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Attualità | 12 febbraio 2026, 09:15

Amt, l’accusa di USB: “Piano di risanamento che liquida il servizio pubblico”

Il sindacato analizza il progetto aziendale 2025-2031: tagli per 20 milioni, 400 dipendenti in meno e isolamento dell’entroterra. “Si scaricano sulla città anni di errori politici”

Amt, l’accusa di USB: “Piano di risanamento che liquida il servizio pubblico”

Un piano di risanamento che ‘liquida il servizio pubblico’, che isola l’entroterra e che scarica sulla città anni di errori politici.

È durissima la posizione di USB Trasporti Genova alla pubblicazione del Piano di Risanamento 2025-2031 di Amt.

Un documento che il sindacato definisce come la conferma dei peggiori timori: un’azienda che cerca la salvezza sacrificando il presidio territoriale e scaricando il peso di anni di inefficienze politiche sulle spalle di dipendenti e cittadini. 

Secondo l’analisi sindacale, la crisi affonda le radici in finanziamenti pubblici strutturalmente inadeguati e nell'immobilismo degli enti locali, colpevoli di non aver adeguato i contratti di servizio e di aver accumulato debiti per oltre 60 milioni di euro relativi a prestazioni effettuate da Amt senza alcun compenso negli anni passati.

Uno dei punti più critici riguarda il destino del trasporto provinciale. Sotto la giustificazione di voler evitare sovrapposizioni con il servizio ferroviario, il piano prevede una "cura dimagrante" che ridurrebbe la produzione a circa 9,4 milioni di chilometri. Per USB, si tratta di una scelta che condannerà interi territori dell’entroterra all’isolamento, cancellando linee bus vitali per le comunità locali, ‘sotto la scusa di evitare sovrapposizioni ferroviarie’. Parallelamente, anche l’area urbana subirà una contrazione: il riassetto legato al progetto dei "4 Assi" si tradurrà in un taglio netto di oltre 1,5 milioni di chilometri, con la prospettiva per l’utenza di bus più affollati e tempi di attesa definiti "biblici".

Il sindacato pone l'accento sulla voce "efficientamento", denunciando come l'obiettivo di risparmio sia lievitato dai 2 milioni iniziali a oltre 20 milioni di euro, con una crescita esponenziale del 1000%. Questa enorme cifra non verrebbe recuperata solo tramite l'innovazione tecnologica, ma attraverso un peggioramento delle condizioni di lavoro e una pressione sulla macchina operativa che metterebbe a rischio la sicurezza e i diritti. 

‘Dove verranno presi questi soldi?’ Si chiede il sindacato. ‘La risposta è chiara: spremendo i lavoratori e la macchina operativa oltre ogni limite, a scapito della sicurezza e dei diritti, e riducendo il servizio’.

A questo si aggiunge la preoccupante strategia sul capitale umano: il piano prevede di non coprire il turnover, portando a una riduzione di quasi 400 lavoratori entro la fine del settennio. Per USB, eliminare chi garantisce la manutenzione e la guida dei mezzi equivale a privare l’azienda di un futuro.

Un altro fronte di scontro totale è la cosiddetta "privatizzazione strisciante". Il piano punta infatti con decisione sul sub-affidamento a vettori esterni. Per il sindacato, questa è una privatizzazione mascherata che precarizza il lavoro e abbassa le tutele complessive, trasformando AMT da gestore pubblico a semplice "passacarte" per i profitti dei piccoli imprenditori privati del settore. La mobilità, ricorda USB, è un diritto costituzionale e non un lusso da tagliare per far quadrare i bilanci.

Davanti a questo scenario, USB Trasporti ribadisce la propria opposizione a quello che definisce un "Piano di Liquidazione". Le richieste sono chiare: stop ai sub-affidamenti con il mantenimento di un servizio 100% pubblico e internalizzato, copertura totale del turnover tramite assunzioni immediate e blocco di qualsiasi taglio ai chilometri percorsi. Il sindacato è ora in attesa di incontrare i vertici di AMT per conoscere le misure attuative, dicendosi pronto a una mobilitazione immediata per difendere il lavoro, l'utenza e l'identità pubblica del trasporto genovese.

Redazione

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