“Il dossieraggio è un reato. Tra i nostri compiti c’è quello di elaborare e commentare la rassegna stampa. Il termine dossier è usato ad hoc ed è diffamante”. Con queste parole il portavoce del presidente della Regione Liguria Federico Casabella ha aperto la conferenza stampa convocata nel primo pomeriggio in sala trasparenza, a seguito della pubblicazione degli articoli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano sul presunto dossier contro il quotidiano genovese Il Secolo XIX.
L’incontro arriva mentre la Procura di Genova ha aperto un fascicolo, al momento formalmente a carico di ignoti, dopo l’esposto presentato lo scorso 6 marzo dal direttore del giornale Michele Brambilla, che ha querelato Casabella per diffamazione. Il fascicolo è arrivato sulla scrivania del procuratore capo Nicola Piacente.
Al centro della vicenda ci sarebbe un report realizzato dall’ufficio stampa della Regione Liguria che analizzava articoli, titoli, fotografie e spazi dedicati ai candidati durante la campagna elettorale per le elezioni comunali di Genova. Secondo quanto riportato da Repubblica e Il Fatto Quotidiano, il documento sarebbe stato inviato anche all’editore del Secolo XIX, con l’obiettivo di contestare la linea editoriale del giornale.
Casabella, in conferenza stampa, ha respinto la ricostruzione. “Nel documento in discussione si commentano notizie, strutture, titoli e articoli su base editoriale, mai la professionalità dei singoli giornalisti. Il nostro operato è quello di raccogliere articoli da sottoporre al presidente con concretezza e mai con giudizi sterili”.
Secondo il portavoce si tratta di un lavoro ordinario per un ufficio stampa istituzionale. “È la nostra attività quotidiana di rassegna stampa, richiesta con maggiore attenzione dal presidente”. Casabella ha poi ricostruito l’origine della vicenda, spiegando che già nei mesi scorsi lui e il suo staff erano stati convocati dall’Ordine dei giornalisti. “La vicenda nasce a gennaio quando io e il mio staff siamo stati convocati dall’Ordine dei giornalisti per riferire a una segnalazione anonima sulla presenza di dossier”.
“Per noi non c’è stato nessun seguito”, ha aggiunto, spiegando che l’Ordine avrebbe poi sentito anche i caporedattori delle principali testate locali. “L’Ordine ha convocato tutti i caporedattori delle testate locali per chiedere se avessero ricevuto pressioni da parte nostra. Ad oggi non mi risultano altre segnalazioni”.
Il portavoce ha inoltre criticato la diffusione sulla stampa di elementi relativi all’istruttoria. “Su stampa nazionale è stato ricordato che io e Diego Pistacchi abbiamo rivendicato la paternità del documento durante il colloquio con l’Ordine. È evidente una violazione deontologica riferire a terzi contenuti di un’istruttoria in corso”.
Casabella ha quindi annunciato di aver incaricato i propri legali di valutare eventuali azioni. “Ho incaricato i miei legali di valutare come rispondere, anche con una controquerela per diffamazione sulle menzogne e sul contenuto diffamatorio dei due articoli e sulla definizione della nostra attività come dossieraggio”.
Il portavoce ha ribadito che, a suo giudizio, il documento contestato non può essere definito un dossier. “Dossieraggio è una parola che non appartiene al tipo di attività che abbiamo fatto. Non è un dossier: è banalmente una rassegna stampa come fanno tutti gli uffici stampa di questo mondo, commentata evidenziando quelle che secondo noi erano situazioni in cui c’erano articoli critici nei confronti dell’attività della Regione Liguria o dell’attività politica del presidente Bucci e che non ritenevamo corretti”. Secondo Casabella quei materiali erano destinati esclusivamente al presidente. “Il nostro lavoro era per il presidente e finiva sulla scrivania del presidente”.
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, che ha parlato più volte di “grande equivoco” e ha escluso qualsiasi tentativo di pressione sui giornali. “Mai fatto una lettera a un direttore se non una volta, quando ero giovane e capo boy-scout. C’era stato un articolo sugli scout con cui non ero d’accordo, ma non era neanche del Secolo XIX. Poi mai fatto altro”.
Il presidente ha spiegato che il rapporto con il direttore del Secolo XIX sarebbe nato nell’autunno del 2024. “Nelle prime conversazioni con Brambilla, a ottobre 2024, abbiamo parlato con reciproca richiesta di avere feedback, dirsi se eravamo d’accordo o meno su alcune cose”. “È andato avanti fino a novembre del 2025 - ha proseguito - e abbiamo continuato a farlo tante volte. Poi a un certo punto lo abbiamo fatto anche in modo scritto”.
Secondo Bucci si trattava di scambi riservati tra lui e il direttore del giornale. “Il rapporto tra il sottoscritto e il direttore su cose importanti non è dossieraggio, c’è tutto scritto e documentato”. Il presidente ha sottolineato che quei confronti avvenivano in modo privato. “Uno avrebbe potuto renderlo pubblico, io non sono d’accordo. Posso dirlo pubblicamente, ma non abbiamo fatto questo perché sarebbe un brutto messaggio dirlo pubblicamente. Ho il diritto di farlo come tutti i cittadini”.
Bucci ha definito “ridicolo” il termine dossieraggio. “È tutto un grande equivoco, non c’è alcun dossieraggio. È un termine ridicolo, non esiste”. Il presidente ha anche criticato la diffusione della vicenda sui media nazionali. “Il problema è che qualcuno lo ha reso pubblico quando era stato deciso di non farlo”. “Queste sono cose confidenziali - ha aggiunto -, cose che facevano parte di una sfera confidenziale su cui non c’è nulla da discutere”. E ancora: "Qualcuno mi ha paragonato a Benito Mussolini: se non altro lui non aveva la barba - ironizza -, ma mi pare esagerato. Mica mi arrabbio, dico non sono d’accordo", sottolinea.
Bucci ha inoltre sottolineato che, a suo giudizio, non c’è stato alcun tentativo di imporre una linea editoriale al quotidiano. “Non abbiamo titolo per dettare la linea a nessuno e non lo facciamo”. “Quando vedo qualcosa che non è corretta lo faccio notare al direttore in modo riservato senza dirlo in pubblico”. Il presidente ha ribadito più volte questo concetto. “Noi non dettiamo la linea a nessuno. Non abbiamo titolo per farlo e non lo facciamo”.
Alla domanda di un giornalista se un presidente possa indicare come dovrebbe essere impostato un giornale, Bucci ha replicato: “Non ho mai detto linea. Non tollero una cosa del genere. Noi non dettiamo la linea a nessuno”. Durante l’incontro è stato chiesto anche come i documenti siano arrivati all’editore del Secolo XIX. “Questo non lo so - ha risposto Bucci - io ho parlato con Brambilla”.
Il presidente ha inoltre sottolineato che il rapporto con il direttore del giornale prevedeva uno scambio reciproco di opinioni. “L’accordo era scambiarsi i feedback. Lui li fa nei miei confronti e io li faccio nei suoi come giornale, non come persona”. Bucci ha aggiunto di essere rimasto sorpreso dalla diffusione pubblica della vicenda. “Sono molto sorpreso. È assolutamente inaccettabile che una cosa che a livello personale deve diventare pubblica”. E aggiunge: "Mi dispiace per la sindaca, lo ripeto, mi dispiace per il team che è stato sottoposto a queste cose ma quando in realtà sono cose fatte per il sottoscritto e nessuna volontà di diffondere niente".
“Come è uscita? E che ne so io - ha replicato ad una domanda dei cronisti presenti - io non l’ho fatta uscire, questo è poco ma sicuro. Io non sono responsabile di questo e i miei documenti non li do a nessuno”. Il presidente ha ribadito che, secondo lui, la vicenda "è tutto un grande equivoco”. E ha concluso: “Si scioglierà come neve al sole”.
