/ Attualità

Attualità | 03 gennaio 2026, 08:00

Sara Porrovecchio e la rinascita oltre l’arcobaleno: “Così ho trasformato la paura in un viaggio verso la vita”

Dalla diagnosi shock al sogno del libro ambientato nella sua amata Irlanda: l'autrice racconta come la fragilità sia diventata la spinta per rompere gli schemi e riscoprirsi attraverso la forza della scrittura

Sara Porrovecchio e la rinascita oltre l’arcobaleno: “Così ho trasformato la paura in un viaggio verso la vita”

Undici anni fa, una caduta banale tra le mura di casa ha cambiato per sempre la vita di Sara Porrovecchio. Ostetrica di mestiere, e oggi anche scrittrice, Sara ha trasformato un trauma personale in un’opera letteraria che parla di coraggio e riscoperta. L’abbiamo incontrata per farci raccontare come una prognosi infausta sia diventata il seme di una nuova consapevolezza e, poi, un libro, intitolato ‘Alla fine dell’Arcobaleno - Storia di un viaggio’ e auto pubblicato la scorsa estate.

Come nasce l’esigenza di scrivere questa storia? 

"Tutto è iniziato undici anni fa, a causa di un incidente domestico quasi ridicolo: una caduta in casa. Mi hanno portata al pronto soccorso e lì, quasi per caso, hanno trovato una massa sul rene. Avevo solo 33 anni e nel giro di quindici giorni mi sono ritrovata sotto i ferri per asportare l'organo, con il sospetto che si trattasse di un tumore maligno. Ma il vero baratro è arrivato dopo l'intervento: mi fu prospettata l'ipotesi di un raro tumore dei tubuli renali e gli esami sono andati avanti per molto tempo. Sono andata subito a cercare su internet e ho letto che, per quel tipo di patologia, la prognosi era di soli sei mesi di vita. Anche se poi si è rivelato essere un angiomiolipoma, che richiede solo controlli a vita, quel pensiero mi è rimasto dentro come un chiodo fisso".

Nel suo libro, la protagonista si chiama Emma. Quanto si ritrova in lei? 

"Emma è il mio alter ego romanzato. Come me, lei ha sempre vissuto una vita ordinaria, seguendo schemi canonici e annullandosi spesso per il benessere degli altri. Quando si trova davanti alla possibilità di avere solo sei mesi di vita, decide di rompere ogni schema. Mi sono chiesta ossessivamente: “Se avessi davvero solo sei mesi, cosa mi renderebbe felice?”. Emma sceglie di partire da sola per l’Irlanda, intraprendendo un viaggio che è sia fisico che emotivo, alla ricerca di quelle risposte che la vita quotidiana le aveva negato".

Perché ha scelto proprio l’Irlanda come scenario per questo viaggio interiore? 

"L’Irlanda è un posto dove io e mio marito Andrea ci sentiamo a casa; lui ci è stato tredici volte e io sette insieme a lui. È una terra che abbiamo girato in lungo e in largo, tanto che abbiamo voluto far forgiare lì le nostre fedi nuziali. Nel libro uso la metafora della pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, custodita dai folletti della tradizione irlandese. Ma il messaggio che volevo trasmettere è che il vero tesoro non è il raggiungimento della meta, ma tutto ciò che accade durante il percorso, le persone che incontri e i cambiamenti interiori che vivi".

Scrivere è sempre stato un suo desiderio, ma come è riuscita a passare dal "cassetto" alla pubblicazione? 

"È sempre stato il mio sogno, fin da quando ero adolescente e leggevo la letteratura inglese dell'Ottocento per evadere dalla realtà. Tuttavia, non mi sentivo mai all’altezza perché non avevo una preparazione specifica. Il merito è di Andrea: è stato lui a regalarmi un corso di scrittura con Michela Alessio della libreria "Libro Più" di Genova. Se non fosse stato per il suo sostegno costante, avrei lasciato quelle pagine chiuse in un cassetto. Presentare il libro il 13 settembre scorso, proprio nel giorno del compleanno di mio marito, è stato il coronamento di un percorso fatto insieme".

Qual è stata la sfida più grande nel mettere nero su bianco le sue emozioni? 

"Senza dubbio esporsi. Io sono di carattere molto chiuso e mostrare agli altri le mie fragilità non è stato facile. Durante una presentazione, una ragazza si è avvicinata per ringraziarmi di aver parlato della mia malattia e lì ho capito quanto la condivisione possa essere curativa. Ho scoperto che parlare delle proprie ferite aiuta non solo chi legge, ma anche chi scrive".

Questo libro è solo il primo capitolo di una storia più grande, vero? 

"Sì, è nata una trilogia. Il secondo libro, ambientato in Australia, tratterà il tema della perdita, mentre sul terzo, per ora, non voglio rivelare anticipazioni. Scrivere mi sta permettendo di conoscermi tappa dopo tappa. È un viaggio che continua, con la speranza che la mia storia possa far sentire meno solo chiunque stia attraversando un momento di difficoltà. Il secondo capitolo spero possa già essere pubblicato nel 2026".

Chiara Orsetti

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GENNAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium