Per anni, F. B. ha lavorato come dipendente ENEA nei laboratori di Casaccia, a Roma, dedicando la propria vita alla ricerca scientifica. Proprio in quell’ambiente, secondo quanto accertato dai giudici, F.B., ricercatore tecnico deceduto nel 2017 per mesotelioma pleurico, è stato esposto a fibre di amianto aerodisperse durante la lunga attività professionale svolta alle dipendenze dell’ente.
Dopo anni di battaglie giudiziarie, per la moglie e i due figli arriva una doppia vittoria: Corte di Appello di Roma, a conferma del giudizio del Giudice del lavoro, per i danni subiti da F.B.; il Tribunale civile ha, invece, liquidato i danni da lutto e perdita parentale. Le decisioni riconoscono sia le sofferenze fisiche e psicologiche patite dal lavoratore negli ultimi mesi di vita, sia il dramma umano vissuto dai familiari dopo la sua scomparsa. Gli importi complessivamente riconosciuti sfiorano il milione di euro, oltre rivalutazione, interessi, danni da ritardato pagamento e spese di lite.
Cosa hanno stabilito i giudici
La Corte d’Appello di Roma ha respinto l’appello proposto da ENEA e ha confermato la responsabilità dell’ente per l’esposizione ad amianto subita dal ricercatore durante l’attività lavorativa presso il Centro di Casaccia. I giudici hanno confermato il risarcimento in favore degli eredi per i danni maturati in capo al lavoratore prima della morte: 49.319 euro per danno biologico terminale e 98.638 euro per danno catastrofale, legato alla consapevolezza della gravità della malattia e dell’esito letale, per un totale di 147.957 euro, oltre rivalutazione e interessi.
Parallelamente, il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto anche il danno da perdita del rapporto parentale subito dalla moglie e dai figli, condannando ENEA al pagamento di 323.377 euro in favore della moglie, 254.082,40 euro in favore di un figlio e 259.857 euro in favore dell’altro figlio, per un totale di 837.316,40 euro, oltre danno da ritardato pagamento e interessi legali.
Il caso in breve
F.B. aveva lavorato alle dipendenze di ENEA, in precedenza CNEN, dal 1962 al 1996, con qualifica di ricercatore tecnico, presso il Laboratorio di Tecnologie dei Materiali del Centro di Casaccia. Secondo quanto ricostruito nei giudizi, durante l’attività lavorativa sarebbe stato esposto ad amianto presente negli ambienti di lavoro, nelle strutture e in materiali utilizzati nelle lavorazioni.
L’INAIL aveva già riconosciuto l’origine professionale della malattia, il mesotelioma, che aveva condotto al decesso del ricercatore nel 2017. I giudici hanno poi accertato il collegamento causale tra l’esposizione professionale e la patologia, ritenendo che l’ambiente di lavoro fosse nocivo e che ENEA non avesse dimostrato di aver adottato tutte le cautele necessarie a impedire il danno.
L’impegno dell’Osservatorio Nazionale amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni.
Per Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, questa vicenda rappresenta una ferita ancora aperta per molti lavoratori che negli anni hanno frequentato il Centro ricerche di Casaccia.
“È una vicenda che lascia profonda amarezza perché parliamo di un ente pubblico che avrebbe dovuto garantire la massima tutela della salute dei propri dipendenti”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni. “Invece molti lavoratori si sono ammalati e alcuni, purtroppo, hanno perso la vita a causa dell’amianto e la storia di F.B. dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale continuare le attività di bonifica e messa in sicurezza dei luoghi contaminati, ricordando che dietro ogni procedimento giudiziario ci sono persone, famiglie e vite profondamente segnate dalla malattia e dalla perdita”.
Una battaglia per verità e giustizia
La famiglia del ricercatore ha scelto di non fermarsi al riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL e ha proseguito l’azione giudiziaria per ottenere pieno accertamento delle responsabilità e il risarcimento integrale dei danni. Le pronunce dei tribunali romani confermano la gravità delle conseguenze dell’esposizione ad amianto e il diritto dei familiari a vedere riconosciuto il dolore provocato dalla perdita di un marito e di un padre.
La vicenda richiama ancora una volta l’urgenza della prevenzione, della sorveglianza sanitaria e della bonifica dei siti contaminati, soprattutto nei luoghi di lavoro in cui, per decenni, l’amianto è stato presente senza adeguate misure di protezione.
Lo staff ONA al fianco delle vittime
L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.
Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.














