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Cronaca | 09 aprile 2026, 16:37

Fondi ad Hamas, il legale di Hannoun: "Nessuna prova di contatti per acquisto di armi, si parla di aiuti umanitari”

Per i giudici della Suprema Corte mancano elementi sufficienti a sostenere l’accusa di finanziamento al terrorismo. Ora il caso torna al Riesame di Genova

Fondi ad Hamas, il legale di Hannoun: "Nessuna prova di contatti per acquisto di armi, si parla di aiuti umanitari”

Si incrina l’impianto accusatorio nell’inchiesta sui presunti fondi destinati ad Hamas. La Corte di Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio dell’arresto di Mohammad Hannoun, principale indagato, rimettendo gli atti al Tribunale del Riesame di Genova per una nuova valutazione.

Al centro della decisione, la contestazione del reato di terrorismo previsto dall’articolo 270 bis, che secondo i giudici non risulterebbe adeguatamente sostenuto dagli elementi finora raccolti.

A spiegarlo è l’avvocato Fabio Sommovigo, che difende Hannoun insieme ai colleghi Dario Rossi ed Emanuele Tambuscio: "Quel che è certo è che i giudici della Cassazione hanno ritenuto che il reato di 270 bis sotto forma di partecipazione con finanziamento di attività terroristiche non sta in piedi con gli argomenti che hanno utilizzato l'accusa e il tribunale del Riesame per motivarlo".

In attesa delle motivazioni ufficiali, la difesa prova a ricostruire i possibili punti deboli evidenziati dalla Suprema Corte. "La contestazione riguarda la sussistenza stessa del reato di terrorismo, inteso come partecipazione al finanziamento di Hamas mediante l'invio di aiuti umanitari, perché di questo parliamo – sottolinea Sommovigo –. Nelle carte dell’accusa non c’è nemmeno una traccia che possa far pensare a un contatto diretto per l’acquisto di armi".

Un’impostazione che, secondo il legale, ricalca quanto già emerso in passato: "Si tratta delle stesse argomentazioni che nel 2018 avevano portato la Procura di Roma a chiedere l’archiviazione di una precedente inchiesta sull’associazione presieduta da Hannoun".

Per la difesa, la messa in discussione del 270 bis rappresenterebbe "il risultato migliore possibile". Ma non è l’unico elemento che potrebbe aver inciso sulla decisione della Cassazione. Tra i punti contestati, anche "l’esclusione della consulenza tecnica della storica Paola Caridi sulla struttura e l’organizzazione di Hamas" e il ricorso, da parte del Riesame, alle cosiddette "fonti aperte".

"Anche questi elementi – conclude Sommovigo – metterebbero comunque in discussione l’impianto accusatorio e imporrebbero un ripensamento, sempre alla luce della sussistenza del 270 bis che al momento non è stato ritenuto quantomeno sufficientemente dimostrato".

La partita giudiziaria resta dunque aperta: sarà ora il Riesame di Genova a dover rivalutare il caso alla luce delle indicazioni della Cassazione.

Redazione

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