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Attualità | 07 luglio 2026, 12:20

Marassi, la mensa del carcere nell’occhio del ciclone: “Situazione indegna”

Il Sappe lancia un durissimo atto d'accusa e chiede l'introduzione dei buoni pasto: "Basta prendere in giro chi garantisce la sicurezza dello Stato. Pronti a rivolgerci ai Nas e all'Asl"

Marassi, la mensa del carcere nell’occhio del ciclone: “Situazione indegna”

A distanza di un mese dalla durissima denuncia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, nella mensa obbligatoria di servizio della Casa circondariale di Marassi nulla è cambiato. Anzi, secondo il SAPPE, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata, tanto da alimentare rabbia e indignazione tra il personale di Polizia Penitenziaria.

Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, e il segretario nazionale per la Liguria, Vincenzo Tristaino, denunciano apertamente la gravità dello scenario attuale: "Avevamo denunciato una situazione indegna. Ci aspettavamo un intervento immediato. Invece tutto è rimasto immutato, se non addirittura peggiorato. È l'ennesima dimostrazione della scarsa attenzione riservata al benessere del personale che ogni giorno garantisce, tra mille difficoltà, la sicurezza dello Stato all'interno del carcere di Marassi". Davanti a questo stallo, i due rappresentanti sindacali avanzano una proposta drastica per tutelare i lavoratori: "Per mangiare così male, chiudete la mensa e dateci i buoni pasto per organizzarci autonomamente".

Secondo quanto riportato dal sindacato, il servizio mensa è sempre più distante dagli standard minimi di qualità previsti dal capitolato e dalle più elementari esigenze nutrizionali degli appartenenti al Corpo. Entrando nel dettaglio delle criticità quotidiane, i rappresentanti del SAPPE mettono in luce la continua ripetitività delle portate e il riciclo del cibo: "Si continua a servire cibo ripetuto tra pranzo e cena, ignorando persino il menù previsto. Emblematico il caso degli spiedini: cucinati a pranzo, riproposti riscaldati la sera e trasformati il giorno successivo in uno spezzatino. Un modo di gestire il servizio mensa che lascia il personale sconcertato e mortificato".

Per il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria non si tratta soltanto di una questione di pura qualità gastronomica, ma di un fondamentale rispetto della dignità professionale e della salute dei lavoratori. Capece e Tristaino evidenziano l'importanza di una corretta nutrizione per chi svolge compiti di istituto ad alto rischio: "Il benessere del personale non può essere considerato un dettaglio. Una corretta alimentazione costituisce parte integrante della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Gli alimenti funzionali rappresentano oggi la nuova frontiera della nutrizione, perché assicurano all'organismo le energie necessarie per affrontare il servizio e contribuiscono alla prevenzione delle patologie. È un principio ancora più importante per gli appartenenti alle Forze di polizia, chiamati ogni giorno a svolgere attività delicate, usuranti e ad alto rischio, che richiedono efficienza fisica, lucidità mentale, equilibrio psicologico e prontezza operativa anche nelle situazioni di maggiore criticità".

I leader sindacalisti tracciano inoltre un parallelo strategico con l'efficienza dei Corpi operativi: "Da sempre gli eserciti più moderni investono sulla qualità dell'alimentazione perché sanno che da essa dipendono efficienza operativa, resistenza allo stress e capacità decisionale. Lo stesso principio deve valere per la Polizia Penitenziaria. Alimentazione, salute e sicurezza sul lavoro sono aspetti strettamente collegati e non possono essere sacrificati per mere logiche di risparmio o di cattiva gestione degli appalti".

Di fronte a questo quadro, il SAPPE ribadisce di aver già richiesto verifiche puntuali sulla qualità delle derrate alimentari, sulle grammature, sul rispetto dei menù autorizzati e sulla corretta esecuzione del contratto da parte della ditta affidataria del servizio. Se anche questo appello dovesse cadere nel vuoto, il sindacato si dice pronto a ricorrere alle autorità esterne di vigilanza. Capece e Tristaino concludono con un severo avvertimento ai vertici dell'amministrazione: "Se anche questa ulteriore denuncia cadrà nel vuoto, sarà inevitabile rivolgersi agli organi esterni di controllo, a partire dal servizio di vigilanza sull'igiene e sicurezza dell'amministrazione della Giustizia VISAG, dai NAS dei Carabinieri e dalla ASL, affinché venga accertato se il servizio erogato corrisponda realmente agli obblighi contrattuali e agli standard qualitativi dovuti al personale. Non consentiremo che chi indossa l'uniforme dello Stato venga trattato con tanta superficialità. Pretendiamo rispetto per la Polizia Penitenziaria e per la dignità dei suoi appartenenti".


 

Redazione

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