Apparentemente distanti, come lo sono temporalmente, ma straordinariamente vicine per emozioni e, in un caso più unico che raro, nello spazio. Le opere di Donato de Bardi, pittore documentato a Genova a cavallo della metà del 1400, ed Emilio Vedova, pittore e incisore protagonista del Novecento, si lasciano ammirare nelle sale della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola che oggi torna pienamente accessibile dopo un intervento di riqualificazione profondo e complesso.
Una riapertura che non è solo una restituzione di spazi, ma un vero e proprio manifesto programmatico.
L’intervento, che ha interessato gli ultimi due piani del palazzo, è stato una sfida di "micro-chirurgia" architettonica. "Il terzo e quarto piano di Spinola sono spazi piccoli e concentrati", ha spiegato Alessandra Guerrini, direttrice delle Gallerie Nazionali, durante l’anteprima. "Il lavoro fatto è stato di grandissima impiantistica, molto faticoso: abbiamo cercato di razionalizzare gli spazi esistenti sfruttando soprattutto le altezze, in un progetto che vuole rendere giustizia alla dimensione delle opere".
Il risultato, curato da Officina delle Idee di Diego Giachello sotto la direzione tecnica di Sara Rulli, non snatura l'identità residenziale dell'edificio, ma la potenzia, trasformando il museo in un organismo capace di respirare. La riapertura segna il culmine di un percorso iniziato nel 2016 e che, nel settennato di Guerrini, ha portato all'acquisizione di circa 109 nuove opere.
Uno dei cardini di questo nuovo percorso è l’integrazione della Collezione Valle, trenta opere del secondo Novecento, da Michelangelo Pistoletto a Piero Dorazio, fino a Gerhard Richter, trovano ora posto tra le mura che storicamente ospitarono il collezionismo antico della famiglia Spinola.
"È un effetto che trovo straordinario", ha commentato la direttrice, emozionata per la riapertura ma anche per il congedo alla direzione delle Gallerie Nazionali. "Queste opere brillanti, allestite insieme a quelle antiche, prefigurano già quella che sarà la dimensione del nuovo museo a Palazzo della Zecca".
È un dialogo che può sembrare azzardato ma è vincente: la staticità del ritratto secentesco incontra il dinamismo spaziale di un Quadrospecchiante, creando una continuità che sfida la cronologia tradizionale per abbracciare la "vivacità" dell'arte.
Nel suo ultimo intervento ufficiale, Guerrini non ha mancato di sottolineare l'evoluzione del ruolo del museo. "Tutti i nostri musei sono diventati, da luoghi di conservazione, luoghi di produzione culturale". Non più "teche" inerti, ma laboratori dove la tutela si sposa con la ricerca e la fruizione partecipata.
Il saluto di Guerrini è una consegna di responsabilità: "Il nostro patrimonio è un passo, è un obiettivo, ma è anche un inizio".
Per i visitatori, la giornata di oggi, con apertura straordinaria fino alle 23, rappresenta un'occasione imperdibile per toccare con mano questa metamorfosi, dove ogni sala sembra raccontare non solo la storia dell'arte, ma la storia di chi ha scelto di viverla.

















