Negli ultimi anni la prevenzione delle malattie del fegato ha fatto un passo avanti grazie all’elastosonografia epatica, un esame rapido e non invasivo che consente di valutare lo stato di salute del fegato senza ricorrere alla biopsia.
L’elastosonografia epatica – chiamata anche elastografia epatica – misura la rigidità del tessuto epatico, un parametro strettamente collegato alla presenza di fibrosi, ovvero la formazione di tessuto cicatriziale che si sviluppa quando il fegato subisce danni prolungati.
La fibrosi rappresenta una fase iniziale e potenzialmente reversibile del danno epatico; se trascurata, può evolvere in cirrosi, con conseguenze importanti per la salute.
La procedura utilizza una tecnologia a ultrasuoni. Una sonda appoggiata sulla parete toracica invia leggere vibrazioni nel fegato e misura la velocità con cui le onde si propagano nel tessuto.
Fegato più elastico → onde più lente
Fegato più rigido → onde più rapide
Il risultato viene espresso in kilopascal (kPa), unità di misura della rigidità dell’organo.
Tra i dispositivi più diffusi c’è il FibroScan® utilizzato presso il Poliambulatorio MediSAT di Torino.
L’ esame è indicato per:
Pazienti con epatite cronica B o C
Persone con steatosi epatica (fegato grasso)
Soggetti con consumo eccessivo di alcol
Pazienti con alterazioni persistenti degli esami del sangue (transaminasi elevate)
Monitoraggio di malattie epatiche già diagnosticate
La procedura dura circa 20 minuti, è indolore e richiede 4 ore di digiuno da cibi solidi.
In passato, per valutare la fibrosi era spesso necessaria la biopsia epatica, una procedura invasiva che si effettua inserendo un ago sottile tra le costole, spesso sotto guida ecografica.
Oggi, in molti casi, l’elastosonografia permette di ottenere informazioni affidabili senza rischi e con la possibilità di ripetere il test nel tempo per monitorare l’evoluzione della malattia.
La diffusione della steatosi epatica legata a sovrappeso, diabete e sindrome metabolica rende sempre più centrale la diagnosi precoce. L’elastosonografia rappresenta uno strumento chiave per intercettare il danno epatico prima che diventi irreversibile.
In un contesto in cui le malattie del fegato sono spesso silenziose nelle fasi iniziali, un esame semplice e rapido può fare la differenza tra prevenzione e complicanze.
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