Nato in Italia come risposta di rottura verso l’arte ufficiale, il Futurismo ha rappresentato il ponte con cui il Belpaese è uscito dalla classicità per affacciarsi alle avanguardie europee, promuovendo valori di libertà creativa e indipendenza. Proprio questo spirito anima la mostra “Futurismo. Un altro Futurismo. L’avanguardia degli anni Venti e Trenta e il dialogo con la Liguria”, che sarà protagonista a Genova, negli spazi di Palazzo della Meridiana, dal 19 marzo al 12 luglio 2026.
L’esposizione, presentata questa mattina alla stampa, è curata da Simona Bartolena con la collaborazione di Armando Fettolini ed è promossa dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana – APS.
Se negli ultimi anni il ruolo del Futurismo è stato ampiamente riconosciuto a livello internazionale, questa rassegna sceglie di approfondire il secondo Futurismo, una stagione ancora ricca di spunti critici in cui il movimento di Marinetti entra in una nuova fase espressiva.

Simona Bartolena racconta come la selezione delle opere sia nata da un’evoluzione naturale del progetto: "L’idea iniziale era quella di raccontare il secondo futurismo e di fare alcuni cenni alla situazione del movimento in Liguria. Poi, lavorando alla mostra, quei cenni sono diventati molto di più: si sono trasformati in uno dei temi centrali, perché abbiamo trovato opere che permettevano davvero di approfondire questo aspetto".
La curatrice sottolinea l’importanza di riscoprire questo capitolo dell’arte italiana: "Negli ultimi anni si è parlato molto di Futurismo, eppure l’avanguardia di Marinetti ha ancora molto da raccontare. Questa mostra ne mette in luce alcuni aspetti sorprendenti e meno noti, come la sua capillare diffusione nella penisola, la capacità di radicarsi nei singoli territori e la sua azione multidisciplinare, che investe molti campi della creatività e del sapere. Il Futurismo ha contribuito in modo decisivo alla sprovincializzazione e all’evoluzione della cultura italiana, aprendo il Paese al contesto internazionale e promuovendo una libertà espressiva che ha ancora molto da insegnare. In mostra ci sarà anche un Futurismo poco visto, tutto da scoprire, con opere rare e interessantissime che testimoniano la forza e l’originalità di questo movimento culturale".

Il legame con il territorio ligure rappresenta uno dei punti cardine del percorso. Filippo Tommaso Marinetti definì Genova, nel 1915, "la città futurista per eccellenza", alimentando una rete di contatti che diede vita a eventi, concorsi e performance teatrali. Bartolena spiega: "In mostra siamo riusciti a raccontare proprio questo: non solo i dipinti, ma anche le situazioni e gli eventi organizzati dai futuristi". L’esposizione include infatti anche artisti che aderirono al movimento solo in una fase della loro carriera, per poi intraprendere percorsi differenti.
Un altro punto fondamentale della curatela è la multidisciplinarietà. Il Futurismo non fu solo pittura, ma un’estetica totale che coinvolse moda, musica e pubblicità. "Non è stato soltanto un movimento pittorico: ha influenzato molti ambiti della vita quotidiana", afferma Bartolena. La sezione “Un Universo futurista” ospita oltre cinquanta manifesti, i celebri materiali pubblicitari di Fortunato Depero per Campari, gli Intonarumori di Luigi Russolo, l’anticravatta di Giacomo Balla e le ceramiche di Albissola. Ogni oggetto testimonia la volontà del movimento di trasformare radicalmente la realtà.
Grazie alla collaborazione con istituzioni come la Galleria d’Arte Moderna di Genova, la Wolfsoniana e il Museo Campari, sono emerse opere provenienti anche da collezioni private che hanno superato le aspettative iniziali.

Simona Ferro, vicepresidente della Regione Liguria, pone l’accento su una sezione specifica: "Una sezione particolarmente interessante è quella dedicata alla seconda fase del futurismo, che pone al centro l’aeropittura. Si tratta di opere caratterizzate da visioni dall’alto, prospettive inedite e dinamiche che lasciano molto spazio all’immaginazione e all’interpretazione di chi osserva".
Per Davide Viziano, presidente dell’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana, la mostra rappresenta la conferma di un impegno costante: "Questa mostra conferma l’impegno dell’Associazione nel valorizzare momenti cruciali dell’arte italiana, rafforzando il legame tra Futurismo e Liguria e offrendo al pubblico nuove chiavi di lettura su un movimento ancora attuale". Viziano descrive l’esposizione come una "nuova avventura" per il Palazzo, spiegando che «l’idea è quella di spaziare tra le tante bellezze presenti nelle collezioni pubbliche ma anche, e soprattutto, in quelle private".

Le mostre diventano così una porta d’ingresso per nuovi visitatori: "Quelle dedicate al Seicento attirano un certo pubblico, quelle sul Novecento un altro. Questo continuo ricambio di visitatori crea un mix interessante di persone che possono diventare i migliori promotori della città e delle sue bellezze".
La curatrice si dichiara infine pienamente soddisfatta del lavoro svolto: "Non ho sentito la mancanza di qualcosa: anzi, abbiamo scoperto opere meno conosciute e meno raccontate, che erano proprio quelle che avrei desiderato portare in mostra". Per apprezzare al meglio il percorso, conclude, basta «"na piccola rispolverata alle nozioni di base del primo Futurismo".

























