Il calcio come passione popolare, patrimonio collettivo e strumento capace di trasmettere valori, ma anche come mondo sempre più esposto al peso del business, alle polemiche e a un racconto mediatico non sempre equilibrato. È stato questo il filo conduttore del convegno “Oltre il tifo: raccontare il calcio tra etica e passione”, che si è svolto nella Sala Zuccari del Senato su iniziativa di Fratelli d’Italia.
A intervenire, tra gli altri, il senatore ligure Gianni Berrino, che ha sottolineato come il confronto cada in un momento particolarmente significativo per il mondo del pallone.
“Questo convegno cade in un momento adatto, al Mondiale in corso stiamo infatti assistendo a polemiche persino politiche e alle continue contestazioni degli arbitraggi”, ha dichiarato Berrino, richiamando l’attenzione sulla necessità di riportare al centro la dimensione più autentica dello sport.
“È dunque importante riconsegnare umanità allo sport più bello del mondo - ha proseguito - e forse può essere utile, in questo senso, prendere esempio dai campi di periferia, dove si respira una autenticità che rischia di perdersi se regna solo la brama di guadagno”.
Sulla stessa linea anche il senatore Marco Silvestroni, che ha insistito sul valore sociale del calcio e sulla necessità di preservarne la funzione educativa.
“Il calcio è un patrimonio della collettività, capace di trasmettere valori sani come l’aggregazione, la lealtà e lo spirito di squadra”, ha affermato Silvestroni. “Il pericolo è che il business possa far perdere la dimensione sociale. Per questo è essenziale l’aspetto etico del calcio, che riguarda atleti, tifosi, presidenti, dirigenti, allenatori e comunicatori”.
Un passaggio centrale del convegno è stato dedicato anche al ruolo dell’informazione sportiva. Sul punto è intervenuto Paolo Marcheschi, senatore e coordinatore del dipartimento Sport di Fratelli d’Italia, che ha richiamato la responsabilità di chi racconta il calcio al pubblico.
“Prima di essere comunicatori si è tifosi - ha osservato Marcheschi - quindi bisogna capire come far prevalere la responsabilità professionale e l’oggettività del racconto. In alternativa occorre fare una scelta di campo e scegliere di diventare una voce del tifo giornalistico, come avviene in tantissime radio libere italiane di successo”.
Per Marcheschi, il punto resta il rispetto delle regole della professione e della correttezza del racconto: “L’importante è rispettare la deontologia, senza mistificare la realtà, perché l’etica nel calcio passa anche per il racconto che se ne fa”.














