Saranno completate oggi le operazioni per l’abbattimento del pino domestico della passeggiata Anita Garibaldi di Nervi, nei pressi del Castello.
La notizia, arrivata ieri dal Comune di Genova, non ha mancato di scatenare polemiche per la scelta di rimuovere la pianta, transennata lo scorso 26 gennaio con conseguente interdizione del tratto al passaggio di persone.
A intervenire con un’analisi dettagliata dei fatti è Giorgio Scarfì, storico ambientalista genovese, che ricostruisce i passaggi delle ultime settimane e contesta tempi e modalità della scelta.
La notizia del possibile taglio era circolata già dal 21 gennaio. Il 26 gennaio, durante una riunione urgente della Consulta del Verde, erano state fornite alcune spiegazioni tecniche e, per la prima volta, si era aperta alla possibilità di effettuare nuove perizie e valutazioni sullo stato dell’alberatura, trattandosi di un esemplare di particolare “pregio”.
Una richiesta, sottolinea Scarfì, “vecchia di anni e sempre precedentemente rifiutata”, ma applicata in altre grandi città come Milano e Padova. Per poter procedere con una seconda valutazione, con costi a carico di cittadini o associazioni, erano necessarie due condizioni: disporre delle precedenti perizie redatte da Aster e definire una procedura per consentire agli esperti indicati dai cittadini di “accedere” all’albero.
Solo l’11 febbraio, alle 16, poco prima che si diffondesse la notizia della decisione dell’abbattimento, dopo formale richiesta di accesso agli atti, è stato possibile visionare la documentazione. Secondo quanto riportato, il materiale deve ancora essere analizzato nel dettaglio, ma “ad una prima lettura emergono delle difformità rispetto al resoconto fatto alla consulta del 26 gennaio”, in particolare “sulla sequenza delle prove effettuate e sul nome di chi ha svolto le prove”. Inoltre, vengono segnalati “alcuni aspetti da chiarire sui tempi intercorsi tra una prova e l’altra nel passato”.
Un elemento centrale riguarda le prove effettuate dal tecnico scelto da Aster, risalenti a fine ottobre 2025. Nella perizia la pianta sarebbe stata classificata C/D e il documento sarebbe stato trasmesso ad Aster il 19 gennaio, quasi tre mesi dopo i test. Circostanze che, secondo Scarfì, non evidenzierebbero “nessun carattere di urgenza”.
Nel pomeriggio dell’11 febbraio, si legge nella nota, mentre “si stava seguendo il percorso stabilito per arrivare finalmente a una seconda valutazione prima di procedere all’abbattimento”, è arrivata la comunicazione del Comune di procedere al taglio nei prossimi giorni.
Una decisione che, per Scarfì, avverrà “senza dare la possibilità pratica di fare altre prove”, definita “una cosa in primo luogo di buon senso, prima di procedere ad un intervento irreversibile in particolare quando il valore estetico, ambientale ed economico della pianta è così significativo”.
Un comportamento, denuncia l’attivista, “del tutto corrispondente a quello tenuto dalla precedente giunta ad agosto 2024 per il famoso caso dei pini di ‘Brignole’”.
Infine, qualora non vi fosse più la possibilità “né pratica né teorica di fare queste prove su questo albero”, Scarfì riferisce che coloro che avevano chiesto le verifiche e dato la disponibilità a gestirle richiedono che l’albero, dopo l’abbattimento, “resti disponibile per le verifiche del caso da parte dei loro esperti”, come previsto dal vigente regolamento del verde.














