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Attualità | 29 luglio 2026, 08:00

Genova città delle Dee: Virginia Elena Patrone e le tracce del divino femminile tra i vicoli

In una nuova guida illustrata, l’artista riscopre le raffigurazioni del centro storico che svelano come millenni di cultura patriarcale abbiano trasformato le divinità femminili in mostri da abbattere

Genova città delle Dee: Virginia Elena Patrone e le tracce del divino femminile tra i vicoli

Il centro storico di Genova non è solo un labirinto di caruggi e memorie medievali, ma un vero e proprio archivio a cielo aperto di divinità femminili che attendono solo di essere guardate con occhi nuovi. 

Sono proprio quelle raffigurazioni che continuano a parlarci, anche a distanza di secoli, ma spesso il linguaggio che riusciamo a comprendere è frutto di una ‘traduzione’ parziale.

Virginia Elena Patrone, illustratrice e attivista, ha deciso di riascoltare queste pietre con una lente diversa: quella femminista. Il suo nuovo volume, "La Camminata della Dea", non è solo una guida artistica del centro storico, ma un atto di "ripulitura" storica che nasce dalla sua esperienza quotidiana tra i vicoli: "Abitavo in centro storico e, mentre ne percorrevo le strade, ho iniziato a notare tantissime statue: Medusa di qua, Atena di là. Ho deciso di unire tutti questi puntini in un percorso che possa raccontare le storie delle divinità aggiungendo una nuova prospettiva”. 

Il punto di partenza della ricerca di Patrone è la facciata di San Giorgio, dove l'iconografia classica del santo che uccide il drago nasconde una verità molto più antica. Patrone identifica il drago con Tiamat, la divinità ancestrale assiro-babilonese dell'Enuma Elish

"Nel 99% dei casi, quando vedete un drago o un serpente ucciso da un guerriero della luce, spesso è un drago femmina, anche se non si menziona" spiega l'autrice. In questo scontro, non si uccide un semplice mostro, ma un principio: la natura stessa, intesa come Zoé, l'idea greca di vita infinita e indomabile. La sconfitta di Tiamat per mano di Marduk (e poi di San Giorgio) segna simbolicamente il passaggio alle religioni monoteiste e la sottomissione della forza generatrice femminile.

Proseguendo verso via di Canneto, l'autrice analizza un'altra iconografia rivelatrice in cui la principessa tiene il drago al guinzaglio. Qui, il contrasto è tra due archetipi femminili: la femminilità "oscura, potente e non controllabile" rappresentata da Tiamat e quella della principessa, che deve essere difesa dal santo perché "obbediente, debole, bella e rientra nei canoni che sono accettabili". Patrone sottolinea come queste narrazioni, codificate da autori come Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, abbiano sistematicamente distorto il mito originale, aggiungendo talvolta dettagli grotteschi come l'alito "fetente" dei draghi per ridicolizzare la potenza del divino

Il libro non è solo una guida artistica, ma un atto di attivismo. Patrone sottolinea come la rimozione della storia delle donne e delle dee sia stata un'operazione deliberata: "È stato sistematico il fatto che la storia delle donne sia stata cancellata e questo ci ha reso sempre più deboli. Tutte le volte che siamo arrivate a fare qualcosa di straordinario abbiamo dovuto compiere un percorso di ‘ripulitura’ di quello che ci è stato insegnato”. Riscoprire figure come Tiamat significa dunque ribilanciare una situazione sbilanciata per millenni, offrendo a tutti nuovi punti di riferimento.

Il volume verrà presentato il 29 luglio presso Brigata Alice, dove Virginia Elena Patrone terrà anche un workshop dedicato alla creazione della propria "Santina Dea". Ma il percorso dell'artista non si ferma qui: è già in cantiere un secondo volume della "Camminata della Dea" e un nuovo lavoro sulla Melusina, la sirena bicefala, archetipo dello shape-shifting e della fluidità dell'identità umana. "Non dobbiamo dare sempre per scontato che abbiamo una sola identità", conclude l'autrice, lanciando un messaggio di libertà che raccoglie il passato per costruire un futuro migliore.

Isabella Rizzitano

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