telecamere comunali, non private”.
E infine l’aspetto dell’acustica e della vita quotidiana: “Suonano da su in cima finché non arrivano giù. A volte alle sei del mattino. Ho discusso anche con alcuni camionisti, e dicono che se no non si sentono", racconta Stefania. Gianni commenta amaro: “Va già bene che c’è la curva, se no verrebbero giù dritti e sarebbe ancora peggio”. E ancora, oltre a rimanere incastrati, capita perfino che a volte i mezzi perdano ciò che trasportano: “Una volta a un camion è partito il rimorchio, e sono dovuti venire giù con la gru per recuperare i pezzi”.
In sostanza, la “curva blindata” è un pezzo di strada in cui da anni si concentrano rischi, disagi e danni, ma in cui. secondo i residenti, manca una risposta risolutiva. Le famiglie aspettano segnaletiche chiare, orari rispettati, controlli severi, sistemi di protezione e soprattutto che qualcuno ascolti la loro richiesta: poter tornare a vivere senza avere la preoccupazione del tir che sbaglia la curva rimanendo incastrato e sbattendo contro il muro, della casa e dei propri mezzi che subiscono danni.





