BALLEARI: "RISPETTO PER LE ISTITUZIONI LIGURI E FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA"
"Apprendo dalle agenzie dell’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Genova su una vicenda che, allo stato, è ancora tutta da chiarire. Confido nel lavoro della magistratura affinché venga fatta piena luce nel più breve tempo possibile. Nel frattempo è doveroso tutelare l’onorabilità delle istituzioni liguri e della Regione Liguria, che non può essere messa in discussione sulla base di ipotesi ancora da verificare. Esprimo, inoltre solidarietà, al portavoce Federico Casabella e allo staff del Presidente Marco Bucci, finiti sulle pagine dei quotidiani senza che, ad oggi, sia stata loro contestata alcuna responsabilità oggettiva", lo dichiara il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari.
LE REAZIONI DELL'OPPOSIZIONE
Dossier su giornalisti de Il Secolo XIX, D’Angelo (PD), “Fatto gravissimo. Bucci chiarisca o si dimetta”
"La notizia emersa oggi su un presunto dossieraggio sistematico nei confronti dei giornalisti de Il Secolo XIX, finalizzato a condizionarne il lavoro, rappresenta un fatto gravissimo che, se confermato, configurerebbe un attacco diretto alla libertà di stampa e alle regole democratiche", così Simone D’Angelo, consigliere regionale del Partito Democratico in Liguria, commentando le notizie riportate da Il Fatto Quotidiano e la Repubblica su presunte pressioni, dossieraggi e blacklist nei confronti dei giornalisti del Secolo XIX da parte del presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e del suo entourage.
"I contorni della vicenda, per come sono stati ricostruiti, appaiono estremamente allarmanti: dossier con articoli ritenuti sgraditi, richieste di servizi su misura, blacklist di giornalisti considerati ostili. Il tutto recapitato con costanza a Ginevra ai vertici di MSC – editore del quotidiano – nel tentativo di ottenere un giornale più allineato alle proprie richieste. Se questi fatti dovessero essere confermati – prosegue D’Angelo – ci troveremmo di fronte a uno scandalo politico e mediatico che colpisce ancora una volta il nostro territorio. Una vicenda grave, che confermerebbe la crescente, e preoccupante, allergia di questa destra verso i poteri di controllo e verso il ruolo libero dell’informazione – dalla versione locale rappresentata da Marco Bucci fino a quella nazionale guidata da Giorgia Meloni – nella convinzione di poter condizionare la libertà di critica e di cronaca tramite rapporti diretti con gli editori. Dossieraggi, liste di proscrizione e pressioni sui giornalisti sono però incompatibili con la democrazia. Sarebbe intollerabile che a tentare di condizionare l’informazione fosse chi oggi governa la Liguria. Il presidente Marco Bucci chiarisca questa vicenda, oppure si dimetta. Ai giornalisti de Il Secolo XIX va tutta la mia solidarietà".
Natale e Sanna (PD): “Un atto gravissimo: Bucci chiarisca in consiglio regionale. Vicinanza ai giornalisti e il nostro grazie per il lavoro che svolgono”
“L’idea di onnipotenza, l’insofferenza verso chi pensa liberamente, l’assenza di rispetto per il lavoro degli altri, la volontà di controllare tutto ciò che accade e una mancanza di rispetto istituzionale: è questo il modo di fare politica che emerge dal dossieraggio giornalistico messo in campo da Marco Bucci e dal suo staff nei confronti de Il Secolo XIX. Non è la prima volta che Bucci dimostra un’idea sprezzante del lavoro dei giornalisti. Tutti ricordiamo quando si rivolse ai cronisti del Secolo XIX dicendo che dovevano ‘darsi una regolata’. Ma oggi c’è qualcosa di più grave: emerge la volontà di manipolare la stampa e lo si vuole con soldi pubblici. C’è un disegno pensato, riflettuto e attuato finalizzato a zittire e orientare l’informazione a proprio favore, utilizzandola contro gli avversari politici. Si tratta di un atto gravissimo, indegno della storia della nostra regione, che testimonia un’insofferenza profonda verso le regole democratiche, verso la Costituzione e verso il normale confronto politico e dialettico. Cercare scorciatoie per ottenere facili consensi attraverso ingerenze sull’informazione significa avvelenare la vita democratica della nostra comunità. Crediamo che ci debba essere un’assunzione di responsabilità da parte di Bucci: chiarisca in consiglio regionale quanto è accaduto permettendo così al consiglio di assumere le conseguenti decisioni. Ci sia una presa di distanza chiara da parte di tutto il centrodestra nei confronti di quanto accaduto. È impensabile utilizzare i rapporti con gli editori per falsare la dialettica del confronto politico e per fare pressioni sui giornalisti che svolgono un lavoro fondamentale per la formazione dell’opinione pubblica”, dichiarano il segretario del Pd Liguria Davide Natale e il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale Armando Sanna commentando quanto emerso sugli organi di stampa sul dossieraggio messo in campo da Bucci e dal suo staff del presidente della Regione Liguria nei confronti del quotidiano genovese.
