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Attualità | 27 gennaio 2026, 13:49

Giorno della memoria, a Palazzo Ducale la cerimonia ufficiale. Antonio Scurati: "La lotta per la democrazia è la democrazia stessa"

Nella sala del Maggior Consiglio l’orazione dello scrittore e giornalista, dedicata alla “memoria del bene” incarnata da Sandro Pertini: “Ci insegna che la battaglia contro la reazione fascista è interminabile”. La sindaca Salis: “Il fascismo non è finito, servono anticorpi per riconoscerlo”

Si è svolta oggi nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale la cerimonia ufficiale del Giorno della Memoria, momento centrale del calendario di iniziative promosse a Genova per ricordare le vittime della Shoah. Una mattinata intensa, molto partecipata dagli studenti e dalle studentesse delle scuole cittadine, che ha intrecciato memoria storica, educazione civica e riflessione sull’attualità.

Oratore ufficiale dell’edizione 2026 è stato lo scrittore e giornalista Antonio Scurati. Presenti alla cerimonia anche numerose autorità, tra cui la sindaca Silvia Salis, vicepresidente del Consiglio regionale Simona Ferro, la prefetta Cinzia Torraco, gli assessori comunali Arianna Viscogliosi e Rita Bruzzone, il presidente del Consiglio comunale Claudio Villa, il consigliere Mario Mascia e la deputata Ilaria Cavo.. Nel corso della cerimonia sono state inoltre premiate le scuole che hanno partecipato alla prima fase della 24esima edizione del concorso nazionale “I giovani ricordano la Shoah”.

Ad aprire la mattinata è stata la prefetta Torraco, che ha ricordato come la Shoah rappresenti “una delle pagine più drammatiche della storia della nostra comunità”, sottolineando il valore particolare di questa giornata: “Non celebriamo una ricorrenza come le altre, ma ci fermiamo attoniti di fronte alla storia”.

Molto ampio e fortemente politico l’intervento della sindaca Silvia Salis, che ha scelto di rivolgersi in modo diretto soprattutto ai più giovani. “Il fascismo non è finito”, ha affermato. “Esistono persone fasciste che non sanno di esserlo, politici fascisti che non sanno di esserlo, Paesi fascisti che si vantano di essere democratici”. Per questo, ha spiegato, “è fondamentale sviluppare anticorpi, strumenti critici che ci permettano di riconoscere le nuove forme di fascismo, che hanno tutte in comune la violenza”.

Salis ha poi insistito sulla difficoltà di spiegare il fascismo in astratto, scegliendo un esempio concreto: “Il fascismo non è facile da spiegare, ma è un bullo. È qualcuno che si sente forte solo perché è in tanti, che se la prende con i più deboli. Ma è vigliacco, sempre. Ed è così che lo riconoscete”. Rivolgendosi idealmente ai bambini e ai ragazzi, ha aggiunto: “Quando vedete un compagno attaccato, quando vedete qualcuno preso di mira perché è più fragile, dovete scegliere di non essere fascisti. Dovete scegliere di aiutarlo, di riconoscervi in lui”.

La sindaca ha poi approfondito i meccanismi attraverso cui il fascismo si ripresenta nel tempo: “Il fascismo si nutre di semplificazioni: più forte contro debole, sicurezza contro caos. Sono slogan che sembrano rassicuranti, ma che servono solo a togliere libertà, una dopo l’altra, fino a quando non ci si accorge che non ne è rimasta nessuna”. Da qui il richiamo all’identità della città: “Chiunque porti un’idea progressista, chiunque creda nei diritti e nella dignità delle persone, troverà sempre casa a Genova. Noi abbracciamo l’idea di progresso, di una città aperta e accogliente, dove non esiste uno più forte degli altri”.

Nel suo intervento Salis ha anche allargato lo sguardo allo scenario internazionale: “Stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione, di grande violenza”. “Non solo l’Iran, dove un grido di dolore arriva dai più giovani che chiedono libertà, ma anche ciò che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, identificati da molti come la più grande democrazia del pianeta, fa orrore, mette i brividi”. Per questo, ha sottolineato, “la memoria non è un esercizio legato al passato, ma un’attività del presente e soprattutto del futuro”. “La storia non è una linea retta verso il progresso”, ha concluso, “può regredire in qualsiasi momento. Ed è molto semplice perdere i diritti che si hanno: la memoria serve a mantenere vivi gli anticorpi e a riconoscere l’ingiustizia quando ce l’abbiamo davanti”.

Il momento centrale della cerimonia è stato affidato all’orazione di Antonio Scurati, che ha scelto di ribaltare il punto di vista tradizionale del Giorno della Memoria. “Il Giorno della Memoria è, giustamente, memoria del male dal punto di vista delle vittime”, ha spiegato. “Attraverso le vittime ricordiamo il male e, inevitabilmente, anche i carnefici”. Ma, ha aggiunto, “una comunità, una nazione, non può fondarsi solo sulla memoria del male”.

Da qui l’invito a “provare a fare memoria del bene”. Pensando soprattutto ai ragazzi presenti in sala, Scurati ha spiegato di voler offrire “anche una memoria del bene, degli uomini giusti che contro il male hanno combattuto”. Per farlo ha letto un testo inedito, un breve racconto dedicato “alla vita di una vittima del fascismo, di un incarcerato, ma soprattutto di un uomo esemplare”. “Non è un concittadino”, ha precisato, “ma è un conterraneo ligure, ed è una figura a cui dobbiamo guardare come esempio”: Sandro Pertini.

“La memoria del bene è incarnata in Pertini”, ha sottolineato Scurati. “Non solo nella sua giovinezza trascorsa nelle carceri fasciste, ma in un’intera esistenza dedicata alla lotta contro il fascismo e contro il suo ritorno nel dopoguerra”. Un passaggio centrale dell’orazione ha riguardato l’attualità: “Non siamo stati vaccinati contro il fascismo”, ha ammonito. “La testimonianza di Pertini ci insegna che la lotta contro la reazione fascista è inesausta, interminabile. Non si arriva mai a una vittoria definitiva”. Da qui la riflessione conclusiva: “La lotta per la democrazia non è qualcosa che precede o segue la democrazia: la lotta per la democrazia è la democrazia stessa”.

Momento di forte emozione durante il lungo applauso rivolto a Gilberto Salmoni, ultimo sopravvissuto ligure ai lager nazisti, memoria vivente di una delle pagine più oscure della storia recente. Proprio nella giornata di ieri il Comune di Genova gli ha conferito il Grifo d’Oro, massima onorificenza cittadina.

A margine della cerimonia, alcuni studenti hanno raccontato il lavoro svolto nelle scuole. Leonardo Grillotti, della 5F del liceo Doria, ha spiegato: “Abbiamo partecipato a un progetto in memoria della Shoah, dividendoci in coppie per raccontare alle altre classi le storie della comunità ebraica di Genova. Io mi sono occupato di Riccardo Pacifici e Giorgio Labò”. Rebecca Farina ha invece sottolineato il valore simbolico del percorso sulle pietre d’inciampo: “Il nostro lavoro è stato un modo per lasciare un messaggio. Le pietre sono una metafora: inciampando torniamo indietro nel tempo e ricordiamo le vittime non solo il Giorno della Memoria, ma ogni giorno”.

Federico Antonopulo

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