La svolta è arrivata con Giulia. Tutti ormai, nel mondo della scuola, la chiamano così, senza neppure pronunciare il cognome. È da quel preciso momento, dal femminicidio di Giulia Cecchettin, dal clamore mediatico che ne è susseguito, nonché dall’enorme impegno messo in campo da suo padre Gino, che il mondo dell’istruzione secondaria, ma anche quello della primaria e ultimamente anche dell’infanzia, si è reso conto che sul tema dell’educazione affettiva non si poteva più tentennare e che, al contrario, andava imposta una netta accelerata.
Questo è il primo anno scolastico in cui i risultati sono concreti e si contano con i numeri. “Abbiamo triplicato il nostro personale e le richieste di nostra presenza nelle scuole con i nostri corsi. Sono rivolti sia alle secondarie di primo e secondo grado e, specialmente da questo ciclo scolastico, alla primaria e all’infanzia”. A parlare è Chiara Nardini, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Edusex, una delle principali realtà in Liguria che si occupa di educazione alla sessualità e all’affettività nel mondo della scuola ma non solo.
“È proprio dopo il femminicidio di Giulia - racconta la professionista genovese - che la domanda è aumentata, e di conseguenza è aumentata l’offerta da parte nostra, che siamo una delle associazioni maggiormente accreditate, ma anche da parte di altre realtà di esperti. L’essere esperti e qualificati è fondamentale per approcciare questi tipi di tematiche, a partire dalla scuola dell’infanzia”.
Non solo le materne comunali, quindi, come illustrato qualche settimana fa dalla sindaca Silvia Salis, hanno introdotto l’educazione affettiva tra i banchi: anche le statali affrontano analogo percorso “e se negli anni passati eravamo concentrati su medie e superiori, proprio da quest’annata scolastica sono partite le richieste da parte di materne ed elementari”.
Tra gli istituti comprensivi che hanno aderito in maniera più massiccia ci sono quello di Pegli, quello di Serra Riccò e Sant’Olcese, gran parte delle scuole primarie del centro città. La Direzione Regionale Scolastica segue da vicino il fenomeno e il provveditore agli studi di Genova, Alessandro Clavarino, osserva: “È importante che dentro alle scuole ci sia una formazione seria e consapevole, stabilita da tutti gli organi collegiali. Altrettanto importante, però, che non si esca dai confini delle attuali direttive ministeriali”.
“Le prime chiamate negli anni scorsi - ricorda Chiara Nardini - arrivarono perché tra i minorenni giravano video pornografici. Poi, a poco a poco, si è capito che non sarebbero bastati interventi a spot. Ed è nata una proposta formativa completa. Tutto ruota intorno al tema del consenso: è la chiave di accesso per parlare di tutto il resto”.
Edusex opera con quattro moduli, adattabili a seconda dell’età: il consenso, la conoscenza dei corpi, l’esplorazione della propria identità e la relazione online. Sull’educazione affettiva punta in maniera massiccia, tra gli altri, l’IC Pegli: “Sono stati proprio molti genitori a sollecitarci in questo senso - raccontano la preside Marina Orselli e la prima collaboratrice Maria Paola Pizzorni - Alla proposta di Edusex aderiscono 235 alunni della secondaria, 232 della primaria e 120 dell’infanzia, suddivisi nei vari plessi. Questa richiesta è stata ancora più forte in questo anno scolastico perché vi è sempre più la consapevolezza che formare possa essere una possibilità importante per prevenire le situazioni gravi. La famiglia è consapevole di dover essere supportata e sa che la parola di professionisti può essere la via più giusta da perseguire». «Noi non entriamo mai nella sfera intima - conclude Chiara Nardini - ma mettiamo dei paletti chiari: senza rispetto e senza consenso non devono esistere rapporti di alcun tipo”.














