Nonostante il fluire del tempo e l'emergere di nuove estetiche decorative, il presepe conserva un ruolo centrale e insostituibile nell'immaginario collettivo del Natale. Rappresenta un gesto antico, un rituale che affonda le radici in una storia lontana, capace ancora oggi di unire le generazioni nella preparazione domestica.
Questa tradizione consolidata è stata affiancata negli ultimi anni, e per certi versi completata, da nuove e affascinanti usanze, come la creazione di elaborati mini villaggi natalizi per casa. Questi ultimi, spesso ricchi di luci, suoni e movimenti, rispondono a un desiderio, sempre più diffuso, di costruire mondi in miniatura e scenari fiabeschi. Eppure, la rappresentazione della Natività mantiene la sua unicità, forte di un'evoluzione secolare che l'ha vista trasformarsi nei materiali e nelle forme, adattandosi al sentire di ogni epoca senza mai perdere il suo significato intrinseco.
Le origini: dalla rappresentazione vivente alla scultura
Per comprendere l'evoluzione materica del presepe, è fondamentale risalire alle sue origini. La tradizione attribuisce comunemente la prima rappresentazione a San Francesco d'Assisi, che nel 1223 a Greccio realizzò non una composizione di statue, bensì un "presepe vivente". L'intento era puramente devozionale e didattico: mostrare al popolo, in modo tangibile e comprensibile, l'umiltà della nascita di Cristo, utilizzando persone reali e animali in una grotta.
Fu questo evento a innescare la tradizione. La trasposizione dalla scena vivente alla rappresentazione statica richiese tempo. Le prime Natività scolpite erano opere d'arte sacra destinate alle chiese, non alle case. Si trattava di gruppi scultorei realizzati con materiali "nobili" e durevoli, destinati a resistere nei secoli.
Un esempio emblematico è il gruppo ligneo dell'Adorazione dei Magi di Arnolfo di Cambio, datato 1291, originariamente parte di un presepe più ampio. In questa fase primordiale, i materiali d'elezione erano dunque il legno scolpito e dipinto, il marmo o la pietra, utilizzati da grandi artisti per creare opere di profondo significato spirituale.
L'età d'oro del presepe napoletano: la rivoluzione dei materiali
Una trasformazione radicale avvenne tra il Seicento e il Settecento, con l'esplosione del presepe napoletano, che segnò il passaggio dell'allestimento dalle chiese alle dimore aristocratiche.
Qui i materiali cambiarono radicalmente per rispondere a una nuova esigenza: la teatralità. La scena non era più solo la grotta, ma un intero spaccato di vita popolare brulicante di personaggi.
Per ottenere il massimo realismo, gli artigiani svilupparono una tecnica mista ingegnosa. Le statue, o "pastori", non erano più interamente scolpite in materiali pesanti. Si realizzava uno scheletro interno in fil di ferro, che garantiva la possibilità di muovere e posizionare i personaggi, poi rivestito di stoppa per dare volume. Solo la testa, le mani e i piedi, ovvero le parti visibili, venivano modellate finemente in terracotta dipinta. Questa innovazione permise una cura del dettaglio straordinaria e una produzione più versatile.
L'allestimento si arricchiva poi di cera per frutta e cibi, sughero per le montagne e tessuti pregiati per gli abiti, trasformando il presepe in una scenografia complessa che mescolava sacro e profano.
La democratizzazione: gesso, cartapesta e la diffusione popolare
Il presepe aristocratico napoletano era un lusso per pochi, ma nel corso dell'Ottocento la tradizione si "democratizzò", entrando stabilmente nelle case della borghesia e, successivamente, in quelle popolari.
Questa diffusione capillare fu resa possibile dall'introduzione di materiali molto più economici e leggeri. Il gesso divenne il protagonista indiscusso: colato in stampi, permetteva una produzione seriale di statuine a basso costo, che venivano poi dipinte a mano, spesso con finiture semplici.
In parallelo, soprattutto nel Salento, si sviluppò una straordinaria maestria nell'uso della cartapesta. Questo materiale povero, composto da carta, stracci e colla, si rivelò incredibilmente versatile nelle mani degli artigiani, capaci di creare figure espressive, leggere e dinamiche, caratterizzate da un forte pathos.
L'uso di gesso e cartapesta rese il presepe accessibile a tutti, permettendo a ogni famiglia di costruire la propria versione della Natività.
Le interpretazioni moderne: dalla resina al design minimale
Il Ventesimo secolo e l'era contemporanea hanno introdotto ulteriori variazioni. L'avvento delle materie plastiche ha portato alla diffusione di massa di set presepiali a costi irrisori, ma è nel campo della resina che si sono viste le evoluzioni più interessanti.
La resina, infatti, permette un livello di dettaglio paragonabile alla terracotta, ma con una maggiore resistenza e leggerezza rispetto al gesso. Accanto a questa produzione, l'artigianato artistico e il design hanno intrapreso strade completamente diverse. Oggi il presepe si spoglia di ogni elemento barocco per diventare minimale e concettuale. Ci sono Natività stilizzate in ceramica bianca, sagome essenziali in legno chiaro di ispirazione scandinava, o persino creazioni artistiche in vetro soffiato o metallo. In questa sua ultima evoluzione, il presepe dimostra una straordinaria flessibilità, dialogando serenamente con altre forme decorative, come i citati villaggi natalizi, con cui condivide la passione per la scenografia in scala ridotta.
Dai legni sacri delle chiese medievali alle resine moderne, il presepe ha cambiato volto e materia, ma continua a essere un potente catalizzatore di storie e un ponte tra la tradizione storica e l'intimità familiare.
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