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Attualità | 02 marzo 2026, 13:25

Guerra in Iran, Messina (Assarmatori): "Monitoriamo la situazione, priorità alla sicurezza degli equipaggi"

Sull'impatto economico afferma: "Il blocco di quest'area coinvolge il traffico marittimo principalmente relativamente alle petroliere e alle gasiere, e quindi al trasporto di greggio e gas"

Guerra in Iran, Messina (Assarmatori): "Monitoriamo la situazione, priorità alla sicurezza degli equipaggi"

"Stiamo monitorando, insieme ovviamente agli uffici delle varie compagnie di navigazione, l'evolversi della situazione, in stretto contatto con le autorità italiane, a partire dal ministero degli Affari Esteri e dalla rete diplomatica delle nostre ambasciate in zona, e con i nostri referenti italiani della Marina Militare all'interno della missione europea Aspides, che presidia l'area dello Stretto di Bab el-Mandeb, tornata al centro dei riflettori per le nuove minacce degli Houthi".

Così Stefano Messina, presidente di Assarmatori, l’associazione degli armatori aderente a Confcommercio, fa il punto sulla situazione delle navi nell’area del Mar Rosso, tornata ad alta tensione con l’allargarsi del conflitto in Medio Oriente dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran.

"Gli aggiornamenti sono costanti", sottolinea Messina, evidenziando come la priorità assoluta sia la tutela delle persone: "La preoccupazione prioritaria è chiaramente per il personale marittimo e il personale a terra nelle località coinvolte dai potenziali attacchi; ogni Paese aggiorna le proprie decisioni ed autorizzazioni nel corso della stessa giornata".

Sul piano operativo, un elemento critico riguarda le assicurazioni. "Le compagnie di assicurazione hanno disdettato per questa zona le coperture definite 'extra war risk': significa che le polizze devono essere ricontrattate caso per caso, come avviene normalmente in questi frangenti", spiega il presidente di Assarmatori, precisando che il tema riguarda in particolare le navi che non si trovavano già nell’area considerata teatro di guerra.

L’impatto economico è evidente. "Il blocco di quest'area coinvolge il traffico marittimo principalmente relativamente alle petroliere e alle gasiere, e quindi al trasporto di greggio e gas", osserva Messina.

Per quanto riguarda il gas, tuttavia, il peso sull’Italia sarebbe più contenuto: "Relativamente al gas, dall'inizio del conflitto russo-ucraino l'Italia ha saputo diversificare le fonti di approvvigionamento e quindi l'impatto è più limitato".

A preoccupare è soprattutto il riacutizzarsi delle tensioni nello Stretto di Bab el-Mandeb, snodo strategico per i collegamenti tra Mar Rosso e Oceano Indiano. "Registriamo un riacutizzarsi della tensione intorno allo Stretto di Bab el-Mandeb: a preoccupare sono le nuove minacce degli Houthi di colpire le navi in transito verso il Canale di Suez che abbiano un qualche legame con Israele e con gli Stati Uniti. Purtroppo non si tratta di una novità e le compagnie di navigazione si sono ormai attrezzate adeguatamente per evitare problemi e interruzioni della catena logistica, con il passaggio attraverso il Capo di Buona Speranza, circumnavigando l'Africa, o con la protezione garantita dai militari della missione Aspides".

Redazione

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