“Quanto accaduto è uno scandalo, ancora più grave perché si inserisce in una escalation di atteggiamenti di ostilità nei confronti della stampa, che si erano già manifestati durante la campagna per le regionali e che ha trovato il proprio culmine nella recente tornata delle elezioni amministrative di Genova”, proseguono Natale e Sanna.
“Noi crediamo nella libertà di stampa e nella dialettica democratica. Per questo esprimiamo a tutti i giornalisti del Secolo XIX la nostra vicinanza e il nostro grazie per il lavoro prezioso che svolgono ogni giorno”, concludono.
PD Genova: “Dossier sui giornalisti e pressioni sugli editori: il sistema Bucci contro la libertà di stampa. Ora basta”
Le notizie pubblicate oggi da La Repubblica e da Il Fatto Quotidiano sui dossier realizzati su giornalisti de Il Secolo XIX da parte del portavoce del Presidente della Regione Liguria Marco Bucci sono gravissime. Non siamo di fronte a un episodio marginale, ma all’ennesima conferma di un modo preciso di concepire il potere: non come servizio alle istituzioni, ma come esercizio di controllo, pressione e delegittimazione verso chi non si allinea. È questo il tratto politico del modello Bucci.
Che un portavoce pubblico raccolga informazioni sui giornalisti e invii report agli editori per metterne in discussione il lavoro è un fatto inaccettabile. E lo è ancora di più se tutto questo viene rivendicato come una “normale mappatura della stampa”. No, non è normale. Non è fisiologia del rapporto tra istituzioni e informazione. È un’idea distorta del potere e del ruolo pubblico.
"Quello che emerge è gravissimo - dichiara il segretario del Partito Democratico di Genova Francesco Tognoni -. Costruire dossier sui giornalisti e segnalarli agli editori non è comunicazione istituzionale: è un metodo di pressione che non può trovare spazio nelle istituzioni".
Sulla vicenda interviene anche la capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale di Genova Martina Caputo: "La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa senza ambiguità. Se un portavoce istituzionale arriva a costruire dossier sui giornalisti e a dialogare direttamente con gli editori per giudicare il lavoro delle redazioni, siamo di fronte a un comportamento che va chiarito fino in fondo. La politica deve garantire condizioni di libertà e pluralismo dell’informazione, non creare pressioni o canali impropri per orientarla".
Questa vicenda racconta bene chi è Marco Bucci e quale cultura politica rappresenta: quella che vive il dissenso come un problema da colpire, la critica come un fastidio da neutralizzare, l’autonomia dell’informazione come un ostacolo da aggirare. Un modo di governare che Genova ha già conosciuto e respinto, e di cui oggi purtroppo stanno facendo le spese i liguri. Il Partito Democratico esprime piena solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti coinvolti. Una stampa libera non è un intralcio al potere: è una garanzia per i cittadini. E ogni volta che qualcuno prova a piegarla, il dovere della politica democratica è stare senza ambiguità dalla parte della libertà di informazione.
