Un sistema imprenditoriale solido, diffuso sul territorio e capace di garantire stabilità anche nelle fasi economiche più complesse, ma ancora troppo frammentato, prudente e poco orientato alla crescita dimensionale e all’innovazione. È la fotografia dell’economia ligure che emerge da “Liguria in bilancio”, la ricerca realizzata dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova con il supporto della Camera di Commercio di Genova.
Lo studio è stato presentato oggi a Palazzo Tobia Pallavicino, alla presenza del presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio e del segretario generale Maurizio Caviglia. La ricerca ha analizzato i bilanci 2022-2024 di 14.586 società di capitale liguri, pari a oltre il 63% del totale regionale e a circa il 73% delle imprese attive, offrendo per la prima volta una lettura sistematica dell’economia ligure attraverso i numeri dei bilanci aziendali.
A curare il report sono stati i professori ordinari Alberto Quagli, Francesco Avallone e Paola Ramassa, le professoresse associate Elisa Bonollo, Elisa Roncagliolo e Costanza Di Fabio, il ricercatore Massimo Albanese e il dottorando Alessandro Bulgarelli.
“La Liguria - commenta Luigi Attanasio - conferma di avere un sistema imprenditoriale solido e resiliente, capace di reggere anche nelle fasi economiche più difficili. Ma il report ci dice anche che restano alcuni limiti strutturali, a partire dalla frammentazione e dalle dimensioni troppo ridotte di molte imprese, che rischiano di frenare crescita e competitività. Per questo dobbiamo aiutare le imprese a fare un salto di qualità, investendo su innovazione, competenze, digitalizzazione e crescita dimensionale. Il sistema camerale vuole essere sempre di più un ponte tra imprese, credito, università e ricerca, sostenendo soprattutto le PMI nell’accesso alla finanza e nei percorsi di trasformazione digitale”.
Il primo dato che emerge dal report è la forte polarizzazione sulle microimprese: oltre l’82% delle aziende analizzate ha un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, mentre meno del 5% rientra nelle categorie delle medie e grandi imprese. Il 97% delle società è costituito in forma di Srl.
La struttura economica della Liguria conferma inoltre una netta vocazione terziaria: quasi un’impresa su tre opera nei servizi alle imprese, seguita da commercio, costruzioni, turismo e logistica. Un tessuto ampio e radicato, quindi, ma composto in larga parte da aziende di piccole dimensioni.
Sul piano economico il sistema regionale mostra segnali positivi. Nel 2024 il risultato operativo complessivo supera i 4 miliardi di euro, mentre l’utile netto sfiora i 3,7 miliardi. Crescono ricavi, valore aggiunto ed Ebitda, con dinamiche particolarmente favorevoli per le imprese piccole e medie.
La crescita, però, resta diffusa ma generalmente contenuta. Il 74% delle imprese chiude il bilancio in utile, ma metà delle aziende registra utili inferiori ai 29 mila euro annui. Una situazione che gli studiosi collegano a una gestione fortemente prudenziale, più orientata alla stabilità che all’espansione.
La ricerca sottolinea anche l’elevata solidità patrimoniale delle imprese liguri. Gli attivi complessivi sfiorano gli 88 miliardi di euro, con un patrimonio netto superiore ai 38 miliardi e un livello di indebitamento bancario contenuto. Quasi due terzi delle imprese non presentano esposizioni verso il sistema bancario: un dato che conferma una struttura finanziaria prudente, ma anche poco incline a utilizzare la leva del credito per sostenere investimenti e crescita.
Sul fronte degli investimenti, il valore delle immobilizzazioni tecniche supera i 28 miliardi di euro ed è in crescita rispetto al 2022. Tuttavia prevalgono ancora gli investimenti materiali rispetto agli asset immateriali, segnale di una trasformazione digitale e innovativa ancora incompleta, soprattutto nel mondo delle microimprese.
Un altro elemento centrale riguarda il ruolo delle imprese “mature”: le aziende con età compresa tra 10 e 50 anni rappresentano oltre il 56% del campione ma generano più dell’82% del reddito operativo e quasi l’85% degli utili complessivi, confermandosi il vero asse portante dell’economia regionale.
Accanto al tessuto imprenditoriale tradizionale emerge infine un ecosistema innovativo in crescita, con startup e PMI innovative concentrate soprattutto nell’area genovese. Una realtà dinamica, ma ancora numericamente limitata e non pienamente integrata con il resto del sistema produttivo regionale.
Secondo gli autori dello studio, la vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare la solidità finanziaria delle imprese liguri in una leva di crescita, favorendo investimenti in innovazione, aggregazioni aziendali, sviluppo dimensionale e maggiore contaminazione tra imprese tradizionali e innovative. L’obiettivo è rafforzare la competitività del territorio in un contesto economico sempre più globale.














