Nel corso del 2025 il live streaming ha smesso di essere considerato come “solo intrattenimento” e si è consolidato al pari di un’infrastruttura culturale ed economica: sport, informazione, creator economy, eventi, formazione, retail e perfino nuovi formati ibridi (live + podcast + community).
La fotografia del settore, però, richiede attenzione: le stime di mercato variano molto perché dipendono da cosa si include (solo piattaforme consumer? anche soluzioni enterprise? advertising, SaaS, CDN, tool di produzione?). Detto questo, alcuni indicatori sono abbastanza solidi da raccontare dove siamo arrivati — e dove stiamo andando.
Un mercato già grande ma ancora in espansione
Tra le stime più citate nel 2025, Fortune Business Insights colloca il mercato delle video live streaming solutions a 160,57 miliardi di dollari nel 2025, con una traiettoria di crescita molto sostenuta negli anni successivi.
Altre ricerche con perimetri differenti (più o meno ampi) riportano numeri non sovrapponibili: per esempio Research and Markets indica un valore di 90,12 miliardi di dollari nel 2024 e una proiezione a 295,54 miliardi entro il 2030 per “live streaming market” (definizione e perimetro specifici del report).
La conclusione pratica, per chi lavora su strategie e budget, è semplice: il mercato è grande e cresce velocemente, ma prima di confrontare “valori” bisogna allineare la tassonomia (consumer media, eventi, soluzioni B2B, live commerce, tooling, advertising, ecc.).
Il punto sulle piattaforme più importanti
Sul lato consumer, Twitch resta un termometro utile perché pubblica trend e, tramite tracker indipendenti, consente confronti storici. Nel 2025, secondo TwitchTracker, gli utenti hanno guardato oltre 19 miliardi di ore di contenuti, con una media di circa 2,17 milioni di spettatori simultanei e circa 93.200 canali live in contemporanea (medie). L’annual recap ufficiale di Twitch evidenzia anche un forte spostamento verso formati “real life”: la categoria IRL registra un +186% di ore guardate rispetto al 2024.
Sul versante YouTube Live, un segnale chiave del 2025 è la centralità degli eventi “broadcast-like”: nelle classifiche per ore viste, sport e grandi organizzazioni guadagnano peso e scalano l’attenzione. E quando lo sport incontra la distribuzione live su piattaforme generaliste, i numeri possono diventare enormi: in India, la Prime Volleyball League ha comunicato 239 milioni di visualizzazioni tra TV live e YouTube, e un totale cross-platform di 1,1 miliardi (dati dichiarati nell’articolo).
Più rete, maggiore qualità
Il 2025 è anche un anno “abilitante” dal punto di vista tecnologico. L’ITU stima che nel 2025 il 5G copra il 55% della popolazione mondiale e che le sottoscrizioni 5G siano circa 3 miliardi, cioè circa un terzo del mobile broadband. Più capacità e minore latenza significano due cose: live più stabile per il grande pubblico e spazio per format che soffrono i ritardi (interazione, aste, learning, second screen, watch party).
Parallelamente, la compressione video continua a essere una leva economica enorme. Netflix ha comunicato che AV1 alimenta circa il 30% del suo streaming globale (dato di fine 2025) e che questo codec può ridurre banda e buffering in modo significativo; è un segnale importante perché AV1 non è solo “qualità”, ma costo marginale di distribuzione più basso — e quindi più sostenibilità per il live su larga scala.
Per il live puro, la partita è anche su latenze e affidabilità: SRT, WebRTC, LL-HLS e architetture edge stanno diventando scelte “di business”, non solo tecniche.
La crescita rapida (ma frammentata) della parte commerce
Nel 2025 la parte “commerce” del live streaming continua a crescere, soprattutto dove piattaforme, pagamenti e creator economy sono integrati. EMARKETER stima che negli USA le vendite via livestream e-commerce siano cresciute quasi del 50% nel 2025, arrivando a 14,64 miliardi di dollari, con un aumento degli acquirenti del 21,5% anno su anno.
Questo non significa che il live commerce “vale ovunque allo stesso modo”: in Europa, spesso è più vicino a format editoriali e brand entertainment; in Asia può diventare un canale di vendita massivo. La direzione, però, è chiara: interattività, fiducia e immediatezza stanno riscrivendo il confine tra contenuto e conversione.
Un piccolo focus sulla situazione in Italia
In Italia, i fondamentali digitali sono solidi: a inizio 2025 DataReportal riporta 53,3 milioni di utenti internet (penetrazione 89,9%) e 42,2 milioni di identità social (circa 71,2% della popolazione). Questo crea un terreno fertile per il live (sport, creator, eventi locali, informazione), ma al tempo stesso rende più difficile emergere: la vera scarsità non è la tecnologia, è l’attenzione.
Dal 2025 al 2026: cosa ci si può aspettare
Con l’avvento del nuovo anno, ecco alcuni punti focali per una crescita potenzialmente sempre più rapida:
Convergenza media-tech: broadcaster e istituzioni “tradizionali” investiranno sempre più su piattaforme social/video per raggiungere pubblici giovani e distribuzione algoritmica.
Monetizzazione più sofisticata: cresceranno modelli ibridi (abbonamenti, ads, sponsorship, tipping, licensing, commerce). Il live, per reggere i costi, dovrà diventare più “prodotto” e meno “solo performance”.
Qualità e affidabilità come vantaggio competitivo: codec più efficienti, produzione remota, strumenti di moderazione e safety, analytics in tempo reale.
Verticalizzazione: vedremo sempre più “live” specializzati. Oltre a Twitch e YouTube, prosperano portali con licenze e cataloghi verticali: streaming sportivo (es. DAZN), eventi e infotainment su piattaforme social (TikTok LIVE, Instagram Live), live su servizi OTT che sperimentano eventi (accordi su contenuti dal vivo), e anche portali autorizzati che sperimentano format live strutturati, con studi dedicati e presentatori, integrando tavoli con croupier in diretta, come avviene in alcune sezioni di live casino di operatori regolamentati come DomusBet.
Dunque, il 2025 conferma che il live streaming non è una moda ma un linguaggio e - soprattutto - un canale economico. Chi vincerà nei prossimi anni non sarà solo chi “va live” ma chi saprà progettare un’esperienza completa: distribuzione, community, qualità tecnica, sicurezza, formati replicabili e una monetizzazione coerente con il pubblico.
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