Benifei (Pd): "Bucci chiarisca o si dimetta, solidarietà a giornalisti e a Salis"
“Se fosse confermato che il Presidente della Regione Liguria Bucci ha fatto preparare con soldi pubblici dossieraggi e liste di proscrizione di giornalisti sgraditi, inviandoli agli editori per mettere pressione per far cambiare linea a un giornale, in un qualunque Paese civile questo stesso Presidente dovrebbe rassegnare le dimissioni perché sarebbe un abuso di potere intollerabile per interessi propri realizzato alle spalle e sulla pelle dei cittadini, aldilà di tutti i risvolti giudiziari.” Lo dichiara l’eurodeputato del Partito Democratico Brando Benifei, a seguito delle inchieste giornalistiche sui presunti dossieraggi da parte dell’ufficio stampa della Regione Liguria. “La mia piena solidarietà al direttore e ai giornalisti del Secolo XIX e agli esponenti politici e istituzionali che sarebbero stati presi di mira, come la sindaca Silvia Salis: non abbiamo ancora tutti gli elementi, ma quello che sappiamo già per certo è che nel contesto di crescenti intimidazioni alla stampa che avvengono nel nostro Paese, la maggioranza politica che sostiene il Presidente Bucci è la stessa che al governo dell’Italia ha deciso di non recepire ancora lo European Media Freedom Act e si distingue per frequenti attacchi alla libertà di stampa. Mi auguro che il Presidente Bucci dia rapidamente spiegazioni convincenti su quanto sta emergendo o ne tragga le conseguenze politiche”, conclude Benifei.
Giordano (M5S): “Risorse regionali per dossieraggio contro giornalisti e avversari politici? Se vero, sarebbe gravissima limitazione della libertà di stampa”
“Qualora confermate, le notizie riportate oggi da La Repubblica e Il Fatto Quotidiano sarebbero di una gravità estrema: si parla infatti di possibili attività di controllo o raccolta di informazioni su giornalisti del Secolo XIX impegnati nel racconto dell’attività istituzionale, con conseguenze molto gravi sul piano della libertà di stampa. Come M5S chiediamo che la vicenda venga approfondita con la massima trasparenza: sollecitiamo la convocazione di una Commissione consiliare nella quale audire i principali rappresentanti dei giornalisti liguri, a partire dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria e dall’Associazione Ligure dei Giornalisti (ALG). Contestualmente stiamo predisponendo un ordine del giorno urgente che andrà in discussione martedì prossimo in Consiglio regionale, con cui intendiamo impegnare il presidente Bucci e la Giunta regionale a: ribadire formalmente il pieno rispetto della libertà e dell’autonomia del lavoro giornalistico; garantire che nessuna struttura della Regione Liguria venga utilizzata per attività di raccolta di informazioni, monitoraggio o segnalazione riguardanti giornalisti; assicurare la massima trasparenza sul funzionamento delle strutture di comunicazione istituzionale della Regione”.
Così, commentando le notizie riportate dai quotidiani citati, il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, che aggiunge: “Qualora anche solo una parte di quanto letto venisse confermata, ci troveremmo di fronte a una vicenda incompatibile con i principi della Carta costituente e con il rispetto del ruolo libero e indipendente dell’informazione. Se i fatti venissero accertati sarebbe inoltre inevitabile trarne tutte le conseguenze politiche a partire dalle dimissioni del presidente della Regione”.
AVS: “Se confermate accuse di dossieraggi, gravissime responsabilità di Bucci"
Emerge un quadro inquietante dai resoconti giornalistici di oggi. Un quadro di pressioni, dossieraggi, tentativi di condizionare la vita politica ligure. Se queste contestazioni fossero confermate, emergerebbe la gravissima responsabilità del presidente regionale Marco Bucci.
In attesa di capire la fondatezza di queste accuse, possiamo già dire che, sul piano politico, il presidente regionale agisce nel modo raccontato dai quotidiani: non accetta contraddizioni, deve dettare sempre la linea senza accettare il confronto e, quando l’opposizione lo contesta, risponde che diciamo falsità. È chiaro che Bucci non è capace di stare nelle istituzioni democratiche. Sono evidenti le sue pressioni sulla maggioranza per approvare misure sbagliate, come successo con la sanità, con la Liguria che è diventata l’unica regione italiana ad avere una sola ASL.
