La Casa Circondariale di Genova Pontedecimo apre le proprie porte al teatro con “Alice Underground”, spettacolo conclusivo del progetto nazionale “Per Aspera ad Astra”, in programma venerdì 27 e sabato 28 marzo 2026.
L’iniziativa, coordinata dal Teatro Nazionale di Genova e sostenuta da Fondazione Carige, coinvolge attivamente un gruppo di detenute della sezione femminile in un percorso artistico e formativo che trova il suo esito proprio nelle rappresentazioni aperte al pubblico. Per entrambe le giornate sono previste due repliche, alle ore 13 e alle 16.
Lo spettacolo, diretto da Elena Dragonetti e ispirato all’universo di Lewis Carroll, si distingue per un allestimento “capovolto”: il pubblico sarà infatti accolto sul palcoscenico, mentre l’azione scenica si svilupperà negli spazi della platea, in un gioco prospettico che richiama il passaggio attraverso lo specchio della protagonista.
"Abbiamo ideato il claim della stagione ‘Il teatro è tuo’ perché crediamo fermamente nella funzione sociale del teatro pubblico" spiega il direttore del Teatro Nazionale di Genova, Davide Livermore. "Un tentativo di abbracciare la comunità ed estendere quel messaggio anche a chi non può arrivare nei luoghi canonici del teatro".
Per la regista Elena Dragonetti, lavorare in carcere rappresenta un’esperienza dal forte valore umano e simbolico: «Entrare in carcere è un po’ come per Alice cadere nella tana del coniglio. È trovarsi faccia a faccia con la parte più nascosta della nostra società. Fare teatro in carcere è restituire uno spazio dove lo spazio si restringe, è mettere aria dove i momenti d’aria sono circoscritti».
Il laboratorio teatrale ha coinvolto una dozzina di detenute, impegnate in un percorso intenso che unisce espressione artistica e formazione professionale. L’obiettivo è quello di offrire strumenti concreti per il reinserimento sociale e lavorativo, valorizzando il teatro come pratica rieducativa.
Fondazione Carige, partner del progetto, sottolinea il valore dell’iniziativa. "Sostenere ‘Per Aspera ad Astra’ significa affermare con forza che la cultura può generare inclusione, autonomia e dignità, anche nei luoghi più fragili", dichiara il presidente Lorenzo Cuocolo. "Portare il teatro dentro il carcere non è soltanto un gesto simbolico, ma un modo concreto per offrire competenze e occasioni di riscatto".
Sulla stessa linea il consigliere Maurizio Barabino: "La cultura non è un bene accessorio, ma una forza che può incidere davvero sulla vita delle persone. Questo progetto è un investimento umano prima ancora che culturale".
Soddisfazione anche da parte della direzione dell’istituto. "Siamo profondamente orgogliosi di aprire le porte del nostro carcere per ‘Alice Underground’", afferma la direttrice Paola Penco. "Questo progetto offre competenze tecniche reali nelle arti e nelle maestranze teatrali, fondamentali per un vero reinserimento lavorativo".














