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Attualità | 09 dicembre 2025, 12:54

Teatro in carcere: a Pontedecimo le detenute scoprono un nuovo mondo con "Per Aspera ad Astra"

Il progetto "Per Aspera ad Astra", sostenuto da Fondazione Carige e Teatro Nazionale di Genova, porterà alla messa in scena di "Alice Underground" nel marzo 2026, offrendo laboratori di recitazione, scenografia e sartoria all’interno del penitenziario

Teatro in carcere: a Pontedecimo le detenute scoprono un nuovo mondo con "Per Aspera ad Astra"

Una quarantina di detenute della casa circondariale di Pontedecimo stanno sperimentando il mondo del teatro grazie al progetto "Per Aspera ad Astra", promosso da Acri e sostenuto da Fondazione Carige, in collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova e riconosciuto dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria.

"Abbiamo lanciato un bando e fin dalle prime lezioni abbiamo riscontrato grande interesse tra le persone detenute", ha spiegato la direttrice della Casa circondariale, Paola Penco. "Tra le 35 e le 40 partecipanti hanno mostrato entusiasmo verso i diversi laboratori: dalla recitazione alla scenografia, dalla sartoria al videomaking".

Il progetto, sotto la direzione artistica di Elena Dragonetti, porterà alla realizzazione dello spettacolo "Alice Underground", una reinterpretazione del celebre romanzo di Lewis Carroll, in programma per marzo 2026.

"Sostenere "Per Aspera ad Astra" significa confermare un principio fondamentale per la Fondazione Carige", ha aggiunto il presidente Lorenzo Cuocolo. "La cultura può generare inclusione, autonomia e dignità anche nei contesti più fragili. Portare il teatro all’interno del carcere non è solo un gesto simbolico, ma un’opportunità concreta per offrire competenze, consapevolezza e possibilità di riscatto alle detenute".

Il percorso prevede corsi strutturati di recitazione, scenografia, sartoria e tecniche teatrali, trasformando la struttura penitenziaria in un vero e proprio laboratorio artistico.

"Il teatro deve entrare anche nei luoghi che vivono realtà di sofferenza e quotidianità differenti», ha sottolineato Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova. «Crediamo nella funzione sociale del teatro pubblico: portare l’arte nei contesti più difficili permette di creare occasioni di incontro, condivisione e inclusione. Il carcere femminile ha una vocazione particolare per attività che rendono possibile questo scambio, aprendo nuove prospettive e contenuti da costruire insieme".

Redazione

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