“Siamo costretti ad ascoltare sindacalisti di professione che non toccano un volante da vent’anni o espertoni mai visti prima. La sensazione è sempre la stessa: non hanno idea di quello che dicono”. Così afferma in un comunicato Cub Trasporti Autoferrotranvieri Genova, intervenendo sui conti di Amt dopo la pubblicazione del bilancio 2024, chiuso con un disavanzo da 56 milioni di euro, e sulle relative discussioni in questione.
Secondo CUB, la crisi attuale non nasce oggi ma “da almeno trent’anni di scelte politiche sbagliate che hanno ridotto AMT nelle condizioni che vediamo”. Una responsabilità diffusa, che parte dalle politiche nazionali sul trasporto pubblico locale: “I finanziamenti sono stati drasticamente ridotti e quei pochi fondi che arrivano non sono soggetti a controlli su come vengono spesi”.
Un nodo centrale è la gestione in house. “Per mantenere pubblica una società di trasporto come AMT bisogna accettare un ulteriore taglio del 15% dei finanziamenti nazionali, con l’obbligo di tenere i conti in ordine e senza passivi. In un territorio come quello ligure è quasi impossibile garantire il servizio in queste condizioni”, sottolinea il sindacato.
Poi c’è la questione logistica. La chiusura della rimessa di Boccadasse viene definita “un colpo gravissimo per il Levante cittadino”. Turni e vetture sono stati spostati su Mangini e soprattutto Gavette, “la rimessa più in difficoltà, costretta a gestire circa 600 lavoratori viaggianti contro i 200-250 delle altre strutture”. Il risultato? “Manutenzione ingestibile, organizzazione del personale al limite e continui disservizi”.
Altro passaggio chiave è la chiusura dell’officina Guglielmetti. “Era un presidio fondamentale, con operai altamente specializzati. È stata chiusa perché considerata un costo e si è scelto di esternalizzare i lavori seguendo logiche di profitto”, accusa CUB. “Un’operazione distruttiva per l’azienda”.
Nel mirino finisce anche la dirigenza, definita “di nomina politica e troppo incline ad assecondare scelte che nulla hanno a che fare con la salute di AMT”. Tra queste, la gratuità del servizio per under 14 e over 70 voluta dall’allora sindaco Marco Bucci. “Una marchetta politica per mantenere consenso”, la definisce il sindacato, ricostruendo l’operazione: “C’erano circa 12 milioni di euro del Ministero dell’Ambiente per ridurre le emissioni di CO2. Invece di rinnovare il parco mezzi, dopo il flop dei filobus inutilizzabili parcheggiati a Campi, si è deciso di far viaggiare gratis parte della cittadinanza”.
Una scelta che, secondo CUB, non ha ridotto l’inquinamento: “Gli under 14 non guidano e gli over 70 incidono poco sulle emissioni. In compenso l’afflusso di passeggeri è aumentato in maniera esponenziale senza potenziare il servizio, creando enormi disagi”. E il giudizio è tranchant: “Una supercazzola degna del Conte Mascetti”.
Critiche anche alla strategia sui mezzi elettrici. “Toti e Bucci hanno puntato tutto sui bus elettrici quando si potevano acquistare anche bus termici di nuova generazione”, sostiene il sindacato. “I bus elettrici hanno costi esorbitanti: rimesse da ristrutturare per motivi di sicurezza, spazi più ampi, energia elettrica per la ricarica. Tutto questo ha inciso pesantemente sui conti”.
E mentre le vetture restavano ferme per mancanza di manutenzione, “si è pensato di comprare autobus usati da ATM Milano, altri soldi buttati”.
Una situazione che, secondo CUB, era nota a tutti: “Opposizione, sindacalisti di professione, associazioni dei consumatori sapevano tutto. Nessuno ha mosso un dito. Oggi però cadono tutti dal pero, dalla vecchia giunta a quella attuale”.
La conclusione è un appello netto: “Se si vuole davvero risollevare AMT servono finanziamenti seri al Tpl, scelte politiche che non mettano a rischio l’azienda e dirigenti scelti per competenza, non per appartenenza”. E un ultimo avvertimento: “Chi ha arrecato danni economici ad AMT deve pagare”.














