La situazione in Venezuela accende il dibattito politico e civile anche in Liguria. Da una parte la netta condanna del Partito Democratico regionale all’azione militare statunitense, dall’altra la mobilitazione della comunità venezuelana di Genova che guarda con speranza agli ultimi sviluppi. Due letture diverse di una crisi definita da tutti “estremamente delicata”.
Il Partito Democratico della Liguria prende una posizione dura contro quella che definisce un’escalation militare avviata dal presidente statunitense Donald Trump. In una nota congiunta, il segretario regionale Davide Natale, i segretari delle Federazioni di Imperia, Savona, Genova, Tigullio e La Spezia, insieme alla responsabile Esteri della segreteria regionale Pd Margherita Mereto Bosso, affermano che “la democrazia non si esporta con le armi e gli attacchi unilaterali aumentano l'insicurezza e il disordine globali”.
Secondo i dirigenti dem, "non ci può essere un ordine mondiale giusto fondato sull'uso arbitrario e indiscriminato della forza come strumento di risoluzione dei conflitti o difesa di interessi economici e strategici». L’aggressione militare, proseguono, «riporta le lancette della storia sempre più verso una spartizione imperiale delle risorse e delle sfere di influenza tra le grandi potenze. A rimetterci, come sempre, sono e saranno i popoli e il diritto internazionale”.
Il Pd ligure invoca un ritorno alla diplomazia e al multilateralismo: “Occorre restituire alla politica il suo ruolo di mediazione, per rafforzare, anzi per ricominciare un cammino verso legami di maggiore solidarietà e cooperazione tra le nazioni”. E aggiunge: “Questo colpo di stato mascherato da operazione speciale moltiplica il caos e affievolisce le ragioni del dialogo: la democrazia non si esporta con le bombe e lo stato di diritto non si fonda sulla prevaricazione”.
L’appello finale è rivolto soprattutto all’Europa: “Si ristabilisca il primato delle leggi internazionali, si arresti questa folle corsa verso la terza guerra mondiale a pezzi, si ribadisca soprattutto in Europa un impegno collettivo per far cessare la voce delle armi e riaccendere il percorso di una pace davvero disarmata e disarmante”. E ancora: “No alla logica dell'equilibrio fra potenze, sì a un nuovo ordine multilaterale costruito su basi democratiche e di progresso dei popoli. La guerra, anche quella condotta attraverso la disinformazione, il terrorismo, le pressioni economiche e tecnologiche, non è e non può essere la soluzione di alcun problema”.
Di segno diverso il clima che si respira nella comunità venezuelana di Genova, che per questa sera alle 20 ha organizzato un presidio in piazza Caricamento. “La cattura di Maduro rappresenta un grande passo verso la libertà del Venezuela: finalmente possiamo intravedere una luce alla fine del tunnel”, afferma Soreilis Rojas, portavoce della comunità venezuelana genovese. Un sentimento di speranza che si accompagna però alla consapevolezza delle difficoltà ancora aperte: “La cattura di Maduro è solo l'inizio, perché il nostro Paese è ancora sotto il controllo di gruppi criminali e terroristici che sostengono il regime, guidati da Diosdado Cabello e Padrino López”.
Rojas sottolinea come le informazioni che arrivano dal Paese siano frammentarie: “Le notizie ufficiali che giungono dal Venezuela sono scarse e la situazione rimane estremamente delicata”. Da qui l’appello finale: “Ci resta solo pregare e sperare in un finale in cui gli unici vincitori siano la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani nel nostro Paese”.














