Gianluigi Buffon torna a Genova e lo fa con parole che mescolano memoria, analisi e fiducia. A margine dell’evento “Teatro dei campioni”, serata conclusiva di “Liguria 2025 - Regione Europea dello Sport”, l’ex capitano della Nazionale ha raccontato il suo rapporto con la città, si è soffermato sul momento dell’Italia e ha commentato l’attualità calcistica, dal Genoa alla Sampdoria, fino alla Juventus.
Il legame con Genova è personale, profondo. “Sono di confine con la Liguria, io seppur toscano ho qui degli spaccati di vita molto belli e ancora presenti: avevo gli zii che vivevano a Genova, frequentavo la città e lo stadio Marassi. Vengo qui molto volentieri”. Un ritorno che porta con sé anche un ricordo simbolico: il pre-Mondiale del 1982 ad Alassio. Ma Buffon invita a non affidarsi ai segni. “Non aggrappiamoci solo a questo: abbiamo molte motivazioni per pensare che prenderemo parte ai prossimi Mondiali. La prima è che abbiamo una squadra forte, ragazzi in gamba e l’allenatore giusto”.
Spazio poi al Genoa, reduce dal cambio in panchina. “È arrivato in una situazione cupa e poi si è ripreso bene, con dei bei risultati. Domenica ha fatto un bel pari a San Siro e credo che l’impulso e l’energia di Lele si stiano vedendo. Con il Cagliari sarà una partita delicata e importante”. Un giudizio che si allarga anche ai singoli, come Lorenzo Colombo, cresciuto con la gestione Daniele De Rossi. “Vedendo quello che sta facendo e sentendo le dichiarazioni di Lele, ha un profilo che ha tutte le carte in regola per ambire alla Nazionale. Le porte sono aperte a chi merita: se continuerà così, e se migliorerà, saranno sempre aperte”.
Sullo stage mancato, Buffon è netto: “Non ci aspettavamo nulla di diverso, sapevamo le difficoltà. Domandare e proporre era doveroso, ma purtroppo non c’è stata la possibilità. Dovremo essere più forti e determinati per conquistare questo obiettivo”.
Inevitabile lo sguardo alla Sampdoria, oggi lontana dai fasti di un tempo. “In trent’anni ho visto sparire e ritornare squadre. Da quando è venuto meno il presidentissimo Mantovani è normale che qualcosa sia cambiato. Dispiace, perché vedere il pubblico sampdoriano, così presente e innamorato, e la squadra relegata nelle ultime posizioni di Serie B fa male. Ma credo che proprietà e dirigenti abbiano le carte in regola per riprendersi”.
Buffon non nasconde nemmeno il suo passato da simpatizzante rossoblù. “Ho avuto la possibilità di venire a giocare al Genoa, prima di diventare titolare al Parma: era definito il passaggio in prestito, poi il Parma cambiò le carte in tavola. Sarebbe stato un grande motivo di orgoglio”. Sul tema portieri, tra voci e presente, il giudizio è chiaro. “Leali, al netto di due incidenti che capitano a tutti, ha fatto un campionato importante. L’anno scorso è stato straordinario e fino a poche domeniche fa ha fatto cose egregie. In certi momenti il sostegno a un professionista serio non dovrebbe venire meno”.
Infine la Juventus, osservata speciale. “È partita con un piccolo gap da recuperare: farlo su Inter o Napoli è complicato. Ma da un mese la mano del mister è evidente. È una squadra in grande crescita e, fossimo ai nastri di partenza, avrebbe le carte per giocarsi lo scudetto”.















