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Sport | 19 marzo 2026, 15:26

Concentrazione De Rossi, con l’Udinese un Genoa sulla corda: “Guai pensarci salvi. E’ anche un esercizio per il futuro”

Vigilia della sfida ai friulani con un focus da non perdere: “Percorso positivo grazie a tutti, giocatori e società. Non posso pensare di andare alla sosta con una sconfitta”

Concentrazione De Rossi, con l’Udinese un Genoa sulla corda: “Guai pensarci salvi. E’ anche un esercizio per il futuro”

La salvezza è lì, a portata di mano, ma guai a pensare che sia già stata raggiunta e per questo mister De Rossi tiene alta la tensione del suo Genoa alla vigilia della sfida contro l’Udinese di domani sera al “Ferraris”, nonostante il convincente successo di Verona abbia portato i rossoblù in acque decisamente meno turbolente, a quota 33 punti e a un passo dall’obiettivo stagionale.

Il tecnico romano parte proprio dal momento della squadra e dall’importanza della gara che precede la sosta, con un concetto ribadito più volte: la salvezza non è ancora conquistata. «Non finisce domani - chiarisce subito - ma c’è la sosta, una sorta di piccola vacanza per decomprimere dallo stress del campionato e non ci si può andare con un brutto risultato, soprattutto perché giochiamo in casa e perché non siamo ancora salvi. Non posso immaginare di andarci con un risultato negativo, nonostante la classifica sia un po’ più tranquilla. Al di là di tutto, deve rimanere chiaro che non siamo ancora salvi, mancano ancora tantissimi punti. Idealmente siamo in una buona posizione, abbiamo incanalato la nostra strada nella direzione giusta, ma non possiamo pensarci salvi».

Per questo De Rossi ha voluto sottolineare due passaggi chiave in vista della gara coi friulani. Il primo è quanto fatto in settimana: «I ragazzi lo sanno: sono stato un allenatore un po’ più fastidioso del solito. Non posso immaginare una squadra che entri in campo e faccia una partita meno intensa di quelle con Roma e Torino. Voglio vedere un’alchimia tra giocatori e tifosi che trasformi il Ferraris in una bolgia vera. Domani più che mai».

Qui entra in gioco il secondo fattore, ossia l’ambiente: «L’effetto del “Ferraris” è qualcosa di tangibile e deve esserlo anche domani - ha detto il tecnico - Noi dobbiamo fare il nostro, non aspettarci che lo stadio spinga il pallone dentro la rete perché non esiste uno stadio che faccia gol. Ma sappiamo che se faremo una grande prestazione per impegno, attenzione, aggressività e lotta, lo stadio ci verrà dietro facendo sembrare tutto più facile».

Di fronte ci sarà infatti un’avversaria che sta bene, tutt’altro che disposta a fare da comparsa. E per questo, nonostante la buona posizione in classifica, De Rossi non vuole distrazioni. «L’Udinese è una squadra in salute, come dimostrano gli ultimi risultati. Non hanno nessuna voglia di venire qui a fare le comparse. È una società che lavora bene da quarant’anni e che dobbiamo prendere come esempio. Sono convinto che ci salveremo, lo dicevo anche a gennaio quando perdevamo le partite. Ma dobbiamo stare con la testa sulla partita e goderci un altro abbraccio con i tifosi. Sono sicuro che ci sarà un’atmosfera con ancora più entusiasmo di squadre che si giocano la Champions League. Dobbiamo approfittarne e affrontare la sosta con uno o tre punti in più».

Insomma, c’è tutta l’intenzione, nelle parole dell’allenatore genoano, a continuare a dare sempre più corpo al percorso della squadra negli ultimi mesi. Un percorso che ha cambiato completamente volto alla stagione, e per il quale non esiste una sola spiegazione o una formula magica ma «una serie di concause. Non esiste un allenatore che arriva e, senza l’aiuto della società e del gruppo, possa far andare bene le cose. E viceversa non esiste una squadra che possa vincere senza un allenatore e una società presenti». De Rossi riconosce anche il lavoro fatto in precedenza: «È onesto dirlo: il Genoa era una squadra che stava ottenendo meno punti di quelli che meritava anche con Patrick (Vieira, ndr). C’erano state partite perse per episodi, come rigori o situazioni limite. Questa squadra meritava molti punti in più già prima».

A fare la differenza, però, è stata la gestione dei momenti difficili, insieme alla risposta del gruppo: «Abbiamo attraversato un periodo in cui abbiamo fatto due punti in cinque partite. In quei momenti la differenza la fa come reagisci - ha continuato a Pegli il mister -. La società mi è sempre stata vicina: non ho mai sentito una punta di dubbio o di abbandono. Questo, per un allenatore, fa tutta la differenza del mondo. E anche la risposta del gruppo, di questo sono molto contento. La squadra aveva bisogno di qualcosa di più concreto, diretto, verticale. Anche io credo di essere migliorato grazie ai giocatori, per la loro disponibilità e per l’aver dato sempre tutto». E poi c’è un concetto che De Rossi mette al centro di tutto: l’anima. «Se dovessi scegliere, io voglio prima di tutto un’anima. Intensità, voglia di soffrire, capacità di lottare su ogni pallone. Il resto poi ce lo mettiamo. Senza quello non esiste una squadra, nemmeno a livelli molto più alti del nostro».

Guardando avanti, inevitabile pensare anche a obiettivi più ambiziosi, ma senza perdere il focus. «Parlare già di quaranta punti o decimo posto sarebbe sbagliato - ha ribadito - Ma se domani dovessimo trovare una vittoria fondamentale, è chiaro che dovrei trovare nuovi stimoli per questi ragazzi. Noi dobbiamo preparare ogni partita per vincerla, qualunque sia il nostro obiettivo. Che sia salvarci o puntare più in alto, la strada è una sola: vincere, o comunque non perdere».

E poi c’è spazio anche per uno sguardo più ampio, quasi identitario, su cosa deve essere il Grifone: «Questo deve essere anche un esercizio per il futuro. Il Genoa deve tornare a sognare, a sognare di arrivare in alto. Nella mia carriera l’ho visto in Serie B, in Serie C, ma anche quinto o sesto con Gasperini. Il calcio va a cicli, ma non si può fare senza sogni. Io punto a sognare e a far sognare i miei tifosi e i miei giocatori».

Mattia Pastorino


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