La data fissata sul calendario è quella di oggi. A Palazzo Tursi, sede della riunione programmata, riparte il confronto su uno dei temi più dibattuti delle ultime settimane: l’introduzione a Genova di quella che è tecnicamente definita come ‘Addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale’, ovvero la tassa di imbarco, dell’importo di tre euro a passeggero, che tanto ha acceso il confronto a fine 2025, in periodo di votazione del bilancio dell’ente pubblico, tra Civica amministrazione, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e gli stessi operatori portuali.
La situazione, anche in maniera opportuna, è stata lasciata decantare, ma adesso è tempo per il Comune di riprendere in mano il dossier. Alla riunione di oggi, convocata dalla sindaca Silvia Salis (che segue la vertenza in prima persona) e dal vicesindaco e assessore al Bilancio, Alessandro Terrile, parteciperanno rappresentanti di Autorità Portuale, Stazioni Marittime, Assagenti, Confitarma, Assarmatori e Clia (l’associazione internazionale delle navi da crociera): in pratica tutti i soggetti coinvolti da quel provvedimento, l’introduzione della tassa d’imbarco, che era già stato prospettato nelle precedenti amministrazioni di centrodestra, salvo non diventare mai operativo.
Si ricomincia dal primo colloquio tra Comune e operatori portuali del mese di dicembre (dove già alcune posizioni si erano ammorbidite, rispetto al muro contro muro di partenza) e l’obiettivo della Civica amministrazione è quello di studiare una soluzione applicativa che possa essere il più concertata possibile.
Il tutto partendo da alcuni punti che non sono negoziabili: ovvero, il fatto che la tassa d’imbarco vada introdotta nel 2026; l’importo da tre euro a passeggero (stabilito dalle precedenti Giunte Comunali); e la platea di soggetti interessati al pagamento, vale a dire tutti i passeggeri di traghetti e di navi da crociera in partenza dal porto di Genova, fatta eccezione solamente per quelli residenti nel Comune di Genova (la tassa verrà invece applicata, al momento, per tutti i residenti nella Città Metropolitana di Genova, cioè extra Comune capoluogo).
Su questi presupposti andrà intavolata una discussione che non parte certamente in discesa, anzi è assai delicata. Il vertice di oggi sarà il primo di una serie: le parti si metteranno al lavoro soprattutto sul come applicare la tassa di imbarco, su chi la dovrà effettivamente riscuotere e su come il Comune la potrà poi incassare. Allo studio c’è anche la possibilità di alcuni benefici di tipo fiscale per le compagnie che operano sul porto di Genova, sia traghetti che crociere.
Tra le ipotesi che si fanno avanti, c’è quella di inserire la tassa d’imbarco direttamente sul costo del biglietto: sarà poi Autorità Portuale insieme a Stazioni Marittime, sulla base del numero dei passeggeri effettivamente partiti dallo scalo genovese, a calcolare quanto le compagnie dovranno versare a Palazzo Tursi, una per una.
Per il 2026 non ci sono certezze su quando la tassa inizierà a essere riscossa: è presumibile però che il Comune intenda chiudere il confronto e partire prima della stagione estiva anche perché, come noto, è quella in cui il porto registra i maggiori traffici di persone sia in entrata che in uscita. Quanto all’introito, nelle previsioni di Palazzo Tursi si intende incassare tre milioni e mezzo di euro nel 2026 e cinque milioni di euro dal 2027 in poi. Soldi che porteranno beneficio nelle casse dell’ente pubblico, insieme all’aumento dell’addizionale Irpef, provvedimento che è sempre andato di pari passo con l’addizionale degli imbarchi, in base ad accordi con il Ministero dell’Interno che il Comune aveva preso negli anni passati.
“Contiamo di proseguire il tavolo con gli operatori anche con l’obiettivo di porre fine all’inadempimento dell’accordo del 2022, rilevato dal Ministero”, diceva il vicesindaco Alessandro Terrile lo scorso dicembre. Oggi le parti si rivedranno allo stesso tavolo dopo quasi due mesi.














