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Attualità | 03 febbraio 2026, 08:00

Anno nuovo, problemi vecchi: la vita quasi impossibile a Ca’ Nuova tra negozi chiusi, freddo e bus che non passano più

Il Comitato di Quartiere illustra le principali criticità: “Sempre più difficile il confronto con Arte: vengono giù calcinacci dai poggioli e non abbiamo neanche le protezioni”. La ‘piastra’ del quartiere sempre più abbandonata

Anno nuovo ma vita vecchia, anzi vecchissima, per gli abitanti della parte alta del quartiere di Ca’ Nuova, sulle colline tra VoltriPalmaro Pra’. Vecchissima perché ai problemi irrisolti da tempo si aggiungono quelli più recenti, e così il cumulo di magagne diventa sempre maggiore, le soluzioni si complicano e il morale dei residenti è sotto le scarpe. 

A battagliare, come da tantissimi anni a questa parte, c’è l’instancabile Comitato di Quartiere di Ca’ Nuova: è una delle poche luci accese rimaste non solo nella zona, ma anche su quella ‘piastra’ di via 2 Dicembre che un tempo era il cuore pulsante della parte alta del Cep (il quartiere è conosciuto popolarmente così, dalla sigla di Case a Edilizia Popolare) e adesso è un monumento all’abbandono. 

Non ci sono più il panificio, la tabaccheria, il supermercato (di cui si è parlato tantissimo, anche nelle aule istituzionali), mentre resistono lo sportello della Cgil, una parrucchiera, un ufficio postale (pure questo difeso tempo fa con le unghie e con i denti, a cominciare da una delle anime del quartiere, quel Nicolò Catania mancato nei giorni scorsi), la farmacia; funziona, per il momento, il nuovo ambulatorio medico, inaugurato nei mesi scorsi ma ancora bisognoso di entrare a pieno regime; e poi ci sono loro, donne e uomini del Comitato, che prosegue la sua attività anche in ricordo di Catania. 

A guidare il gruppo è oggi Fortunato Bellamacina: pure lui è arrivato su queste alture - un posto che può vantare un panorama mozzafiato, e forse solo questo è uno dei pregi rimasti e che non potrà ancora rovinare nessuno - quando le case popolari erano in costruzione. Palazzoni di otto, nove, dieci piani, che sin da subito hanno mostrato problemi strutturali, caduta di calcinacci, ascensori rotti, e poi adesso l’abbandono, il degrado e la piaga dell’abusivismo. 

Bellamacina elenca i problemi: “Anzitutto, c’è una cronica difficoltà a relazionarsi con Arte (ovvero l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia, che è proprietaria di moltissimi di questi stabili) e questo è un primo problema. Poi, c’è una altrettanto cronica mancanza di fondi, ed ecco che abbiamo sempre più bisogno. Servirebbero lavori straordinari di grandissima importanza, ma non vediamo neppure un banale ritocco”.

I palazzoni sulla piastra, grigi e gialli, quasi perennemente sferzati dal vento che arriva dalle alture retrostanti (anche per questo nel corso degli anni i poggioli sono stati sigillati con apposite finestrature) perdono calcinacci vistosamente, “ma le protezioni che sono state messe tempo fa ormai non tengono più e il pericolo che le persone si facciano male è concreto. In alcuni balconi, la protezione si è rovesciata al punto da diventare una sorta di tenda per l’appartamento sottostante. Non è una questione estetica, è proprio una questione di sicurezza che non c’è”

Il quadro è desolante: chi può permettersi un alloggio altrove, se ne va, lascia il proprio appartamento vuoto e poi non succede più nulla. “Ci sono anche le persone che mancano senza lasciare niente a nessuno. Così a poco a poco gli appartamenti si svuotano. La percentuale di alloggi sfitti - prosegue Bellamacina - arriva al 50%. Arte non prevede di rioccuparli perché in quasi tutti i casi necessitano di importanti lavori di ristrutturazione, e non ci sono le risorse. Ci sono lunghe liste d’attesa per l’alloggio popolare, ma non vengono prese in considerazione. E come va a finire? Finisce che arriva qualche abusivo, butta giù la porta, fa un allaccio illegale alla corrente elettrica e si stabilisce senza averne diritto. Ne abbiamo moltissimi casi, tutti segnalati. Ma nessuno si muove”. 

Il Comitato di Quartiere Ca’ Nuova segue la situazione di via della Benedicta, di via 2 Dicembre e di via Martiri del Turchino, dal Ponte Blu in poi. A proposito, il Ponte Blu: “L’anno scorso ci sono stati dei lavori, ma sono rimaste le limitazioni ai mezzi superiori alle 7,5 tonnellate. E noi abbiamo perso una linea del bus. Qui sopra arriva solo il 199, mentre non abbiamo più il 192: è un altro danno, enorme, alle persone che vivono qui e che per la maggior parte sono anziani e senza un mezzo proprio. Siamo senza posti dove fare la spesa e senza un modo per arrivare ai negozi dove poterla fare. Vivere qui è diventata una impresa”. 

Il Comitato chiede una revisione “della legge regionale che assegna gli alloggi popolari. Si introduca, come diciamo da tempo, la possibilità di scalare mensilità di affitto a quelle persone che dimostrano di poter fare dei lavori edilizi e strutturali in autonomia. Sarebbe già un primo modo per tornare a occupare appartamenti sfitti o che vengono occupati in modo abusivo”.

Il poliambulatorio è una nota positiva, “ma va segnalato alle persone che non sono di qui. Abbiamo chiesto di implementare la segnaletica stradale, altrimenti diventa complicato raggiungerlo”. 

Complicato come un altro punto che parrebbe di facile soluzione… e invece no. Bellamacina lo illustra: “Le maniglie delle nostre finestre non esistono più. Nel senso che non ci sono i pezzi di ricambio. Quindi, quando si rompono, non possiamo poi chiudere e siamo vittime di spifferi di ogni tipo, con conseguente aumento della spesa per il riscaldamento, vista la dispersione che si crea. Abbiamo fatto un censimento delle maniglie rotte: il 40% dovrebbero essere sostituite, mentre il 60% possono essere riparate. Anche su questo sollecitiamo un intervento da parte di Arte, perché così non possiamo andare più avanti”. Ca’ Nuova, un crogiuolo di criticità. 

Alberto Bruzzone

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