Si stavano avvicinando i rintocchi della mezzanotte.
Lungo via XX Settembre una folla di curiosi si era radunata in attesa di veder spuntare quel colosso in bronzo talmente grande da non passare per i vicoli.
La notizia dell’arrivo di quell’opera così attesa era arrivata quasi per caso in quel 23 aprile 1936 e in pochi minuti la voce si era sparsa. Tanti volevano dire ‘io c’ero’.
Un desiderio che aveva preso forma persino sulle pagine de Il Secolo XIX che la mattina del 24 aprile riportava: "Tanta gente desiderosa di poter dire ai figli e ai nipotini - di qui a qualche anni - che loro c'erano, la sera che quella grande vasca venne messa al suo posto, e tu avessi visto, c'era gente così per le strade…"
Era la vasca della fontana ed era arrivata in piazza De Ferrari.
Prima di arrivare alla fontana, alla sua storia e a quella del suo committente, però, è necessario fare un passo indietro e tornare a quando ‘Deffe’ non era la piazza che oggi conosciamo ma uno spazio triangolare intitolato a San Domenico.
Al centro di quest’area, su cui affacciava proprio il complesso dedicato al santo, si trovava un piccolo barchile risalente al 1536 che faceva da fulcro all’attività della zona, analogamente a quanto accadeva in altre piazze della città.
Nel 1904 il colle di Sant’Andrea, alle cui pendici si trovava proprio piazza San Domenico, venne spianato demolendo le case della zona e una porzione delle mura del Barbarossa del 1155. Secoli di stratificazione urbana su cui sorgevano una chiesa con convento, un carcere, abitazioni, attraversata da passi, carretti e un trenino a scartamento ridotto vennero cancellati.
La piazza nella sua forma attuale prese forma nei primi decenni del XX secolo con la realizzazione di via XX Settembre su quello che, in parte, era il tracciato di Strada Giulia, e con la costruzione di via Dante che permise la creazione di un ampio spazio pianeggiante che doveva convogliare le principali arterie del nuovo piano urbanistico cittadino.
Nel 1906, al centro di piazza De Ferrari, venne costruito un vasto anello di binari usato come capolinea dai tram cittadini. Poi arrivarono le palme ma ancora sembrava mancare qualcosa. Una piazza senza un suo ‘centro’ dava la sensazione di essere uno spazio vuoto. Questa esigenza divenne ancora più forte quando, nel 1934, la riorganizzazione del trasporto pubblico portò alla dismissione del carosello tranviario rendendo non più rimandabile la scelta di una ‘decorazione’ per la piazza.
Ed ecco che arriviamo al momento clou della nostra storia. Il primo elemento è un testamento, precisamente quello di Erasmo Piaggio, morto nel 1932. Genovese, figlio dell'armatore Rocco, era stato tra i primi a intuire l'importanza della navigazione a vapore per i traffici transoceanici, specialmente verso l'America Meridionale. Aveva costruito piroscafi, aperto rotte, fondato banche. Insomma, era stato un pioniere della rete industriale e finanziaria e aveva visto Genova trasformarsi, contribuendo lui stesso con le sue attività.
Prima di morire, Erasmo aveva redatto testamento e proprio qui aveva messo nero su bianco il desiderio di lasciare alla città qualcosa di permanente: voleva donare una fontana da mettere proprio al centro di quella piazza De Ferrari, ‘fresca’ di costruzione.
A esaudire la volontà del banchiere fu il figlio, l’ingegnere Carlo Piaggio che incaricò l’architetto Giuseppe Crosa di Vergagni (1886–1969). Crosa di Vergagni era figura centrale della scena architettonica genovese degli anni Venti e Cinquanta con la realizzazione della sede dell'Opera Nazionale Balilla, lo Yacht Club Italiano e la sede centrale dell'ILVA.
Il progetto voleva la collocazione della fontana nel punto visibile da tutte le strade, diventando una sorta di punto di fuga ‘universale’.
La grande vasca centrale in bronzo doveva così emergere, sostenuta nella parte inferiore da una serie di vasche concentriche rivestite in travertino.
La vasca nacque negli stessi stabilimenti fondati da Erasmo Piaggio: fu fusa nei Cantieri Riuniti del Tirreno di Genova-Le Grazie.
Ma a far venire i capelli dritti fu il trasporto, che si rivelò particolarmente impegnativo. La vasca, infatti, date le dimensioni non poteva attraversare i vicoli rendendo il suo spostamento particolarmente problematico.
Si decise allora di caricarla su un pontone e di trainarla fino alla Foce. Li vene deposta su un carro e trainata da un trattore verso corso Aurelio Saffi, poi in via Diaz e in via Brigata Liguria. Alle 22,40 fu infine trainata su per via XX Settembre.
Così, torniamo all’inizio del nostro racconto con la via affollata di curiosi che volevano essere partecipi di quello spettacolo: la vasca troppo grande stava attraversando la città e a tarda notte arrivò al suo posto.
L'inaugurazione ufficiale fu fissata per il 24 maggio 1936. La scelta non era casuale: era il ventunesimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, data carica di retorica fascista nel clima del tempo. La vasca portava incisa, sul bordo interno, un'iscrizione che rimandava invece a tutt'altra sfera: "Tenace affetto di Ligure / superando il destino / alla sua città donava / XXIV V MCMXXXVI".
Era il ricordo di Erasmo Piaggio.
Ma nelle cronache di quel giorno, a catturare l’attenzione è ciò che fecero i genovesi: iniziarono a gettare monetine nella vasca come gesto di buon auspicio. Chiunque si trovasse a passare accanto alla fontana, pescava poche lire dal portamonete e le gettava esprimendo desideri. A un mese dall’inaugurazione vennero raccolte 5.500 lire, una cifra di tutto rispetto che il podestà Bombrini destinò al comitato comunale dell’opera nazionale maternità e infanzia.
Originariamente, la fontana presentava un unico getto nel catino centrale ma con il passare del tempo l’opera venne restaurata e modificata fino alla forma attuale. Tra il 2000 e il 2001, alle due vasche originarie è stata aggiunta una terza vasca più bassa di raggio maggiore, collegata alla seconda con piccoli canali scavati intorno al bordo in pietra. Il progetto di ampliamento fu dell'urbanista tedesco Bernhard Winkler.
Da quel 24 maggio 1936, novant’anni fa, la fontana di piazza De Ferrari ha visto di tutto: i bombardamenti della seconda guerra mondiale e il teatro Carlo Felice distrutto, l’arrivo degli alleati preceduto dai moti di Liberazione, la rivolta del 30 giugno; ma anche le feste calcistiche con lo scudetto della Samp d’oro il 19 maggio 1991, la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006. Per non parlare di presidi, movimenti, manifestazioni, capodanni e qualche rara lotta a palle di neve quelle rare volte in cui Genova si è svegliata coperta di un manto bianco.
Impossibile pensare a piazza De Ferrari senza la sua fontana. Impossibile pensare di non ritrovarsi a ‘Deffe’.
Tanti auguri fontana.














