La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Pesca Alessandro Piana, ha approvato il Programma regionale della pesca e dell’acquacoltura 2026-2028, lo strumento triennale di pianificazione che guiderà lo sviluppo del comparto ittico ligure nei prossimi anni.
“Con questo Programma – dice l’assessore – la Liguria compie un salto di qualità importante, dando continuità alla programmazione precedente, ma rafforzando in modo deciso gli interventi su sostenibilità, competitività delle imprese e ricambio generazionale, in piena coerenza con la Politica Comune della Pesca e con il Fondo europeo FEAMPA».
Il Programma 2026-2028 si fonda su tre macro-obiettivi strategici: sviluppo sostenibile della pesca, sviluppo sostenibile dell’acquacoltura e competitività delle imprese del settore.
Particolare attenzione viene riservata al ricambio generazionale, per la prima volta affrontato in modo strutturato a livello regionale: “È una scelta politica chiara – sottolinea Piana –. Investiamo sui giovani pescatori non solo con premi dedicati, ma anche sostenendo concretamente l’acquisto dei pescherecci. Vogliamo creare le condizioni perché i giovani possano scegliere questo mestiere e costruirvi il proprio futuro”.
Il Programma potrà contare su una dotazione finanziaria complessiva di 11 milioni di euro, di cui il 50% proveniente dall’Unione europea, il 35% dal MASAF e il 15% dalla Regione Liguria, risorse che saranno attivate attraverso bandi FEAMPA.
Tra le priorità anche il rafforzamento della governance del settore, con nuovi piani di gestione delle risorse ittiche, la semplificazione delle procedure amministrative, l’individuazione delle Zone Allocate per l’Acquacoltura (AZA), la promozione dell’associazionismo, della multifunzionalità, del pescaturismo e dell’ittiturismo, oltre a interventi su formazione, welfare e sicurezza del lavoro.
“La pesca e l’acquacoltura liguri – conclude l’assessore Piana – sono un patrimonio economico, sociale e culturale che va tutelato e rilanciato. La Liguria conta oltre 50 imprese ittituristiche, a fronte di una media nazionale di circa 3 imprese per regione, a conferma della centralità e della specificità del settore sul territorio. Con questo Programma mettiamo basi solide per un settore più moderno, sostenibile e competitivo, capace di affrontare le sfide ambientali ed economiche dei prossimi anni”.
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