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Attualità | 16 aprile 2026, 18:51

Fegino, dieci anni dal disastro ambientale: “Molte domande restano senza risposta”

Il Comitato spontaneo cittadini Borzoli e Fegino ripercorre lo sversamento del 2016 e denuncia: “Monitoraggi insufficienti, opere in ritardo e nessuna risposta su più fronti del territorio”

Fegino, dieci anni dal disastro ambientale: “Molte domande restano senza risposta”

A dieci anni dallo sversamento che il 17 aprile 2016 ha coinvolto l’area di Fegino e il bacino del Polcevera, il Comitato spontaneo cittadini Borzoli e Fegino torna a ricostruire quanto accaduto e a rilanciare le criticità ancora aperte sul territorio.

Secondo la ricostruzione del Comitato, tutto avvenne intorno alle 19.42, quando un residente tentò di contattare il numero verde indicato sulle paline lungo il tracciato dell’oleodotto. Un sistema che attraversa in gran parte l’alveo del rio Fegino e del rio Pianego e che collega il Porto Petroli di Multedo alla raffineria IPLOM di Busalla, in Valle Scrivia. “Non ricevette alcuna risposta”, si legge nella nota dei cittadini.

Poco dopo si sarebbe verificata la rottura della condotta e la fuoriuscita di una quantità stimata in circa 700 mila litri di petrolio. Il materiale si sarebbe riversato nei corsi d’acqua fino a raggiungere il Polcevera e poi il mare, con effetti arrivati – secondo quanto riportato – fino alle coste francesi.

Nel ricordo del Comitato, un ruolo decisivo nella gestione dell’emergenza fu quello dei Vigili del fuoco. “Un intervento tempestivo e competente che non smetteremo mai di ringraziare”, scrivono i cittadini, che allo stesso tempo evidenziano criticità nella gestione iniziale da parte del gestore dell’infrastruttura.

La dinamica si inseriva in un contesto idraulico particolare: il rio Fegino era allora in condizioni di sostanziale secchezza. “La fortuna è stata che il rio fosse praticamente asciutto”, sottolinea il Comitato, che ricorda come il territorio sia comunque soggetto a frequenti criticità idrogeologiche e sia interessato da lavori di adeguamento ancora non conclusi.

Tra i nodi ancora aperti c’è infatti il terzo lotto degli interventi sul rio Fegino. I cittadini riferiscono di aver chiesto a gennaio la convocazione di un’assemblea pubblica per affrontare il tema, insieme ad altre questioni del quartiere, tra cui la situazione dell’istituto comprensivo di Borzoli. “Ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta dall’amministrazione”, denuncia il Comitato.

Sul fronte ambientale, il gruppo sottolinea come, dopo le prime operazioni di messa in sicurezza e rimozione del materiale contaminato, il monitoraggio dell’ecosistema non sia stato, a loro giudizio, adeguatamente proseguito nel tempo. “Non abbiamo grandi ritorni se non i primi rilievi”, si legge nella nota, che evidenzia anche il passaggio delle competenze a livello ministeriale come fattore che avrebbe allontanato il controllo diretto delle comunità locali.

Un passaggio importante riguarda anche il percorso giudiziario. A seguito di un esposto presentato dal Comitato, si sono attivati la Procura e la Prefettura. “Oltre al piano di emergenza esterno, che non era aggiornato come dovrebbe, si è provveduto ad aggiornare i piani di emergenza delle aziende a rischio incidente rilevante presenti nel Comune”, ricordano i cittadini.

Nel 2020 la società ha patteggiato la pena con sanzioni economiche e confisca di somme per illecito amministrativo, mentre l’allora direttore è stato condannato a un anno e a una multa. “Una soluzione che ha di fatto escluso la possibilità per i cittadini di costituirsi parte civile”, osserva il Comitato, che sottolinea come resti irrisolta la questione del danno ambientale e sanitario complessivo, mai quantificato attraverso studi epidemiologici strutturati.

Nel documento viene anche richiamata la necessità di una prospettiva di riconversione ecologica dell’area e di un rafforzamento degli strumenti di controllo pubblico. “Il sindaco, quale primo responsabile della salute dei cittadini, dovrebbe poter intervenire con prescrizioni supportate da monitoraggi continui e non a spot”, affermano i residenti.

Un ulteriore nodo riguarda la normativa sugli oleodotti, oggi non pienamente ricompresi nella disciplina Seveso III. Il Comitato ricorda una petizione presentata insieme all’associazione Altra Liguria e arrivata in Parlamento, da cui era scaturita una proposta di modifica normativa poi rimasta senza seguito. “Era stata messa in un cassetto dai governi che si sono succeduti”, si legge nel testo.

Infine, i cittadini tornano sui lavori in corso per l’interramento delle tubature, definiti “impattanti” e ancora privi, a loro dire, di adeguata comunicazione pubblica. “Non si conoscono tempistiche certe per la rimozione delle condotte ancora presenti nell’alveo del rio Fegino”, scrivono, evidenziando anche problemi di stabilità dei versanti e di rinaturalizzazione delle aree di cantiere.

“In questi dieci anni abbiamo cercato di portare avanti la lotta per vivere in un quartiere sicuro e salubre”, conclude il Comitato. “Alcune cose siamo riusciti a migliorarle, molte, troppe, aspettano ancora risposte. Non smetteremo di occuparci del territorio, nonostante l’amarezza”.

Redazione

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