Che il crollo della palma sul dehor di piazza Sciolla, a Nervi, potesse avere conseguenze ben peggiori lo si sa fin troppo bene.
Quanto accaduto ieri, infatti, ha inevitabilmente riportato alla memoria i tragici fatti dello scorso 12 marzo quando il crollo di un’altra palma, questa volta in piazza Paolo Da Novi, costò la vita a Francesca Testino.
Un leit motif che questa volta, solo per puro caso, si limita alla conta dei danni e non piange nessuna vittima.
Ma a distanza di mesi, con una nuova amministrazione alla guida della città, è davvero cambiato qualcosa nella gestione del verde?
È l’interrogativo che si pone Giorgio Scarfì, esponente del Circolo Nuova Ecologia e storico ambientalista genovese.
“Dal giorno della tragedia a ieri cosa è successo davvero? - si chiede Scarfì -. Grandi annunci, task force, fondi promessi. Ma alla fine si è saputo pochissimo. Ho presentato domande scritte ad Aster e al Comune per sapere quanti controlli siano stati fatti, dove, con quali criteri di rischio. Una risposta completa non è mai arrivata. So che si è lavorato, e questo va riconosciuto, ma un resoconto pubblico non c’è stato”.
Per Scarfì, anche la nuova amministrazione, pur mostrando una maggiore sensibilità sul tema, non ha ancora impresso il cambio di passo promesso: “Nei primi mesi il tema del verde non è tornato con forza al centro del dibattito, nonostante fosse stato uno degli argomenti più discussi in campagna elettorale. Eppure la sicurezza non è un’emergenza improvvisa: è solo la punta dell’iceberg di una gestione sbagliata che dura da decenni”.
Il problema, sottolinea l’ambientalista, non è solo il controllo degli alberi per evitare crolli, ma l’assenza di una pianificazione complessiva: “Qui parliamo di risorse insufficienti, di organizzazione carente, anche di competenze. La sicurezza la fai con una gestione ordinaria e continua del patrimonio verde, non correndo a fare perizie o abbattimenti dopo ogni episodio”.
Scarfì guarda con preoccupazione anche ai grandi progetti verdi annunciati in città, dal Waterfront ai nuovi parchi urbani che rischiano di restare scollegati dalla realtà gestionale: “Come si fa a non essere contenti di questi progetti? Ma sotto non c’è una struttura tecnica ed economica in grado di sostenerli. Senza una visione, restano operazioni di facciata”.
Un altro nodo critico è quello delle piantumazioni: “Nel 2025 Aster parla di 226 alberi piantati contro 208 abbattuti. Sedici in più. Ma vengono abbattuti alberi maturi, enormi. La compensazione dovrebbe essere di cinque o dieci nuovi alberi per ogni grande albero perso. A Padova ne hanno piantati ottomila in due anni. Qui non siamo nemmeno lontanamente in pareggio”.
Sul fronte dei parassiti, come il punteruolo rosso che sembra essere la causa principale del crollo di ieri a Nervi, Scarfì ricorda scelte che oggi presentano il conto: “Altri Comuni hanno adottato trattamenti per contenere l’infestazione. A Genova si è scelto di tagliare e basta. Ora il problema si ripresenta, insieme ad altri parassiti come la Paysandisia. Il rischio zero non esiste, va detto chiaramente, ma qui manca una strategia”.
Centrale, infine, il tema della trasparenza, tema trasversale che tocca gli ultimi due cambi di amministrazione, dalla giunta Doria in poi: “Il censimento del verde è previsto da una legge del 2013. Nessun sindaco l’ha mai consegnato a fine mandato. Aster ha un censimento pronto dal 2022, ma non è pubblicato sul sito del Comune. Basterebbe un link. Senza dati accessibili, i cittadini non possono capire cosa succede”.
Scarfì allarga lo sguardo anche al verde privato, spesso dimenticato ma fondamentale per la qualità della vita: “Dopo il crollo di piazza Paolo da Novi c’è stata una sorta di caccia agli alberi, anche nel verde privato, con interventi spesso sproporzionati. Serve competenza, altrimenti si rischiano scempi inutili”.
La conclusione è un monito chiaro: “Un terremoto è una sorpresa. Questo no. Se questa mancata tragedia servirà davvero a cambiare approccio, ne sarò felice. Ma oggi ho le antenne dritte, drittissime”.














