Violazioni contabili, omissioni gestionali e condotte lesive del vincolo fiduciario: sono queste le principali accuse disciplinari e finanziarie mosse contro Ilaria Gavuglio, direttrice generale di Amt, derivanti dall'attività di verifica condotta dalla società di consulenza internazionale PWC in preparazione del Piano Industriale di risanamento (2023-2029).
L’azienda ha notificato, infatti, in data odierna una contestazione disciplinare, a firma del presidente del CdA Federico Berruti, in esecuzione di un deliberato del Consiglio di Amministrazione.
Secondo il documento, gli accertamenti hanno fatto emergere condotte e omissioni definite "gravissime", che avrebbero inciso in modo estremamente negativo sul corretto funzionamento aziendale, sull'equilibrio economico-finanziario e sulla trasparenza dei dati contabili. Le contestazioni rilevano sotto plurimi profili, sia per la loro natura intrinseca sia in considerazione della qualifica e del ruolo verticistico e super apicale della destinataria.
Il nucleo centrale delle contestazioni riguarda una presunta violazione dei principi di corretta rappresentazione contabile da parte di Amt, con l’obiettivo di alterare la realtà economica e patrimoniale della società e di occultarne le perdite. Secondo quanto rilevato, il preconsuntivo 2024 sarebbe stato redatto in modo non conforme ai principi contabili, celando la reale entità delle perdite e la conseguente riduzione del patrimonio netto.
Tra le irregolarità segnalate figura la capitalizzazione indebita del progetto “Modello Genova”, effettuata nonostante l’assenza dei requisiti richiesti dai principi contabili per poter iscrivere tale voce tra le immobilizzazioni. Viene inoltre contestata l’inclusione di ricavi incongrui, relativi a sanzioni per circa 29 milioni di euro, che non risponderebbero ai criteri di prudenza, veridicità e attendibilità richiesti in bilancio.
Queste operazioni avrebbero determinato la rappresentazione di un utile fittizio d’esercizio, pari a 931.858 euro, mascherando una situazione patrimoniale in realtà gravemente compromessa. Secondo lo studio PWC, la società avrebbe registrato perdite tali da erodere completamente il patrimonio netto, configurando la fattispecie prevista dall’articolo 2447 del Codice Civile. La stessa PWC stima infatti un patrimonio netto negativo superiore ai 90 milioni di euro, a conferma della profonda crisi patrimoniale in cui verserebbe Amt.
Un secondo filone delle contestazioni riguarda le omissioni informative e l’inerzia gestionale nei confronti degli organi di controllo, con riferimento a gravi mancanze nella comunicazione e nella tempestività delle azioni intraprese.
Tra le irregolarità segnalate figura innanzitutto il ritardo nella gestione della liquidità, dovuto al mancato invio tempestivo del piano di cassa richiesto dal revisore legale e alla tardiva rappresentazione delle tensioni di liquidità, comprese le esposizioni per debiti commerciali scaduti da oltre 90 giorni.
Viene inoltre contestata la mancata segnalazione tempestiva al Collegio Sindacale, che avrebbe dovuto ricevere comunicazione entro il 23 luglio 2025. A ciò si aggiunge l’inosservanza delle prescrizioni relative al Piano d’intervento amministrativo, che non sarebbe stato adottato e attuato con la necessaria sollecitudine e determinazione.
Infine, viene evidenziato un mancato riscontro alle richieste del revisore legale e alle osservazioni del Collegio Sindacale: le note datate rispettivamente 15 e 25 luglio 2025 non avrebbero ricevuto risposta adeguata, rivelando una condotta di inerzia e inadempienza che avrebbe ulteriormente aggravato la situazione economico-patrimoniale della società.
Un ulteriore punto di criticità riguarda la politica tariffaria e il mancato riequilibrio contrattuale, ritenuti elementi determinanti nel peggioramento dell’equilibrio economico di AMT.
La politica tariffaria sperimentale introdotta dalla società è stata adottata, secondo le contestazioni, senza un adeguato sistema di monitoraggio e priva di una istruttoria tecnica ed economica a supporto. Tale scelta avrebbe comportato una riduzione dei ricavi stimata in circa 8 milioni di euro rispetto al 2023, senza che vi fosse una copertura finanziaria sufficiente, in violazione degli accordi stipulati con il Comune di Genova e la Regione Liguria.
Parallelamente, viene segnalata una grave omissione nella gestione delle cosiddette “sotto-compensazioni”, stimate in circa 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Non risulta infatti che sia stato avviato alcun procedimento volto al riequilibrio contrattuale, nonostante l’impatto rilevante di tali importi sulla sostenibilità economica dell’azienda.
Un’ulteriore area di criticità riguarda l’aggravamento della posizione finanziaria netta e la gestione degli investimenti, che secondo le analisi presentano gravi lacune nella programmazione e nel controllo.
Dallo studio condotto da PWC emergono infatti carenze significative nella pianificazione degli investimenti, quantificati in circa 87 milioni di euro per il solo 2024. Questa gestione avrebbe comportato un eccessivo assorbimento di risorse finanziarie, contribuendo ad aggravare la situazione debitoria complessiva della società.
Contestualmente, viene segnalato un deterioramento della Posizione Finanziaria Netta (PFN), dovuto anche al ricorso a strumenti di finanziamento bancario come la cessione di credito per 12,7 milioni di euro destinata alla copertura del rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria. Tali operazioni avrebbero determinato un ulteriore incremento degli oneri finanziari e una crescente dipendenza dall’indebitamento bancario.
L’ultimo punto delle contestazioni riguarda la lesione del vincolo fiduciario che lega l’organo amministrativo alla propria dirigente, ritenuta responsabile di comportamenti incompatibili con il rapporto di fiducia e collaborazione richiesto dal suo ruolo.
In particolare, vengono segnalate condotte pubbliche e interne di critica e discredito nei confronti degli indirizzi e delle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione. La dottoressa Gavuglio avrebbe disatteso e contestato apertamente le linee strategiche del CdA, esprimendo posizioni di contrasto non solo all’interno della struttura aziendale ma anche in sedi istituzionali e durante riunioni ufficiali, compromettendo così il necessario rapporto di fiducia con gli organi di governo della società.
Alla dirigente vengono inoltre concessi cinque giorni di tempo per presentare eventuali controdeduzioni o giustificazioni in merito ai fatti contestati. Durante questo periodo, resterà sospesa dalle sue funzioni e non potrà accedere né ai locali aziendali né ai sistemi informatici della società.














