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Cultura e spettacoli | 04 giugno 2026, 08:00

'Freak! Il Musical', una storia di riscatto e inclusione che usa il passato per parlare al presente

Ambientato nell'immaginaria Janua vittoriana, lo spettacolo è il racconto profondo sul coraggio di essere se stessi e sarà in scena venerdì 5 e sabato 6 giugno. "Ci vuole coraggio per essere se stessi, ma alla fine premia"

Prima del debutto, come è giusto che sia, c'è fermento tra il cast e gli organizzatori di "Freak! Il Musical". Maya Forgione, ideatrice, direttrice artistica e vocal coach dello spettacolo, lo racconta pensando già a cosa accadrà dopo la fine, segno di quanto questo spettacolo abbia finito per abitare la vita di chi lo ha costruito, giorno dopo giorno, per mesi.

Lo spettacolo sarà in scena venerdì 5 e sabato 6 giugno alle ore 20.30 al Teatro Ivo Chiesa, con la produzione di ShowTime A.P.S. in collaborazione con MayVoice - Canto Moderno Studio e Naima Academy. Lo spettacolo aveva debuttato nel maggio 2024 al Teatro Nazionale di Milano, davanti a più di duemila persone e con una standing ovation. Ora, finalmente, arriva a Genova, la città da cui proviene quasi l'intero cast e tutta la squadra creativa.

Il musical è ambientato nel 1892, in una città vittoriana immaginaria chiamata Janua, l'antico toponimo latino di Genova. Nell'underground di questa città vive un mondo nascosto: i Freak, esseri "diversi", rifiutati dalla società e segnati da esperimenti scientifici falliti. Le loro vite cambiano quando incontrano Maxwell Butler, artista di strada visionario, e Lucius Doria Lagoscuro, nobile decaduto e geniale inventore: insieme immaginano di trasformare la diversità in arte, presentare i Freak al mondo non come mostri, ma come straordinari artisti.

"È un mondo immaginario, ambientato indietro nel tempo- spiega Teresa Vatavuk, sceneggiatrice e regista dello spettacolo - eppure le similitudini con il presente sono così forti da far riflettere. Ed è proprio questo l'obiettivo: usare la distanza storica come escamotage per avvicinarci a temi attualissimi, come l'accettazione della diversità, l'abbattimento dei pregiudizi, la voglia di rivalsa, la scelta tra lotta pacifica e atto di forza. Freak è proprio una storia che tende a traslarsi nella vita di tutti i giorni".

Dietro allo spettacolo c'è una macchina organizzativa complessa: il cast è composto da 18 artisti in scena tra cantanti, attori e ballerini, dai 12 ai 43 anni, ma a essere coinvolte sono un centinaio di persone. "La cosa più difficile è stata coordinare tutti coloro che sono coinvolti nella costruzione dello spettacolo, il cast, i macchinisti, gli scenografi. Pensa: mattina di prove, si parte, e il treno è in ritardo o qualcuno sta male. Devi ricalibrare tutto. Oppure il nostro coreografo, Matteo Addino, aveva uno slot di tempo preciso a disposizione, quindi bisognava concentrare tutti i ballerini in quel momento e poi sviluppare il resto attorno". A rendere complessa l'organizzazione è anche la presenza nel cast di giovanissimi: "Ci sono ragazzi che vanno ancora a scuola. All'inizio erano dedicati a certi momenti della giornata, adesso sono delle macchine da guerra e reggono undici ore di prove con noi, ma sono molto giovani, e questo va tenuto presente".

La cosa più bella, invece, è stata la costruzione: "Quando metti tutto insieme, gli arrangiamenti vocali, la messa in scena, le coreografie, e vedi che funziona: quella è la magia. Abbiamo fatto due giorni a Camogli, in una villa, tutti insieme 48 ore. Abbiamo vissuto i nostri personaggi nella quotidianità, in situazioni che nel copione non esistono, le back story, le dinamiche tra i personaggi fuori scena. Quei momenti sono essenziali per rendere i personaggi vivi e la storia emotivamente forte".

La colonna sonora di "Freak! Il Musical" è un mix costruito nel tempo: "L'idea di questo spettacolo è nata da alcune canzoni di The Greatest Showman, quelle che mi hanno fatto scaturire la voglia di mettere su tutto questo. Poi però ci siamo dette: noi non vogliamo riportare il film, vogliamo approfondire il tema della diversità da un'altra prospettiva, quella dei freak, con un'altra storia da raccontare". Nasce quindi la decisione di inserire brani inediti, scritti appositamente da Francesco Ciccotti (già autore per Irama, Nek e Fornaciari), Luca Lamari e Gabriele Boschi, tutti musicisti genovesi. "Abbiamo anche inserito due brani di Elisa, riadattando i testi per renderli consoni alla nostra sceneggiatura". E poi ci sono i pad di sottofondo, creati da Matteo Minchillo, Federico Manca e dalla stessa Maya Forgione

In scena, tra gli altri, Luca Callegari nel ruolo di Maxwell Butler e Matteo Ciferri in quello di Lucius Doria Lagoscuro. Maya Forgione e Teresa Vatavuk sono in scena anche come interpreti, rispettivamente nei panni di Evee e Gerd. Le coreografie sono di Matteo Addino, noto al grande pubblico per il ruolo di "tribuno del popolo" nel programma Rai Ballando con le stelle

Cosa dovrebbe portarsi a casa il pubblico, uscendo dal teatro? "Una speranza. Vorremmo che le persone tornassero a casa con lo stomaco e il cuore non del tutto a posto, nel senso buono del termine. Che si portassero la riflessione su quanto questa tematica faccia parte di ognuno di noi. Tutti ci siamo sentiti, o ci sentiremo, diversi. Ma poi si tratta di rendersi conto che in realtà non sei fuori dal coro: sei dentro questa grande umanità sfaccettata, fai parte di questo grande minestrone di persone". Il messaggio finale, sintetizzato nello slogan dello spettacolo, è un invito diretto: be brave, be freak. "Ci vuole coraggio per essere se stessi - concludono Forgione e Vatavuk - ma il coraggio alla fine premia. Premiare noi stessi è la speranza. C'è tantissimo, in Freak, il tema del dubbio, del bivio, delle scelte tra il nuovo e il vecchio, l'osare di cambiare le cose. L'arte deve far riflettere, deve far discutere, deve emozionare, deve smuovere qualcosa dentro e farti venire dei dubbi. Noi non siamo dell'idea che gli artisti non debbano esporsi, siamo esattamente dell'idea opposta".

Chiara Orsetti

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