L’Offiziolo Durazzo, uno dei capolavori più preziosi del Rinascimento conservati a Genova, torna al centro dell’attenzione scientifica internazionale. Il celebre Libro d’Ore custodito alla Biblioteca Berio è infatti al centro di uno studio pubblicato sulla rivista Applied Sciences, dedicato alla caratterizzazione fisica e chimica dei materiali utilizzati per la sua realizzazione e decorazione.
L’indagine, condotta da un team multidisciplinare di ricercatori con la collaborazione attiva della Biblioteca Berio, ha analizzato il codice attraverso metodologie non invasive, pensate per preservare integralmente l’opera. Al centro dello studio sia la celebre pergamena purpurea, che conferisce al volume il suo aspetto regale, sia il ricchissimo apparato decorativo realizzato dal miniatore parmense Francesco Marmitta.
Grazie all’utilizzo combinato di tecniche spettroscopiche e sistemi avanzati di imaging, i ricercatori sono riusciti a mappare pigmenti e sostanze impiegati nella decorazione del manoscritto, ricostruendo una tavolozza di straordinario pregio: dal blu oltremare naturale al vermiglio, dai coloranti ricavati da insetti alla malachite, fino all’applicazione di oro e argento.
“Questo straordinario risultato scientifico dimostra, ancora una volta, come le biblioteche e i musei civici non siano luoghi che semplicemente racchiudono memorie storico-artistiche, ma veri e propri laboratori attivi di ricerca, innovazione e produzione culturale”, commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari.
“L’Offiziolo Durazzo rappresenta una gemma unica nel panorama mondiale del Rinascimento - prosegue Montanari - Grazie alla sinergia tra le competenze interne della Biblioteca Berio, con il fondamentale contributo di Emanuela Ferro, e i più avanzati centri di ricerca, oggi non solo comprendiamo più a fondo le tecniche esecutive di Francesco Marmitta, ma poniamo basi scientifiche imprescindibili per la conservazione e la futura esposizione del codice”.
Per l’assessore si tratta di un modello da estendere al sistema culturale cittadino: “Lo studio e la ricerca scientifica sul nostro patrimonio sono i primi e più importanti strumenti di tutela e di reale divulgazione al pubblico”.
Percorsi analoghi di studio e diagnostica scientifica applicati ai beni culturali sono già stati avviati, e continueranno a interessare altri importanti capolavori custoditi nei Musei di Strada Nuova, nel Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone e nell’Archivio Storico del Comune di Genova.