La destra, in Liguria, ha un rapporto problematico con l'informazione. Dalle pubblicità opache dell'era Toti ai presunti dossieraggi di Bucci, si nota un controllo ossessivo del messaggio dei media. La destra non accetta, come in ogni democrazia, di mettere in discussione le sue azioni ma ne manipola la narrazione perché risulti positiva. Bisogna anche capire se ci sia stato un tentativo di creare un rapporto privilegiato con gli editori e come si sia cercato di ottenerne l’appoggio mediatico. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai giornalisti “schedati” e alla sindaca Silvia Salis.
Azione Genova e Liguria: “Pressioni sul Secolo XIX - Bucci chiarisca subito”
"Le notizie secondo cui alcuni giornalisti sarebbero stati catalogati perché ritenuti “colpevoli” di aver dato spazio alla candidata avversaria sono estremamente gravi. Se confermate, saremmo di fronte a un episodio inaccettabile di pressione sulla stampa e a un metodo che nulla ha a che fare con il rispetto delle regole democratiche. Schedare o monitorare cronisti considerati “non allineati” rappresenterebbe un comportamento indegno delle istituzioni e un tentativo evidente di colpire politicamente la sindaca di Genova, Silvia Salis. Chiediamo che venga fatta immediatamente piena chiarezza su quanto accaduto. La libertà di stampa non può essere messa sotto pressione né tantomeno intimidita. Se tutto fosse confermato a Bucci va chiesta assunzione di responsabilità grave Alla sindaca Salis e ai giornalisti coinvolti vanno la nostra piena vicinanza e l’invito a proseguire il proprio lavoro con determinazione nell’interesse della città".
Dossieraggi giornalisti, maggioranza progressista: “Non è caso isolato ma metodo. bucci chiarisca e si assuma le sue responsabilità”
“Le notizie riportate oggi da La Repubblica e Il Fatto Quotidiano sulla possibile attività di schedatura, monitoraggio e raccolta di informazioni sui giornalisti del Secolo XIX da parte dell’ufficio stampa della Regione Liguria sollevano interrogativi gravissimi. Se anche solo una parte di quanto emerso fosse confermata, ci troveremmo davanti a un fatto incompatibile con il pieno rispetto della libertà di stampa, garantita dall’Articolo 21 della nostra Costituzione”. Lo dichiarano i capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale di Genova Marco Mesmaeker (Movimento 5 Stelle), Martina Caputo (Partito Democratico), Filippo Bruzzone (Lista Civica Silvia Salis), Francesca Ghio (Alleanza Verdi Sinistra) e Marialuisa Centofanti (Riformiamo Genova con Silvia Salis).
“A tutte le giornaliste e a tutti i giornalisti del Secolo XIX va la nostra piena solidarietà. L’idea che una struttura pubblica, pagata con risorse dei cittadini, possa essere utilizzata per monitorare cronisti, compilare report sui giornalisti ritenuti sgraditi o addirittura segnalare all’editore chi darebbe troppo spazio alle opposizioni è qualcosa che, se confermato, non può essere tollerato. La gravità della vicenda aumenta se la si inserisce in un quadro più ampio. Non siamo infatti di fronte a un episodio isolato ma a una postura politica che la destra ligure ha dimostrato più volte negli ultimi anni: una difficoltà evidente ad accettare il ruolo della stampa e delle opposizioni quando non sono allineate."
“Questo atteggiamento – continua il fronte progressista - è lo stesso che vediamo quotidianamente anche in Consiglio comunale: un’opposizione arrogante e aggressiva che prova costantemente a delegittimare chi ha democraticamente vinto le elezioni, dimostrando insofferenza verso l’alternanza al governo. Anche per questo non possiamo permettere che questa vicenda venga archiviata come se fosse qualcosa di normale. Utilizzare personale e strutture pagate con soldi pubblici per esercitare pressioni sull’informazione o costruire dossier su chi svolge il proprio lavoro non lo è!”. “I vertici della Regione, a cominciare dal presidente Bucci, riconoscano che su libertà di stampa e uso della macchina pubblica non possono esistere zone d’ombra”.














